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Le scorie del lontano ’68 Stampa E-mail
Assurde e fuorvianti le polemiche scatenate dal film La prima linea di Renato De Maria 

“La prima linea”, il film di Renato De Maria che rievoca gli anni di piombo, tocca un nervo scoperto della nostra storia, tant’è vero che ha suscitato una di quelle polemiche che servono a tutto, fuorché a fare chiarezza sul fenomeno del terrorismo “all’italiana”. Ispirato a Miccia corta, l’autobiografia di Sergio Segio, militante dissociato, ma non pentito, della formazione terroristica alla quale si riferisce il titolo, il film racconta i sette anni durante i quali essa operò, dal 1976 all’83, finché decise ufficialmente di sciogliersi, lasciando alle sue spalle 23 vittime tra civili e forze dell’ordine. La vicenda parte dal 3 gennaio del 1982, quando Sergio Segio decide di organizzare un’incursione contro il carcere di Rovigo, dove sono detenute quattro militanti del movimento, tra cui la sua compagna Susanna Ronconi. Poi procede attraverso una serie di flashback, in cui il protagonista ricorda le tappe della sua militanza; un bilancio negativo, che lo ha convinto a dissociarsi dopo quest’ultima azione.

La rocambolesca evasione riesce ma poco dopo Susanna tornerà nuovamente in carcere, stavolta assieme a Sergio. Verranno condannati all’ergastolo, pena che tuttavia consentirà a entrambi di lavorare nell’ambito del volontariato fuori dalle mura della prigione. Le polemiche sono esplose prima ancora che De Maria iniziasse le riprese. Ha cominciato il ministro Bondi, negando al film l’importanza culturale che consente di accedere al contributo finanziario pubblico. Poi, a film ultimato, si è scatenata la bagarre tipica di questi tempi. Si stacca da questo bailamme Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter assassinato in un attentato terroristico perpetrato dalla Brigata XXVIII marzo. Premettendo che per la figlia di una vittima la visione del film è stata comunque molto dolorosa, Benedetta ne salva le intenzioni ma non il risultato, al quale mancherebbe il coraggio di un pensiero, una chiave interpretativa, poiché si smarrisce tra privato e pubblico, tra la love story dei protagonisti e la nascita e il declino di una banda armata nel contesto dell’Italia degli anni Settanta.

di Callisto Cosulich

20 novembre 2009

 
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