spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Né tecnica né coscienza Stampa E-mail
Un testo contro la mafia che inavvertitamente trasforma i boss in eroi shakespeariani

“Parole d’onore” è, come il titolo suggerisce, una serie di discorsi e ragionamenti di mafiosi, da Tommaso Buscetta a Totò Riina, Gaspare Mutolo, Michele Greco, Bernardo Provenzano. In scena al Piccolo Eliseo, lo spettacolo del giornalista di Repubblica Attilio Bolzoni, tratto dal suo omonimo libro, vorrebbe essere - come si spiega nel programma di sala - «la rappresentazione, senza retorica e senza compromissioni culturali o ideologiche, di un “altro mondo”: quello della Cosa nostra siciliana». Encomiabile intento. Tuttavia non tiene conto del fatto che la scena teatrale produce degli effetti che la letteratura non contempla. “Dire” la parola, performarla, anziché leggerla, immergere i personaggi in luci soffuse e penombre, costruire sul testo una regia (di Manuela Ruggiero) e un’astuta strategia di comunicazione, significa elevare, anche senza volerlo, i protagonisti a dignità eroica. L’attore principale, Marco Gambino, fa il suo mestiere ovviamente, ci aggiunge del suo, cerca interpretazione e accenti suggestivi, arriva a imitare la voce di Peppino Rinaldi, il grande doppiatore di Marlon Brando nel Padrino.

Un articolo di Repubblica uscito in occasione delle rappresentazioni ad Edimburgo dello spettacolo, incomincia con questa spontanea e opportuna osservazione: «Così malvagi e così sanguigni da sembrare personaggi shakespeariani». Una nota teatralmente e drammaturgicamente positiva: personaggi quindi affascinanti, avvincenti, concepiti per sedurre gli spettatori. Attilio Bolzoni stesso cade nella trappola di un’inconsapevole celebrazione in un suo intervento del 7 settembre 2008, sempre sulla stessa testata: « Non è solo un linguaggio e non è solo un codice quello di mafia: è esercizio d’ intelligenza, esibizione permanente di potere». “Esercizio d’intelligenza”. Al di là del cattivo gusto di scrivere di se stessi e delle proprie opere sulla gazzetta per la quale si lavora (pessima costumanza nel giornale di largo Fochetti), Bolzoni sembra da questo spettacolo preda (assieme a regia e protagonista) d’un inconscio incantamento. Innamorarsi dell’argomento di cui d’abitudine ci s’occupa è una sorta di malattia professionale del cronista, in ispecie di nera o di mafia, condizione di per sé non grave e simile al tabagismo: può rendere la voce di un cantante rauca e sensuale, può provocare l’enfisema. Il teatro, che evidentemente l’autore non maneggia con sufficiente perizia, vuole consapevolezza di quanto si fa, per esempio nel trattare le figure dell’eroe e dell’antieroe in modo da non fare confusione.

Perciò questo allestimento riporta alla memoria le parole del pm della Procura di Palermo. Roberto Scarpinato, a proposito delle fiction sulla mafia, parla di «un sistema che orienta la produzione, canalizzando le risorse solo sui film e le fiction “innocui” o, peggio, depistanti». E spiega: «Mentre sceneggiatori continuano a proiettare catarticamente il male di mafia sul monstrum (colui che viene messo in mostra) - Riina, Provenzano, Messina Denaro, i Casalesi - elevato a icona totalizzante della negatività, centinaia di processi celebrati in questi ultimi quindici anni hanno raccontato un’altra storia della mafia, sacramentata da sentenze passate in giudicato. Un’altra storia intessuta di centinaia di delitti, di stragi di mafia decise in interni borghesi da persone come noi, che hanno fatto le nostre stesse scuole, frequentano i nostri stessi salotti, pregano il nostro stesso Dio... Un’altra storia che ha dimostrato come la città dell’ombra - quella degli assassini - e la città della luce, abitata dalle “persone perbene”, non siano affatto separate ma comunichino attraverso mille vie segrete, tanto da rivelarsi come due facce dello stesso mondo». Di queste “persone perbene” lo spettacolo non si interessa. Preferisce parlare del facile, dell’ovvio, additare il pus senza preoccuparsi della cancrena. Una scelta. Legittima. Scarpinato chiama in causa «la responsabilità di tutti coloro che lavorano nel mondo delle fiction e del cinema». E anche del teatro, è il caso di aggiungere.

di Marcantonio Lucidi

27 novembre 2009

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer