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Aborigeni contro la Royal bank of Scotland Stampa E-mail
Le popolazioni native del Canada accusano l’istituto di credito scozzese e il governo britannico di finanziare l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose, una pratica considerata ad alto rischio ambientale

La Royal bank of Scotland (Rbs) e il governo britannico, che ne detiene il 70 per cento delle azioni, sono stati messi sotto accusa dai rappresentanti delle popolazioni aborigene canadesi, che chiedono la cessazione dei finanziamenti della banca alle imprese impegnate nell’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose nel Canada occidentale, in particolare nella provincia dell’Alberta.

In un incontro con il gruppo parlamentare liberaldemocratico, le organizzazioni delle First nations, cioè dei nativi canadesi, hanno mostrato i loro calcoli, da cui risulta che, a partire
dal 2007, l’istituto ha concesso crediti o ha acquistato azioni delle compagnie che operano in questo settore, come Royal dutch Shell, o che intendono farlo, come Bp, per 13,9 miliardi di dollari.

Le attività di estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose sono contestate per le alte emissioni di CO2, tre volte maggiori di quelle delle tradizionali attività petrolifere, e per le conseguenze ambientali nelle aree interessate, segnate dalla presenza di grandi miniere a cielo aperto e da bacini di raccolta dell’acqua inquinata.

La campagna di pressione su Rbs e sul governo di Londra fa seguito al tentativo di tre organizzazioni non governative britanniche, respinto lo scorso mese, di portare in tribunale il ministero del Tesoro, per violazione delle linee governative, che impongono a tutti i ministeri di valutare gli impatti sociali e ambientali delle loro decisioni.

L’istituto scozzese è anche accusato di violare gli impegni assunti con la sottoscrizione degli Equator principles, lanciati nel 2003 da alcune banche, tra cui la stessa Rbs, che s’impegnano ad applicare gli standard elaborati dall’International finance corporation (Ifc), l’agenzia della Banca mondiale che promuove investimenti privati nei Paesi in via di sviluppo, con caratteristiche di sostenibilità. Gli aderenti s’impegnano a non finanziare progetti per cifre superiori ai 50 milioni di dollari se non rispettano gli standard dell’Ifc in materia ambientale e sociale. Il rispetto degli standard deve essere verificato da soggetti esterni specializzati.

Secondo i liberaldemocratici inglesi, «i leader mondiali dovrebbero lavorare per un trattato, che metta fuorilegge l’estrazione di combustibile dalle sabbie bituminose, così come è stato fatto per le mine antiuomo, i diamanti insanguinati e le bombe a grappolo». Per quanto riguarda il governo di Gordon Brown, il fatto che non abbia tentato in alcun modo di sottoporre a qualche forma di controllo ambientale e sociale i suoi investimenti in Rbs, costituisce, a parere dei liberaldemocratici, una «negligenza sbalorditiva».

di Beniamino Bonardi

27 novembre 2009

 
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