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La palma e il leone Stampa E-mail
Gli emozionanti film protagonisti dei festival di Cannes e Venezia

In un’annata particolarmente ricca di film notevoli, si dà il caso che siano usciti insieme Il nastro bianco di Michael Haneke e Lebanon del debuttante Samuel Maoz, vale a dire la Palma d’oro di Cannes e il Leone d’oro di Venezia. I premi raramente convincono la totalità degli inviati. Lo riconferma il film di Haneke che in tutte le classifiche apparse sulle riviste specializzate risulta superato da Bastardi senza gloria di Tarantino, Vincere! di Bellocchio, nonché da due pellicole, da noi ancora inedite, Un prophète del francese Jacques Audiard e Il tempo che ci resta del palestinese Elia Suleiman. Per quanto ci riguarda, siamo allergici a queste graduatorie, che finiscono coll’equiparare i festival alle gare sportive. Resta assodato che si tratta di un film realizzato con rara maestria e dotato di grande spessore culturale. Ambientata in una cittadina della Germania settentrionale durante gli anni che precedono la Prima guerra mondiale, la vicenda è incentrata sulla serie di sinistri incidenti che sgomentano quella comunità. Nel film, col suo colore decolorato, si rivive l’atmosfera della Germania imperiale, ma riscritta col senno di poi.

Il mondo di ieri di Stefan Zweig diviene il preludio della società nazionalsocialista prossima ventura, preannunciata dal sadico pastore protestante, che semina frustate a destra e a manca. Vedendo il film, si ha l’impressione di leggere un romanzo: leggerlo con gli occhi, cosa che di solito non avviene davanti a un esempio di cinema letterario. Anche Lebanon ha i suoi detrattori. Ma di altro tipo. Tratta lo stesso tema di Valzer con Bashir, il film d’animazione di Ari Folman: il comportamento dei soldati israeliani nel Libano, che è stato per gli stessi aggressori un’esperienza pagata con insanabili danni psichici. Lacrime di coccodrillo. Hanno detto, come se le vittime fossero state loro, non i palestinesi ammassati nei campi profughi. Un’accusa non priva di fondamento. Ma i due film colgono una realtà che trascende il fatto specifico, una realtà che si spiega osservando l’evoluzione subita dalla guerra nel corso degli ultimi secoli, del passare dall’arma bianca alla bomba atomica.

di Callisto Cosulich

13 novembre 2009

 
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