Il governatore della Calabria parla del momento di crisi in cui si trova la regione. E suggerisce le sue ricette: spesa virtuosa, assetto del territorio e trasparenza di Rocco Vazzana
«Nessuno vuole occuparsi di Calabria, men che meno il governo di centrodestra». Inizia con una considerazione amara il nostro incontro con il governatore Agazio Loiero.
Presidente, il ministro Matteoli ha detto che i lavori per il Ponte sullo Stretto partiranno il 23 dicembre: è una buona notizia? Noi abbiamo una posizione nota e non c’è alcun motivo per cambiarla, poi il governo faccia quel che vuole. Siamo contrari al ponte e l’abbiamo ribadito più volte. Non possiamo immaginare un’opera così importante e imponente senza pensare a un dissesto al territorio. Solo i piloni creerebbero danni enormi, il paesaggio verrebbe di fatto sconvolto, non c’è dubbio. E poi ci sono tutte le contrarietà naturali: questa è zona altamente sismica. Le priorità della nostra regione sono altre: le infrastrutture, l’autostrada, le ferrovie, la statale 106. La gente non capirebbe il perché del ponte e, in ogni caso, non conviene.
Il governo, invece, sostiene che sarebbe un volano di sviluppo per il Mezzogiorno. Ci spieghi come, perché noi ancora non riusciamo a capirlo.
La tragedia di Messina ha riportato in luce il problema del dissesto idrogeologico. La Calabria, da questo punto di vista, occupa i primi posti della classifica nazionale. Cosa ha fatto la sua giunta per mettere in sicurezza il territorio? Anche in questo caso c’è stata scarsa attenzione da parte del governo. Dopo un anno sono state firmate due ordinanze per un valore di 16-17 milioni di euro. Ma sappiamo che in questa regione l’antico sfasciume ha bisogno di ben altre cure e abbiamo chiesto fondi all’Europa per poter fare un piano di assetto idrogeologico. Grazie alle risorse europee investiremo circa 800 milioni di euro. Sono soldi che ovviamente verranno sottratti ad altri settori ma la nostra è una scelta di fondo. Nel tempo questo territorio è stato gravemente oltraggiato dall’abusivismo. Un’anarchia assoluta nella gestione del suolo che i condoni hanno finito per sanare, incentivando la trasgressione. Noi vorremmo porre fine a questa situazione sanzionando fortemente questi atteggiamenti.
A parte la scarsa cultura civica di chi costruisce fuori dalla legge, i condoni sono figli di una cattiva gestione della cosa pubblica. Spesso la responsabilità è degli amministratori che fanno del condono una merce di scambio. C’è obiettivamente una scarsa coscienza civile ma questo è il prodotto di un atavico isolamento. È il risultato di una situazione particolare. Siamo sempre stati governati da altri e non abbiamo potuto far sorgere una classe dirigente nuova. C’è bisogno di un segnale di discontinuità.
Lei ha fatto pressioni sul governo sulla questione delle navi dei veleni, ha chiesto un impegno concreto. Ora che si è accertato che il relitto a largo di Cetraro (Cs) non conteneva rifiuti tossici, sembra che l’esecutivo abbia liquidato la questione ambientale. Ma in realtà si dovrebbe bonificare un’intera regione. Crotone, ad esempio, è stata costruita con i rifiuti della Pertusola Sud. Come si risana questo territorio? In un Paese normale ci sarebbe stata una rivoluzione se un’industria di Stato, come la Pertusola Sud, insediatasi in anni lontanissimi, avesse abbandonato un territorio lasciando in eredità veleni e portando sul lastrico molte famiglie. C’è un processo in corso a Milano e noi speriamo di vincere per far pagare i tanti danni che abbiamo subito. Ma anche in questo caso ci troviamo a dover spingere il governo perché il problema dei veleni è competenza esclusiva dello Stato, sia quelli in mare che quelli sul suolo. Non vorrei che adesso, con la scoperta che la nave di Cetraro è una nave affondata nel 1917 e che non conterrebbe scorie attive, qualcuno volesse disfarsi dei problemi ambientali della Calabria. Qui ci sono molti problemi che non sono circoscritti a piccole aree. Penso a Serra D’Aiello (Cs) e a molti altri comuni. Sono luoghi in cui è già stata scientificamente provata la presenza di sostanze tossiche. Spero che il governo voglia farsi carico di questa situazione con un piano di caratterizzazione e di bonifica.
Alle primarie lei ha appoggiato Bersani. Cosa accadrà adesso all’interno del più importante partito d’opposizione? La vittoria di Bersani è la vittoria di un uomo che conosce non solo il Pd ma anche i partiti da cui provengono i protagonisti del Pd. È una persona che bada al sodo, non indugia in frivolezze. Pensa a un partito da costruire per essere la vera alternativa a Berlusconi. E pensa soprattutto al valore delle alleanze che in questi ultimi anni sono state derise e vilipese. Ovviamente sarà necessario fare le opportune correzioni per creare alleanze durature. Il Pd adesso farà una sana e concreta azione di opposizione, anzi di alternativa. È questo che ci aspettiamo da Bersani.
In Calabria le alleanze si faranno anche con l’Udc? Non ci sono pregiudizi. Quando Veltroni rinunciò alle alleanze e corse da solo alle elezioni politiche, convocai attorno a un tavolo tutte le forze politiche del centrosinistra per spiegare il mio punta di vista. Il valore delle alleanze è fondamentale.
Ci saranno, però, delle discriminanti per un programma di coalizione? La discriminante per le alleanze sta nell’idea del cambiamento radicale. Analisi ne abbiamo fatte tantissime e siamo convinti che ci sono tre priorità assolute: spesa virtuosa dei fondi europei, assetto del territorio e trasparenza. E su quest’ultimo punto abbiamo già fatto qualche passo importante, creando una Stazione unica appaltante (Sua), guidata da Salvatore Boemi, un ex magistrato antimafia che conosce bene la Calabria. Vogliamo cambiare decisamente rotta, ponendo particolare attenzione sul problema della criminalità e costituendoci parte civile in tutti i processi per mafia. Su questi punti si costruisce una coalizione.
A marzo si vota per le regionali e oltre al suo sfidante ufficiale, il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti, dovrà fare i conti anche con l’incognita rappresentata dall’imprenditore Pippo Callipo, sostenuto dall’Italia dei valori. Si rischia una guerra fratricida? Callipo non è più un’incognita. Vuole candidarsi, è chiaro. È un’ambizione che ha incubato a lungo. Sono certo di quel che dico. Me ne ero accorto già da tempo, da quando gli avevo offerto di fare l’assessore della mia diunta. Ma l’accordo saltò sulla delega: lui voleva guidare le Attività produttive e io ritenevo che avesse un conflitto di interesse in quel settore. In ogni caso, noi abbiamo approvato le primarie per legge e saranno aperte a tutti coloro che vogliono concorrere.
E se Callipo decidesse di non concorrere? Questo è un problema suo. Si candiderà per conto suo senza primarie, solo perché lo sponsorizza l’Italia dei valori. Ma più ampia è la coalizione e più ricchezza si offre alla democrazia della nostra regione.
Parliamo di sanità. La situazione calabrese è drammatica con un buco di circa due miliardi e il rischio commissariamento dietro l’angolo. Come uscirete da questa situazione? Ci stiamo confrontando col ministero dell’Economia per trovare una soluzione che ci consenta di attuare un piano di rientro. È una trattativa che dura molto tempo anche perché loro sono assai rigidi.
Occorrerà mettere mano a un settore che fa gola a molti ed eliminare alcuni privilegi? Non è solo questo. Sono d’accordo col fatto che alcuni piccoli ospedali, dove si fanno pochi interventi, dovranno essere chiusi ,anche perché rappresentano un rischio per i pazienti. È vero anche che ci sono troppi addetti rispetto alle altre regioni, e i numeri parlano chiaro. Ma noi stiamo cercando di trovare una soluzione che non penalizzi oltremodo la Calabria. 6 novembre 2009
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