Il governo serbo paga tutti i costi. E la Fiat sbarca nei Balcani con tutto l’indotto. Per produrre le sue utilitarie, destinate anche al mercato europeo. Mentre in Italia il Lingotto è pronto a licenziare di Alessandro De Pascale
Dopo averla distrutta, nel 1999, con le bombe dei nostri aerei, adesso la compriamo. È la Zastava, la storica fabbrica di auto di Belgrado, finita nello shopping internazionale dell’ad Fiat Sergio Marchionne. Vi si assembla il prodotto più venduto della Fiat, la Punto, destinata solo al mercato dell’Est europeo. Ma domani il management Fiat progetta di portare oltre Adriatico produzioni importanti: una nuova auto low cost. E un pezzo importante della componentistica italiana. Grazie ai ricchi sostegni del governo serbo. Milioni di investimenti, incentivi, sgravi alle imposte. D’altronde Sergio Marchionne non ha mai fatto mistero di voler trasferire all’estero quanta più produzione possibile, anche a costo di chiudere gli stabilimenti italiani: costi inferiori e classe operaia più docile. Anche per questo, a quanto pare, 60-70 operai di Pomigliano sono stati mandati in trasferta, per insegnare il mestiere ai colleghi balcanici. Ma i serbi non sono certo mansueti come i polacchi di Tichy. Tanto che, qualche settimana fa, un ignoto piromane ha appiccato un incendio alle linee. Un avvertimento, per il management italiano: in Serbia difficilmente uno straniero può farla da padrone.
Dopo la Polonia, il Brasile, lo sbarco negli Stati Uniti con Chrysler, Fiat ha rispolverato una collaborazione vecchia cinquant’anni. Era il lontano 1953, la Seconda guerra mondiale era appena finita e la Zastava, una vecchia fabbrica serba di armi, decise di riconvertire la produzione a uso civile. Il Lingotto vende così alla Jugoslavia del generale Tito la licenza per produrre la Fiat Campagnola, una collaborazione che culminerà nel 1981 con la nascita negli stabilimenti serbi di un modello destinato a fare storia: la Zastava Yugo 45, con il motore della Fiat 127. Un veicolo di grande successo, esportato negli Stati Uniti e in Italia con il nome Koral e il marchio Innocenti. Le vendite andavano così bene che nel 1989 lo stabilimento di Kragujevac contava 37.500 addetti e produceva 223mila vetture. Da allora ne è passato di tempo. Muore Tito, la Jugoslavia si dissolve. Durante la guerra del Kosovo del 1999 lo stabilimento viene distrutto dagli aerei Nato, compresi quelli italiani. Ma la Fiat nel suo processo di espansione internazionale ha rispolverato quell’accordo. E ha comprato la fabbrica di Kragujevac dal governo, per mettere un piede nel ghiotto mercato dell’Est europeo in piena espansione. La Serbia infatti ha accordi di libero scambio con tutti i Paesi della regione, Russia compresa, mercati sui quali sarebbe impossibile arrivare a prezzi competitivi dall’Italia. A questo si aggiunge la generosità del governo serbo di Boris Tadic. Il quale, messi da parte i rancori per il riconoscimento del Kovoso da parte dell’Italia, ha venduto a Fiat il 67 per cento di Zastava. È stata così creata la joint-venture Fiat automobili Srbija, in grado di trasformare, secondo il governo di Belgrado, la Serbia in una novella Detroit. A un prezzo molto caro, però. Belgrado garantisce tutti i costi: 50 milioni di euro di capitale iniziale, altri 150 milioni di contributi diretti (in pratica dai 3 ai 5.000 euro per ogni assunto), esenzioni fiscali e soprattutto la creazione di una zona franca nell’area dello stabilimento, per impiantare attorno a Kragujevac anche l’indotto, eliminando così i costi all’importazione delle materie prime e dei semilavorati. Verrà poi esteso l’accordo di libero scambio con la Russia anche al settore auto, con l’abbattimento dei dazi doganali. La Fiat è decisa ad avviare entro il 2010 la produzione di nuovi modelli di segmento A e B, con la ristrutturazione delle linee e corsi di formazione per i dipendenti. Secondo il ministero dell’Economia serbo «il 98 per cento delle auto sarà destinato all’esportazione». Negli intenti della Fiat, in Serbia sarà assemblata la nuova auto low cost, la nuova Uno o la Topolino.
Nello stabilimento di Kragujevac, dal 2005 viene prodotta la vecchia Punto, la Classic, commercializzata però con il marchio dell’azienda serba. Una licenza costata allo Stato serbo tre milioni di euro, più 14 milioni per portare nei Balcani le vecchie linee di Mirafiori. Poi il 30 aprile 2008 a Belgrado è stato firmato un memorandum d’intesa tra le due case automobilistiche, per una completa ristrutturazione della fabbrica in modo da affiancare alla produzione della vecchia Punto nuovi modelli da esportare nell’Unione europea. L’accordo è stato perfezionato lo scorso ottobre, quando con componenti prodotti dall’indotto italiano della Fiat, la Zastava ha iniziato a produrre anche i nuovi modelli della Punto. E così sono andati in fumo anche i 20mila fornitori che fino ad allora vendevano i componenti alla Zastava. L’arrivo del colosso torinese, a Belgrado non è stato preso bene. Il Lingotto non ha ancora assunto, con la nuova joint venture, neppure un lavoratore. Gli stipendi sono versati dalla vecchia società, proprietà dello Stato serbo. Fiat paga solo 35 manager provenienti dall’Italia. Anche per questo, il Lingotto ha un guadagno sicuro del 10 per cento per ogni auto venduta, anche grazie a 10 milioni di euro l’anno di incentivi alla rottamazione messi sul piatto da Belgrado. Assemblando 20mila vetture al mese, Fiat potrebbe così intascare ogni anno 17 milioni di euro. L’accordo è stato giudicato troppo esoso per il governo e dannoso per i lavoratori. Il Lingotto aveva infatti garantito 800 milioni di euro di investimenti ma secondo esponenti della stessa maggioranza di governo, fino a oggi non si è visto un euro. Appena partita la produzione della nuova Fiat Punto, all’alba di sabato 14 novembre 2009, nello stabilimento è divampato un incendio, che ha distrutto il nastro trasportatore tra le linee di verniciatura e assemblaggio. La Fiat parla di errore umano ma per il direttore generale della fabbrica Zoran Radojevic si tratta di un segnale. «L’incendio è un messaggio rivolto a tutti noi di prestare più attenzione nella scelta del personale». Il segretario di Stato presso il ministero dell’Economia, Nebojsa Ciric, ha detto che l’avvio della produzione subirà un rinvio di due settimane. Marchionne, durante la visita a Roma del governo serbo, avvenuta lo scorso 13 novembre, ha promesso la presentazione del business plan, subito dopo la conclusione del progetto statunitense di Fiat con Chrysler. A quel punto saranno poi concentrate tutte le forze sulla Serbia, che diventerà, per Fiat, il terzo polo produttivo, dopo Italia e Brasile. Entro dicembre il manager italo canadese ha promesso il trasferimento dei primi 100 milioni di euro degli 800 pianificati per Zastava. Ma Nenad Popovic, responsabile del consiglio economico del Partito democratico serbo attualmente al governo, ha definito questa operazione «un fallimento». Popovic ha scritto sul quotidiano Politika, uno dei più diffusi in Serbia, un articolo dal titolo emblematico: «Buon compleanno cara Fiat», nel quale spiega perché allo stato attuale in Serbia «non ci sono motivi per festeggiare». «Il governo di Belgrado - spiega Nenad Popovic - ha messo sul piatto incentivi fiscali per Fiat, in grado di coprire il 25 per cento dei costi. A questo dobbiamo aggiungere che Fiat da oltre sei mesi doveva assumere 2.433 lavoratori ma i contratti ancora non si vedono. Con l’applicazione di questo programma - conclude Popovic - la Serbia sta praticamente finanziando i posti di lavoro in Italia. Questo succede perché la Fiat Punto si monta a Kragujevac mentre tutti i suoi componenti vengono prodotti in Italia e mandati alla Zastava».
A regime lo stabilimento, secondo il Lingotto, dovrebbe impiegare circa 3.000 addetti, 800 in meno degli attuali dipendenti. Nella prima fase saranno meno di 1.500, molti dei quali nuovi assunti. In questo modo, grazie al primo protocollo firmato tra governo serbo e sindacati, Fiat resta fuori dalla gestione degli esuberi, perché sarà l’esecutivo a garantire gli incentivi per il prepensionamento volontario. Non solo: il governo serbo ha adottato incentivi per la rottamazione, con i quali i cittadini serbi potranno restituire la loro vecchia Jugo (diffusissima nei Balcani), aggiungere dei soldi e prendere una nuova Fiat Punto. L’11 novembre dallo stabilimento sono uscite anche le prime Punto che usufruiranno degli incentivi per la rottamazione della Republika Srpska di Bosnia. Per il ministro del Commercio serbo bosniaco, Predrag Gluhakovic, sono centinaia le richieste della nuova Punto. I cittadini della Srpska pagano la Punto Fiat-Zastava 5.999 euro, usufruendo degli incentivi statali per la rottamazione e ottengono il finanziamento per l’acquisto con bassi tassi di interesse. Il trasporto, l’assicurazione e le tariffe doganali sono interamente a carico dei governi della Serbia e della Repubblica serba di Bosnia. Nello stesso giorno, l’11 novembre, la fabbrica della Zastava ha iniziato a produrre anche la Punto con motore a gas. Il direttore della Fiat automobili Serbia (Fiat auto Srbija), Giovanni de Filippis, ha dichiarato che il nuovo modello sarà un successo: «Entro la fine dell’anno verranno prodotti più di 15mila veicoli». Giovanni De Filippis è anche il direttore della zona franca di Kragujevac. È con lui che Fiat auto Serbia farà il salto di qualità. Il Lingotto ha programmato la costruzione di altre 14 fabbriche tra indotto e assemblaggio, tra cui uno stabilimento per gli autobus Iveco. L’intera zona di libero scambio ha una superficie di 75 ettari (55 per la Fiat) donati gratuitamente al Lingotto. Non solo: il governo italiano, dopo la recente visita del ministro Scajola in Montenegro, ha finanziato la ristrutturazione della ferrovia Belgrado-Bar, in grado di fornire alla Serbia uno sbocco diretto sul mare. Fondamentale per l’esportazione delle auto Fiat. Per Nebojca Zdravkovic, vice sindaco di Kragujevac, il nuovo distretto automobilistico impiegherà entro tre anni 14mila nuovi lavoratori, di cui 2.500 nella fabbrica di automobili, mentre la filiera di subfornitori dovrebbe impiegare un numero tre volte superiore di personale. Tra le nuove aziende che salteranno dall’altra parte dell’Adriatico c’è anche la Magneti Marelli, fabbrica di componenti proprietà di Fiat, che ha aderito al programma promettendo l’assunzione di mille lavoratori. Altrettanti dovrebbe assumerne l’Iveco, sempre in Serbia. 27 novembre 2009
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