Dalle escort di Berlusconi ai trans di Marrazzo, la politica italiana è finita a puttane. A perderci sono naturalmente le donne. E tutti i cittadini di Marcantonio Lucidi
La situazione, in sintesi sarebbe la seguente: quelli di destra, cattolici, sono divorziati e vanno con le donne, vedi Berlusconi; quelli di sinistra, laici, sono felicemente sposati e vanno con i transessuali, ed ecco Marrazzo. Nella nuova divisione italiota fra quanto è fascista (bomber e ray ban) o comunista (eskimo e kefiah), s’inseriscono le due nuove categorie dello spirito di corpo: veline per i camerati, viados per i compagni. All’ex Udc Cosimo Mele un festino a luci rosse all’hotel Flora di Roma con due peripatetiche e una bella pista di coca, all’ex portavoce di Prodi Silvio Sircana un trans-tour notturno con la macchina dopo la faticosa giornata a palazzo Chigi. Il predecessore di Marrazzo alla Regione Lazio, Storace, esperto del nazional popolare, dal palco estasiò i suoi elettori osannanti che gli chiedevano: «Francé, dicce quarcosa de destra». E lui secco, velocissimo: «’A frocio». Sul luogo comune gay-compagno l’aneddotica è lunga quanto una lista di preti pedofili. Roberto Benigni ha ricordato di quella volta che, dopo una manifestazione leghista, quindi reazionaria, nella Capitale con i soliti cori Roma ladrona, Roma zozzona eccetera, i romanisti, tradizionalmente di sinistra, stesero a San Siro uno striscione: «Quando voi eravate ancora sugli alberi, noi eravamo già froci». Si consoli quindi Marrazzo, in futuro potrà sempre contare su questo secondo luogo comune, la sorellanza fra civiltà e omosessualità che per proprietà transitiva si traduce nel binomio civiltà-sinistra. Tutto questo se naturalmente si ritiene che un frequentatore di transessuali con parrucca da lavoro, sia alla fin fine semplicemente uno col vizietto. Sarà intellettualmente volgare, però da qualche giorno andare al ristorante con gli italiani significa sentire questo ragionamento: allora meglio Berlusconi che almeno va con le belle donne. E c’è sempre la “non più giovanissima” a ricordare con molta soddisfazione che la D’Addario è una quarantenne inoltrata. Quindi viva il Cavaliere che onorerebbe la femminilità mentre il Marrazzo scopa con eccetera eccetera, e s’è pure andato a nascondere in convento. «Vattene in un convento, va’. O vuoi mettere al mondo dei peccatori?» dice Amleto alla pazza Ofelia. Questa è un’altra buffa storia nazionale: al tototrans del Grande fratello, i sospetti sono cascati su un tizio che sostiene d’essere da cinque anni su un cammino di fede e quindi costretto a prolungati periodi di castità. Tutto si mischia, tutto si confonde, transessualità, prostituzione, politica, cocaina, cenobi, preti, peccato e confessione, sodomia e assoluzione, chi è senza viado scagli la prima pietra, chi erra si presenti alla Perdonanza dell’Aquila in mezzo ai terremotati, tutto macinato in una specie di gigantesco reality televisivo dal quale poi capita che esca vincitore un maschio femminilizzato alla Vladimir Luxuria e deputato comunista. Finisce che Berlusconi, l’unto del Signore, che sa dove tagliare netto - «E io mica sono un santo» - fa figura di onest’uomo. Qui è tutto un gioco di illusioni e di travestimenti, tutta una finzione: tette di gommapiuma ormonalizzata e vocioni da camionista da una parte; machi ultrasettuagenari e showgirl rivestite da politici dall’altra.
A Marrazzo però si può pure riconoscere che non ha fatto del trans Brendona il suo assessore all’Istruzione né ha nominato il viado Natalie consigliere alle Pari opportunità. Però una cosa, en passant, si potrebbe pure chiedere all’ex governatore: com’è possibile avere un commercio erotico con degli individui di così straordinaria bruttezza da sembrare delle creature di Hieronymous Bosch? Più che nel “vizietto”, qui la trasgressione sta nel senso estetico. Forse il segreto inconfessabile risiede nella pulsione di rotolare nel mostruoso, di finire dentro una specie di cloaca del brutto: adesione spirituale e corporea (corporale?) a un’Italia che, almeno politicamente, sembra ridotta a una pattumiera di tutto il peggio, il trash, il kitsch, il televisume, il cafonal in giro per il mondo. Cesso e potere.
Sesso e potere: un film del ’97 con Dustin Hoffman e Robert De Niro sceneggiato da David Mamet ma soprattutto la storia dell’umanità. Su Google 584 milioni di risultati per “sex”, 827 milioni per “power”, essendo che alcune pratiche non corrono solo in Italia. Certo che negli ultimi anni le cose sembrano un po’ cambiate da una parte e dall’altra, a destra e a sinistra, e non in meglio. John Fitzgerald Kennedy non si sarebbe mai sognato di cornificare Jacqueline con una “daddaria” qualunque né l’imperatore Adriano di allacciarsi a Brendona. Denota grande rispetto per se stessi, per il proprio epitaffio (Animula vagula blandula, piccola anima errante dolce) la scelta del bellissimo, aereo, Antinoo, e altrettanta grande considerazione per la propria moglie il tradimento con la più splendente femmina del firmamento novecentesco, Marilyn Monroe. Si ascoltano invece nello spazio pubblico i lugubri barriti dei Marrazzo e Berlusconi e di tutti gli altri, i marrazzoni, i politici che vanno d’estate su yacht carichi di uomini trasformati in donne e donne che pensano come uomini ma si sforzano di sembrare più donne di quegli uomini deviati in donne con gli ormoni e la chirurgia. Un circolo vizioso di labbrone a canotto e tette maggiorate di femmine che imitano le bocche all’acido ialuronico di uomini siliconati. A perderci sono naturalmente le signore, in primis quelle anelanti a somigliare alle orribili figure chimeriche che di notte si spargono sulle nostre strade. 30 ottobre 2009
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