Giusy Ferreri presenta il nuovo disco, undici tracce per scoprire le sue origini. E capire che il suo lavoro non è solo il frutto di un programma tv
È di sicuro un bel periodo per Giusy Ferreri, in meno di un anno e mezzo la sua vita è cambiata. Grazie a “X Factor” e a successi come “Non ti scordar mai di me” o un album come Gaetana è diventata il nuovo idolo della musica italiana. Ma la sua storia non è solo frutto della televisione. Anni di studio, gavetta nei club e decine di band le hanno irrobustito le corde vocali e l’hanno portata a raggiungere traguardi importanti come le oltre 900mila copie vendute con il suo esordio. Oggi, con il nuovo album Fotografie, rende omaggio a una parte dei suoi idoli, da Rino Gaetano a Nick Drake, passando per Tenco fino a Capossela. Undici cover realizzate con l’aiuto di un amico d’eccezione: Tiziano Ferro.
Giusy, come nasce Fotografie? Sono le mie istantanee musicali, alcuni pezzi li ho scelti perché volevo che il mio pubblico conoscesse parte del mio bagaglio di influenze musicali che ho acquisito negli anni. Però non ho scelto tutto io. Mi ha aiutato anche Tiziano Ferro, in modo che potesse dare un valore aggiunto, una varietà e un colore in più ai miei gusti. Anche la casa discografica mi ha stimolato, ad esempio per “Amare te” di Aznavour, oppure nella scelta del brano di Rino Gaetano. Io volevo inserire assolutamente un suo pezzo: all’inizio pensavo a “Cogli la mia rosa d’amore”, alla fine la scelta è caduta su “Ma il cielo è sempre più blu”. Abbiamo deciso, inoltre, di intitolarlo Fotografie anche perché ci sono diversi pezzi in varie lingue come lo spagnolo, il portoghese o l’inglese che sono stati riadattati e quindi offrono immagini provenienti da Paesi differenti del mondo.
“Ma il cielo è sempre più blu”, il primo singolo, è una canzone sempre attuale? Tutto il repertorio di Rino Gaetano lo è. Ci teneva molto che un giorno le sue canzoni fossero riproposte dalle nuove generazioni. Mi rendo conto, però, quanto sia difficile interpretare i suoi pezzi, per la voce, personalità e i testi che riguardano la società, così come per la sua ironia, unica. Per le sue canzoni ci vuole qualcosa che va al di là del saper cantare. Non penso di essere molto all’altezza.
“La magia è la mia amante”, riproponi un pezzo di Nick Drake e il 24 novembre è l’anniversario della sua morte, una coincidenza? Sì, è vero, non ci avevo pensato, è una coincidenza. Tra l’altro è la stessa data in cui è venuto a mancare anche Freddie Mercury, un altro mio grande idolo.
Perché nel disco non ci sono cover più rock, quelle che riprendono le tue origini? Il repertorio più rockeggiante l’ho voluto rappresentare nei live dove, ad esempio, ho inserito due pezzi dei Siouxsie and the Banshees con venature dark e new wave, oppure Janis Joplin con “Piece of my heart” e altri miei due inediti un po’ più rock che spero di registrare al più presto. Però questo album non volevo caratterizzarlo su uno stile, voglio preservare le sonorità più rock sugli arrangiamenti delle mie canzoni. Avevo fatto delle proposte in questa direzione, tipo un pezzo degli Afterhours.
Quale? “Dentro Marylin”: esiste anche una versione di Mina dal titolo “Tre volte dentro me”. Avevo tentato di proporlo anche a “X Factor” ma era troppo contrastante con lo stile che stavo facendo. La mia idea però era di dire: ok, prendo due stili, anche Mina fa parte del repertorio che sto interpretando, però ovviamente con una scrittura differente, ma non c’è stato verso. Avevo proposto anche “Nuotando nell’aria” dei Marlene Kuntz. Però alla fine avrei creato un mondo o troppo introspettivo o che poteva dare delle perplessità a un pubblico che mi aveva conosciuto solo con “Non ti scordar mai di me”. Rischiavo di andare troppo lontana.
Hai trovato una mediazione passeggiando un po’ sulla storia della musica, italiana in particolare. C’è un po’ di tutto in Fotografie, fino a Capossela e Paolo Benvegnù che sono autori particolari. Sì, per il mio pubblico possono rappresentare delle novità. E magari qualcuno si avvicina alla loro musica.
Hai citato “X Factor”, mi piacerebbe sapere cosa c’era prima. Non sei solo un prodotto televisivo. La prima passione musicale è nata da bambina. Mi proponevo a concorsi di paese, mi iscrivevo da sola. A 14 anni ho iniziato con le cover band, si cambiava sempre formazione e ogni cambio comportava uno stravolgimento nella proposta musicale. Ho sempre amato la musica e di conseguenza mi sono sempre appassionata alle diverse sonorità che mi sono state proposte. Ho fatto di tutto questo un bagaglio culturale. Ho preso anche lezioni di pianoforte per poi perfezionarmi con dei corsi di canto e lì ho scoperto sonorità più blues. Il mio strumento è, e rimane, la voce. A 19 anni ho cominciato a registrare le prime cose, tutte di generi musicali differenti, passavo dal grunge alla chill out.
E proprio con un brano chill out hai avuto successo in Francia? Sì, mi hanno chiesto di mettere la voce su un brano per una compilation e tra i tanti pezzi è stato quello che ha funzionato di più in radio.
Un’altra svolta nella tua vita è stato Tiziano Ferro, com’è lavorare con lui? È stata una grandissima sorpresa arrivata nel percorso di “X Factor”. è nato subito un grandissimo feeling. Tiziano ha una maturità e una preparazione unica, è molto capace non solo a livello musicale ma anche come persona, è un ragazzo che va oltre le normali capacità, per intelligenza, modo di fare e approccio. Mi ha dato molti consigli e per me è stato veramente un valore aggiunto.
Ormai è una collaborazione rodata? Ci tenevo tanto che dopo Gaetana potesse continuare, nonostante in me ci sia da sempre la voglia di portare avanti un discorso di cantautorato più che di interprete. Però quando ho avuto la fortuna di collaborare con Tiziano ho pensato di sfruttare l’occasione. Fotografie suona nella varietà delle scelte musicali come l’album Gaetana, che è stato un successo ed è riuscito ad avvicinare un vasto pubblico con dei gusti musicali differenti. Questo è stato anche grazie al suo aiuto.
In un anno è mezzo sei diventata una delle punte della canzone italiana, anche all’estero. è un’opportunità in più perché puoi arrivare a un pubblico vasto che vive di realtà musicale sia locale che a livello internazionale. Giungendo lì sei per forza di cose un prodotto internazionale e questa è una gratificazione in più. Capisci che tu arrivi come una novità che si inserisce tra le loro proposte. E poi ti dà la possibilità di vedere Paesi nuovi. di Pierpaolo De Lauro 20 novembre 2009 ©Tachus
|