Arbore lancia un appello perché rinasca una radio nazionale che programmi musica di qualità e rispetti l’artista. E un folto gruppo di dj storici risponde con grande entusiasmo di Michele Manzotti
La musica alla radio? Una Cenerentola buona per ascolti frettolosi, mentre una volta era legata a un momento di piacere mediato dalla presenza di qualcuno che sceglieva cosa mettere in programma. E che scopriva nuovi talenti. «Oggi per un giovane autore e interprete non ci sono spazi. Lancio un appello perché nasca una radio nazionale, magari finanziata da un mecenate, che programmi musica di qualità e che rispetti l’artista». Queste le parole di Renzo Arbore dalla ribalta del XV premio Ciampi a Livorno. «Molti - ha detto Arbore - non sanno che una volta eravamo noi dj che sceglievamo i dischi, oggi c’è un computer che seleziona i brani da una playlist». Le agenzie di stampa avevano immediatamente diffuso questo appello e subito nel mondo degli operatori musicali e radiofonici si è aperto un dibattito che è destinato a non esaurirsi in breve tempo e che giunge alla vigilia del Meeting delle etichette indipendenti che si tiene a Faenza fino al 29 novembre. «Questa ipotesi è molto interessante - spiega Mario de Luigi, direttore del periodico specializzato Musica e dischi -. Appoggio l’idea e spero in una sua realizzazione. Dal nostro ruolo di osservatori del settore abbiamo sempre sostenuto le iniziative a favore dello sviluppo della musica italiana, soprattutto per ciò che riguarda le nuove proposte. Si tratta, però, di fare in modo che il meccanismo funzioni. Arbore ha parlato di mecenate: non so se ha in mente qualcuno, non vedo al momento mecenati né a livello istituzionale né in privati del settore. Ma se le forze in campo decidessero di mettersi insieme per lavorare a un progetto del genere, si potrebbe veramente auspicare un risultato concreto in questo senso».
«Questo invito - spiega Fabrizio Stramacci, oggi a Rai Isoradio - mi trova particolarmente entusiasta avendo vissuto in prima persona una lunga stagione ai microfoni di RaiStereonotte. L’autonomia del conduttore (dischi suoi, scaletta costruita da sé creando un suono o una storia) erano fondamentali nell’economia del programma che tanto successo ebbe dal 1982 e per molti anni ancora. Il ritorno a quel lavoro artigianale, fatto di passione, di sentimento, di preparazione e di cultura musicale sarebbe ben accolto da tantissimi ascoltatori non solo anziani o moderatamente anziani, ma anche da tanti giovani, stanchi di radio tutte eguali, con playlist identiche e conduzioni che si basano sul gossip del mondo della musica. La tecnologia non ha aiutato il mondo dei dj. Al tempo, quello che si raccontava si era letto su riviste specializzate internazionali, sui libri, negli incontri con gli artisti, al termine di un concerto. Ora si apre “All Music” e via a dire tutti le stesse cose. Troppo poco, troppo facile…». Sempre dalla medesima esperienza arriva il parere di Ernesto de Pascale, voce della Rai e di Popolare Network: «Rispondo con gioia all’appello di Arbore, già presidente dell’Associazione disc jockey italiani negli anni Settanta. Suggerisco una programmazione non dissimile dall’esperienza vissuta per 14 anni in prima persona ai microfoni di RaiStereonotte (trasmissione pensata con rigore da Pierluigi Tabasso) che con attenzione ai particolari riusciva a coniugare attraverso i gusti di differenti conduttori di altissimo livello e comprovata statura giornalistica qualità e intrattenimento, diffusione di contenuti e varietà, nel nome di un “bel suono” radiofonico. Aggiungo a queste prerogative essenziali per un prodotto di qualità l’auspicio per una radio con alta percentuale di musica suonata dal vivo dagli artisti nel nome della pulsazione e dell’unicità. Pur ravvedendo pochi privati interessati a un nuovo progetto radiofonico del genere, ipotizzo un gruppo di garanti di riferimento per un possibile investitore».
«Una radio così? Come operatore e come ascoltatore la ritengo necessaria da un bel po’ di tempo - spiega un altro dj storico come Gianni de Berardinis, che esprime alcuni concetti -. Una radio nazionale aperta, disponibile e competente. Dj di livello e di conoscenza, con la musica per una volta non programmata da improbabili “selectors”, fatta di linguaggi comprensibili e utili. Di “professori” al microfono non ne abbiamo bisogno, di giornalisti di grido senza più dimora tantomeno, di inutili parolai a un tot al chilo ne possiamo fare a meno. Fare la radio è una professione, farla con un linguaggio e una dignità tutta sua. La radio non è la tv e non si dovrebbero mischiare le carte e fare strane combine con il piccolo schermo che tolgono magia e valore all’una e all’altro. La radio come Teatro della mente, come voce autorevole e semplice. La radio a chi la sa fare.
Radio a impatto zero? Non lo so... forse anche quello è un buon progetto ma non è una radio e parlo dell’esperienza di Lifegate Radio a Roma e a Milano». «Ci sono due osservazioni che mi sento di fare - spiega Franco Zanetti, direttore di Rockol -. La prima riguarda la tipologia della radio. Con mezzi limitati e un po’ di buona volontà si potrebbe giungere a una web radio, anche se rimarrebbe escluso il bacino di utenza delle autoradio o degli apparecchi tradizionali. Purtroppo i costi delle frequenze attualmente sono proibitivi. L’altra è la cosa che mi sta più a cuore e riguarda il significato di musica di qualità. Non vorrei che questa diventasse sinonimo di musica noiosa, così come per anni c’è stata una distorta interpretazione della canzone d’autore (brano impegnato = brano noioso). Anche un pezzo pop ben scritto, per me, fa parte della musica di qualità. Alla base della programmazione, quindi, vedo con favore la presenza di un comitato di garanzia che selezioni i brani da trasmettere». Ma c’è un rischio, secondo Raffaele Palumbo, capo redattore di Controradio Firenze, circuito di Popolare network: «La cosa che mi spaventa è che l’idea meravigliosa di Renzo abbia in definitiva più nemici che amici. Proprio perché l’idea di essere veramente indipendenti in un Paese come il nostro, dove l’osmosi impresa-politica-giornalismo ammazza tutto, è un’idea che ormai non piace neanche più a quelli che dovrebbero dare la vita per la propria indipendenza. Ammesso che si riuscisse a trovare i soldi, mi domando: chi è disposto oggi in Italia a uscire dal giro degli amici degli amici, a mettere veramente tutto in gioco e in discussione, a rischiare in proprio, per veleggiare in mare aperto, senza rete, senza gommoni di salvataggio, ma finalmente libero veramente?». 27 novembre 2009
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