spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Il “lodo rifiuti” di Bertolaso Stampa E-mail
Il decreto che rende «siti di interesse strategico» le discariche campane finisce davanti alla Corte costituzionale
di Manuele Bonaccorsi

Per ora hanno vinto i più deboli, cinque cittadini campani, che rischiano da uno a 5 anni di reclusione per aver osato opporsi all’uomo più potente d’Italia, il commissario straordinario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso. Per una manifestazione di piazza, nel settembre 2008, sono finiti sotto giudizio, accusati di violato questo divieto: «Chiunque si introduce abusivamente nelle aree di interesse strategico nazionale ovvero impedisce o rende più difficoltoso l’accesso autorizzato alle aree medesime è punito a norma dell’articolo 682 del Codice penale». Quello descritto nell’articolo 682 non è un reato da poco: «Ingresso arbitrario in luoghi ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato». I 5 cittadini si erano limitati a protestare contro l’istallazione di una discarica a pochi passi dalla loro casa.

In seguito ai poteri straordinari che il decreto sui rifiuti (decreto 90/2008) ha assegnato a Guido Bertolaso, ora rischiano il carcere. Ma dall’udienza preliminare del processo, che si svolge in questi giorni a Napoli, arriva un colpo di scena. Gli avvocati difensori dei manifestanti, Elena Coccia e Annalisa Senese, hanno eccepito la questione di incostituzionalità sul decreto del governo. Il giudice per l’udienza preliminare Anita Polito l’ha ritenuta fondata in relazione agli articoli 24, 25 e 27 della Carta fondamentale «sotto il profilo della indeterminatezza della norma in esame» (scarica qui le osservazioni del magistrato). Il magistrato ha quindi interrotto il processo e ha trasmesso le carte alla Corte costituzionale. La quale, dopo aver bocciato il lodo Alfano, dovrà passare al vaglio un altro contrastato decreto legge del governo Berlusconi. Quello che ha stroncato i movimenti contro le discariche in Campania con misure da regime militare. Governate dall’uomo più potente d’Italia dopo Berlusconi, Guido Bertolaso...

Mai cittadino italiano ha potuto concentrare nelle sue mani più potere di quanto ne abbia il capo della Protezione civile, sottosegretario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania. Secondo il decreto 90, il supercommissario può agire «in deroga a tutte le leggi in materia ambientale, paesaggistica, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria». Ha disponibilità economiche pressoché infinite (solo pochi giorni fa il commissario si è assegnato, con una ordinanza, altri 3 milioni di euro). Il suo potere non è solo politico ed economico. Ma anche “militare”. «Le autorità di pubblica sicurezza garantiscono piena attuazione alle determinazioni del sottosegretario medesimo». Le discariche individuate da Bertolaso vengono dichiarate «siti di interesse strategico nazionale». E viene varata una specie di legge marziale, per la quale comportamenti altrove considerati come espressione della libertà di opinione divengono gravi reati. Infine viene sospesa la regola costituzionale del giudice naturale, secondo la quale nessun cittadino può scegliere il giudice che preferisce, perché esso è stabilito dalla legge per competenza, territorio e materia (articolo 25 della Costituzione). Bertolaso può essere giudicato solo da una speciale Procura costituita per l’occasione a Napoli.

Il decreto suscita le ire
dei costituzionalisti. Stefano Rodotà scrive:  «La garanzia dei diritti costituzionalmente garantiti è incrinata». I giudici della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli scrivono al Csm avanzando «non poche perplessità di conformità al modello costituzionale di giurisdizione». Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto pubblico alla Federico II di Napoli paventa «una regressione a Stato di polizia da fine Ottocento». Ma il governo non si ferma, il decreto 90 viene convertito in legge.
Oggi, con la decisione del gup Anita Polito, il decreto viene messo in discussione. «I comma 4 e 5 dell’articolo 2 del decreto rifiuti, che rendono le discariche siti di interesse strategico nazionale, e puniscono, in maniera generica, chiunque renda difficoltoso l’accesso ai siti, sono palesemente incostituzionali: limitano principi fondamentali come la manifestazione del pensiero», spiega l’avvocato Annalisa Senese.

I cinque imputati
per le mobilitazioni di Chiaiano sono gli unici a essere finiti sotto processo per quei due articoli del decreto 90. Ma non per questo il loro caso è meno importante. «Una bocciatura della Corte costituzionale avrebbe effetti dirompenti. Bloccherebbe il tentativo di utilizzare in futuro poteri straordinari di quel genere. Nel caso di proteste contro l’istallazione di centrali nucleari, ad esempio», continua l’avvocato Senese.

Il rischio paventato dal legale
napoletano non è certo un’esagerazione. Negli ultimi anni la Protezione civile di Bertolaso si è trasformata in uno strumento formidabile nella gestione autoritaria della cosa pubblica. La Protezione civile, infatti, può disporre di poteri pressoché infiniti. Tramite le sue ordinanze è possibile derogare a qualsiasi norma vigente nello Stato. Secondo la legge, questi strumenti dovrebbero essere utilizzati solo nel caso di calamità naturali. Ma dal 2001 - quando Bertolaso si siede sul trono del dipartimento - fino a oggi sono state varate quasi 700 ordinanze. Gran parte delle quali dedicate a “grandi eventi” (il G8 della Maddalena o i Mondiali di nuoto di Roma) o a calamità naturali molto dubbie (è ricorrente, ad esempio, la dichiarazione di emergenza per il traffico in molte città italiane).

Sui soldi spesi e sulle norme derogate è inoltre escluso il controllo della Corte dei conti. Utilizzando con mano larga questi strumenti, la Protezione civile è divenuta uno strumento di governo capace di gestire ricchi appalti, di concedere o togliere poteri agli enti locali. E di utilizzare, quando necessario, la mano militare. Se ne sono accorti i manifestanti di Napoli o i terremotati abruzzesi, sottoposti a controlli asfissianti nei campi o nella zona rossa de L’Aquila. Per questo se i 5 Davide di Chiaiano riuscissero a fermare il Golia Bertolaso, a guadagnarne non sarebbero solo loro ma l’intera democrazia.

11 dicembre 2009

 

 
< Precedente   Prossimo >
 
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer