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Tra i cantoni si canta l’Italia Stampa E-mail
Pippo Pollina torna con Fra due isole in compagnia dell’orchestra del conservatorio di Zurigo per festeggiare venticinque anni di carriera, sempre all’insegna della sua Sicilia

Non ha mai ricevuto l’accoglienza che meritava, eppure non ha nulla da invidiare ai cantautori italiani più blasonati. Pur avendo collaborato con grandi autori, amato in Francia e Germania o registrato in grandi studi come i londinesi Abbey Road di beatlesiana memoria, la sua musica non viaggia tra canali televisivi o radio, il suo nome non è mai apparso su riviste patinate. Con le sue canzoni ci racconta un mondo onesto, una voglia di giustizia e di libertà. Pippo Pollina anni fa lasciò la sua terra, la Sicilia, afflitta dalla mafia e il suo gruppo, gli Agricantus, per girare l’Europa accompagnato solo da una chitarra. La passione per le sette note l’ha portato in Svizzera e tra i cantoni ha trovato la sua nuova casa.

Oggi Pollina festeggia venticinque anni di carriera e lo fa a suo modo, accompagnato da un’orchestra di 70 elementi con la quale ripercorre il suo repertorio, canzoni mai banali dal sapore pop ma con un contenuto e uno spessore unico. Dalla collaborazione con l’orchestra del conservatorio di Zurigo nasce Fra due isole, una sorta di best of, dove la sua carriera viene rivista in chiave sinfonica con un titolo che è tutto un programma, un manifesto della sua vita. «Mi divido tra la Sicilia e la Svizzera - racconta Pollina - che sono due isole a tutti gli effetti, una geografica e l’altra politica. Fra le due c’è L’Italia continentale». E lo sguardo dalla sua terra non l’ha mai spostato.

Da “19 luglio 1992” a “Versi per la libertà”, da “Chiaramonte gulfi” fino all’opera Ultimo volo sulla strage di Ustica, l’Italia l’ha cantata sempre, ha denunciato ciò che non andava dimostrandosi sempre acuto osservatore. «Il nostro è un Paese pieno di buona gente che vuole migliorare e ha tanta voglia di fare - spiega il cantautore - che però ha sviluppato nella sua storia una cultura del potere che ha piegato alle sue logiche un intero popolo. E la politica pensa solo alla difesa dei privilegi acquisiti. A me, ad esempio, viene da ridere quando sento dire attraverso i media che c’è un accanimento della magistratura nei confronti della politica. Certe cose all’estero non possono accadere e non sono luoghi comuni ma la pura verità». La sua passione per la musica lo porta a non fermarsi mai, decine sono i progetti e le collaborazioni che il cantautore realizza sempre con professionalità.

Appena conclusa la tournée Italiana con l’orchestra è pronto a tornare con altre date (il 2 novembre al teatro nuovo Colosseo di Roma), questa volta da solo e con un progetto tutto particolare: un servizio à la carte. Gli spettatori avranno a disposizione un menu con tutte le canzoni scritte da Pollina e potranno scegliere la scaletta della serata. Inoltre per il prossimo anno, in occasione del trentennale della strage di Ustica, tornerà di nuovo con Ultimo volo. «È un lavoro non facile. Ha suscitato grandi reazioni , è un tema che ha toccato le coscienze di un popolo e quando te lo vedi presentare sotto forma artistica ti colpisce. Riproporremo lo spettacolo perché politicamente l’Italia è un Paese che tende a dimenticare e a non dare alcuna risposta. Ustica è sempre stata una scocciatura per tutti i governi e continua a esserlo». 

di Pierpaolo De Lauro

30 ottobre 2009

©Tachus

 
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