L’Alta corte britannica blocca il tentativo di portare in giudizio lo Scacchiere, accusato di aver ignorato l’impatto ambientale e sociale di progetti finanziati dalla Royal bank. La difesa: «Era più importante salvare la banca e i clienti»
Un giudice dell’Alta corte britannica ha bloccato il tentativo di alcune organizzazioni non governative di portare in giudizio il ministero del Tesoro, accusato di violare le direttive dello stesso governo di Londra che impongono a tutti i ministeri di valutare gli impatti sociali e ambientali delle loro decisioni. Invece, sostiene una coalizione di associazioni ambientaliste, il ministero del Tesoro, che un anno fa ha acquisito il controllo al 70 per cento della Royal bank of Scotland, per evitarne il fallimento, ha consentito che la banca finanziasse con prestiti da dieci miliardi di sterline progetti nel campo energetico che danneggiano l’ambiente e i diritti umani in vari Paesi. Il caso è nato lo scorso marzo, quando la commissione Ambiente del Parlamento britannico ha chiesto al Tesoro di imporre qualche criterio ambientale nelle strategie d’investimento delle banche, in cui lo Stato ha la maggioranza di controllo. Il mese successivo, in una lettera inviata all’associazione Platform, il Tesoro ha dichiarato che, nella decisione di salvataggio delle banche, le considerazioni sulle politiche ambientali e nel campo dei diritti umani dei singoli istituti non avevano avuto alcuna rilevanza.
A quel punto, le organizzazioni World development movement, Platform e People & planet hanno avviato un’azione legale, a cui il governo ha risposto sostenendo che l’esecutivo è intervenuto nel settore bancario per garantire la stabilità del sistema finanziario britannico e per proteggere i risparmi dei cittadini. Se si vogliono raggiungere questi obiettivi, garantendo il miglior ritorno per i contribuenti, la partecipazione nelle banche dev’essere gestita in un’ottica commerciale. Le associazioni, che ricorreranno in appello, hanno portato come esempio della «totale ipocrisia» governativa il caso della compagnia mineraria Vedanta resources. Poche settimane fa, il governo britannico ha condannato Vedanta per il trattamento inflitto alle tribù di dongria kondh, nello Stato dell’Orissa, in India, in relazione a un progetto di sfruttamento di una miniera di bauxite in un’area montagnosa che comprende 672 ettari di foreste, che le tribù locali considerano un luogo sacro. Secondo il governo, che ha accolto un ricorso di Survival international, Vedanta ha violato le linee guida dell’Ocse sulle imprese multinazionali, perché «non ha tenuto conto dell’impatto della miniera sui diritti e le libertà dei dongria kondh» e «ha omesso di mettere in campo un meccanismo di consultazione preventiva». Contemporaneamente, però, il Tesoro ha consentito che Royal bank of Scotland finanziasse Vedanta. di Beniamino Bonardi 13 novembre 2009
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