spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Danni, il Tesoro inglese evita il processo Stampa E-mail
L’Alta corte britannica blocca il tentativo di portare in giudizio lo Scacchiere, accusato di aver ignorato l’impatto ambientale e sociale di progetti finanziati dalla Royal bank. La difesa: «Era più importante salvare la banca e i clienti»

Un giudice dell’Alta corte britannica ha bloccato il tentativo di alcune organizzazioni non governative di portare in giudizio il ministero del Tesoro, accusato di violare le direttive dello stesso governo di Londra che impongono a tutti i ministeri di valutare gli impatti sociali e ambientali delle loro decisioni. Invece, sostiene una coalizione di associazioni ambientaliste, il ministero del Tesoro, che un anno fa ha acquisito il controllo al 70 per cento della Royal bank of Scotland, per evitarne il fallimento, ha consentito che la banca finanziasse con prestiti da dieci miliardi di sterline progetti nel campo energetico che danneggiano l’ambiente e i diritti umani in vari Paesi.
Il caso è nato lo scorso marzo, quando la commissione Ambiente del Parlamento britannico ha chiesto al Tesoro di imporre qualche criterio ambientale nelle strategie d’investimento delle banche, in cui lo Stato ha la maggioranza di controllo. Il mese successivo, in una lettera inviata all’associazione Platform, il Tesoro ha dichiarato che, nella decisione di salvataggio delle banche, le considerazioni sulle politiche ambientali e nel campo dei diritti umani dei singoli istituti non avevano avuto alcuna rilevanza.

A quel punto, le organizzazioni World development movement, Platform e People & planet hanno avviato un’azione legale, a cui il governo ha risposto sostenendo che l’esecutivo è intervenuto nel settore bancario per garantire la stabilità del sistema finanziario britannico e per proteggere i risparmi dei cittadini. Se si vogliono raggiungere questi obiettivi, garantendo il miglior ritorno per i contribuenti, la partecipazione nelle banche dev’essere gestita in un’ottica commerciale.
Le associazioni, che ricorreranno in appello, hanno portato come esempio della «totale ipocrisia» governativa il caso della compagnia mineraria Vedanta resources. Poche settimane fa, il governo britannico ha condannato Vedanta per il trattamento inflitto alle tribù di dongria kondh, nello Stato dell’Orissa, in India, in relazione a un progetto di sfruttamento di una miniera di bauxite in un’area montagnosa che comprende 672 ettari di foreste, che le tribù locali considerano un luogo sacro.
Secondo il governo, che ha accolto un ricorso di Survival international, Vedanta ha violato le linee guida dell’Ocse sulle imprese multinazionali, perché «non ha tenuto conto dell’impatto della miniera sui diritti e le libertà dei dongria kondh» e «ha omesso di mettere in campo un meccanismo di consultazione preventiva». Contemporaneamente, però, il Tesoro ha consentito che Royal bank of Scotland finanziasse Vedanta.

di Beniamino Bonardi

13 novembre 2009

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer