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Dubai, sogni infranti nella sabbia Stampa E-mail
La voglia di fuga dall’Italia, il fascino dell’islam, la casa con tutti i comfort a centomila euro. Ecco cosa ha spinto tanti connazionali a Dubai. Ora è il momento delle reciproche accuse, tra occidentali e arabi
di Sergio Nazzaro, autore di Dubai Confidential

«Perché comprare una casa di lusso nel deserto? Non sarebbe meglio comprarla a Roma, Firenze o Parigi? Questa è una delle domande più ricorrenti, quando il pensiero è rivolto a Dubai. Oltre a una semplice speculazione immobiliare e valutaria, dell’acquisto oggi a uno e domani rivendo a due (in certi casi a Dubai si è rivenduto a dieci!), ci sono altri fattori. Non tutti hanno comprato per speculare. Mentre la stampa di tutto il mondo, anche con delle sue ovvie ragioni, dipinge il Medio Oriente come un magma pericoloso e arretrato, moltissimi italiani hanno visto altro a Dubai. Stanchi di governi corrotti, di un vivere insicuro e poco efficiente, affascinati da antiche tradizioni e servizi high tech, hanno subito il mal di Dubai. Poter camminare per strada di notte, non essere mai aggrediti, disturbati, sentirsi minacciati da qualcosa o da qualcuno.

La casa nel deserto, o per meglio dire al sole e al mare del Golfo Persico, ha affascinato anche per i suoi costi bassi. Mentre a Roma, Milano, Torino non ci si compra neanche un box auto, a Dubai prima delle grandi speculazioni una casa la compravi per centomila euro. Quello che si può fare anche oggi. Una casa con tutti i comfort a prezzi mai visti. Con piscina, campo sportivo e ogni ben di dio nel condominio. Basso costo dovuto dalle migliaia e migliaia di lavoratori pagati una miseria. Ben visibili agli occhi di tutti, ma tutto fa parte della globalizzazione e dei buoni affari. Ma non sono solo tutti questi motivi che hanno spinto molti italiani a comprare a Dubai. Il mondo dell’islam, la sua storia, le sue moschee sono diventati una forte attrazione per occidentali che volevano unire una vita lussuosa ai dettami del Corano. Una voglia di fuga, di stanchezza dell’Italia dei suoi meccanismi intricati e intrigoni, una voglia di altro, mai soddisfatta in Italia. Certo è un sentire comune ma quando giungono maestre di scuole, operai, semplici impiegati che fanno a gara pur di accaparrarsi qualche metro quadro nel futuro, allora diventa un moto dello spirito che va indagato. Ciò che perpetra Dubai oggi è un grave tradimento a questa visione salvifica di molti. Certo, si è stati ingenui a credere che dove l’islam è religione di Stato ci fosse maggior controllo sui prodotti finanziari, immobiliari. Che la legge, quantunque severa, fosse giusta. Che nella terra dei muezzin che svegliano le coscienze all’alba, ci poteva essere la visione di una città multirazziale e multiculturale reale. Una città che fondeva tutte le religioni insieme e le faceva convivere in serenità. Perciò molti hanno acquistato a Dubai. Hanno comprato oltre che un sogno fatto di lusso e di marmi pregiati, un sogno di sicurezza quotidiana, il sogno di una civiltà altra. Nell’atto di questo tradimento si possono annidare ora le peggiori prospettive.

Da una parte gli occidentali
diranno ai loro consanguinei: “Ecco lo avete visto, degli arabi non ci si può fidare, anzi non ci si deve fidare”. Dall’altra parte il discorso sarà del tipo: “Gli infedeli hanno rovinato la nostra terra con la loro corruzione e i loro costumi”. Quindi ci troveremo punto a capo e la colpa sarà del dio denaro che tutti unisce nel nome della speculazione. Occidentali ed emiratini hanno costruito insieme Dubai. Insieme hanno speculato, insieme hanno impedito regole rigide del mercato. Altrimenti come si spiegano tutte queste brillanti menti europee e americane che ancora una volta non hanno visto arrivare nessun tipo di crisi. Questa è la loro intelligenza? O ancora una volta si difenderanno con la teoria del libero mercato?

E Al Maktum, uomo illuminato
e di cultura, è stato veramente all’oscuro di tutto questo? Era così difficile da vedere la tempesta che montava all’orizzonte? Rimane l’occidentale che sognava giornate tranquille in riva al mare, osservando il Golfo Persico. Nel cuore delle turbolenze mondiali, poteva ripartire la svolta di una società altra, mischiata e contaminata ma soprattutto pacifica. Invece molti cantieri sono fermi, e il piccolo investitore non sa come superare gli ostacoli burocratici realizzati ad hoc dallo stesso governo di Dubai, attraverso il suo braccio esecutivo: il Rera. L’autorità di controllo del mondo immobiliare che tutto può ma nulla fa. Fintanto che si è parlato di mazzette date ai manager dell’autorità pur di non far cancellare i progetti. Con la cancellazione è automatica la restituzione dell’investimento. Con Dubai, islam e cattolicesimo, Oriente e Occidente sono stati vicini come mai prima. Non finirà tutto questo. Ma di certo ha subito una profonda scossa. Perché se le road map non funzionano, come i tavoli di pace, funziona il biglietto verde con la scritta “in God we trust”. E Occidente e Oriente, si sa, sono entrambi molto religiosi. 

4 dicembre 2009

 
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