Il colosso della grande distribuzione Usa nel mirino di una Ong per lo sfruttamento di diecimila lavoratori impiegati da suoi fornitori cinesi. Se fosse uno Stato sarebbe il quinto mercato di esportazione di Pechino
Un rapporto dell’organizzazione China labor watch accusa nuovamente Walmart, il colosso statunitense della grande distribuzione, di gravi abusi nei confronti dei circa diecimila lavoratori di cinque fabbriche di suoi fornitori cinesi, responsabili di politiche «illegali e degradanti». Gli stabilimenti indagati producono scarpe, luminarie natalizie, tende e scatole di cartone. Secondo la legge cinese, le ore di straordinario mensili non devono superare le 36, mentre in tutte e cinque le fabbriche, nei periodi di forte produzione, sono almeno tre al giorno, per arrivare a 100-140 al mese. In alcuni casi, gli straordinari non vengono pagati o sono retribuiti meno delle ore ordinarie. I datori di lavoro trattengono una parte della retribuzione per le spese di vitto e alloggio, normalmente di pessimo livello.
In due delle cinque fabbriche, gli operai non possono indossare guanti, perché rallentano la produzione. In due fabbriche, i lavoratori vengono istruiti a mentire o a tacere, quando la fabbrica viene visitata dagli ispettori di Walmart, che raramente scoprono qualcosa. In nessun caso i lavoratori ricevono copia del loro contratto di assunzione. Le assenze superiori alla mezza giornata vengono punite con una multa pari a nove giorni di salario.
Walmart, che un anno fa aveva annunciato l’adozione di standard di qualità e ambientali più severi per i suoi fornitori cinesi, ha dichiarato di considerare molto seriamente la denuncia del China labor watch e, se le sue indagini confermeranno le accuse, adotterà prontamente azioni correttive.
Secondo l’organizzazione autrice del rapporto, che ha sede a New York, il caso di Walmart dimostra che i codici di condotta e le ispezioni delle fabbriche, da soli, non sono sufficienti a garantire i diritti dei lavoratori, se le compagnie non sono disposte a pagare i maggiori costi di produzione che il rispetto di questi codici comportano. Da questo punto di vista, la politica di prezzi bassi seguita da Walmart, che fa scuola anche ad altre compagnie, viene indicata come il punto di maggiore criticità.
Il colosso della grande distribuzione si rifornisce presso circa centomila fabbriche di fornitori in tutto il mondo, di cui alcune decine di migliaia in Cina, da cui, nel 2006, ha importato prodotti per 18 miliardi di dollari. Se fosse uno Stato, avrebbe rappresentato il quinto mercato di esportazione cinese. Col passare degli anni, cresce la quantità di prodotti fabbricati e venduti sullo stesso mercato cinese. Infatti, la rete dei punti vendita di Walmart in Cina, che attualmente conta 267 centri, è in continua espansione. di Beniamino Bonardi 11 dicembre 2009
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