La rete televisiva, di proprietà di Rupert Murdoch, lancia una campagna mediatica contro le aziende che si sono schierate al fianco di Obama nella lotta al riscaldamento globale. Per difendere gli interessi industriali
«Ogni giorno abbiamo la possibilità di votare con i nostri portafogli, in modo da far sapere alle aziende che c’è un prezzo da pagare, per la collusione con coloro che si oppongono ai nostri valori». Con queste parole, Fox News, la rete televisiva di proprietà di Rupert Murdoch, ha lanciato il boicottaggio delle imprese che si stanno schierando al fianco di Barak Obama nella lotta ai cambiamenti climatici, sostenendo la necessità di creare un mercato delle emissioni di CO2, come già esiste in Europa. Nel mirino ci sono marchi come Nike, Starbucks e Hewlett Packard. Attraverso la penna di Thomas Borelli, direttore di FreeEnterpriser.com, la rete d’informazione di Murdoch si schiera a fianco della Camera di commercio statunitense, sottoposta a critiche e defezioni per la sua dura opposizione alla legge sui cambiamenti climatici in discussione al Senato. In passato, Tom Borelli è stato direttore del dipartimento scientifico della Philip Morris. In quella veste, nel 1993, quando l’Environmental protection agency (Epa) inserì il fumo passivo nella lista degli agenti cancerogeni più pericolosi, Borelli protestò con parole simili a quelle di oggi: «Il governo ha piegato la scienza alle esigenze della politica». E anche allora, come oggi fa la Camera di commercio statunitense sui cambiamenti climatici, l’organizzazione delle industrie del settore, il Tobacco Institute, denunciò un inganno scientifico, affermando: «Andate a chiedere a esperti internazionali: vi diranno tutti che l’Epa ha manipolato i dati».
Lo spunto per l’iniziativa di boicottaggio lanciata da Fox News - accusata dalla Casa Bianca di essere diventata un partito d’opposizione, più che un organo d’informazione, e che come tale va trattato - è venuto da un intervento bipartisan, pubblicato dal New York Times, a firma del senatore democratico John Kerry e del repubblicano Lindsey Graham, con il titolo: “Yes we can (pass climate change legislation)”. Un intervento che, oltre a riprendere lo slogan elettorale di Obama, si ricollega all’iniziativa “We can lead”, una campagna per promuovere una legislazione sui cambiamenti climatici, promossa da imprese, ambientalisti e organizzazioni collegate al mondo del lavoro, che Borrelli classifica come attivisti liberal e gruppi di interesse collegati alla sinistra. «Una grave minaccia per la libertà e per i limiti del governo», che sta tentando la «progressiva acquisizione delle sale dei consigli di amministrazione», scrive il commentatore di Fox News. Una posizione non isolata, quella di Borrelli, che ha trovato presto numerosi seguaci, che accusano la Casa Bianca di cercare di emarginare e delegittimare la Camera di commercio, una sorta di Confindustria americana, instaurando rapporti diretti con decine di rappresentanti di grandi imprese - tra cui Ibm, Wal-Mart, Time Warner, Eastman Kodak, Starbucks, Amazon.com, Kraft e Coca-Cola - a cui vengono illustrate le politiche dell’amministrazione sulla riforma sanitaria e la lotta ai cambiamenti climatici.
Obama ha deciso di attaccare direttamente l’organizzazione degli industriali, scegliendo come tema la sua «campagna pubblicitaria da milioni di dollari, per affossare la costituzione di un’agenzia per la protezione dei consumatori», con critiche «completamente false». «Sono molto bravi, in questo», ha detto il presidente Usa, «perché è così che il mondo degli affari ha fatto, per molto tempo, a Washington. Infatti, negli ultimi dieci anni, solo la Camera di commercio ha speso quasi mezzo miliardo di dollari in attività lobbistiche. Mezzo miliardo di dollari!». Nel solo terzo trimestre di quest’anno, le spese di lobby nella capitale sono ammontate a 34,7 milioni. Un attacco, dopo quello riservato a Fox News, che ha suscitato perplessità anche nel fronte liberal, mentre ha preso la palla al balzo una coalizione di organizzazioni non governative, con oltre un milione di aderenti, che ha lanciato una campagna, attraverso il sito www.stopthechamber.com, chiedendo al dipartimento della Giustizia di avviare un’inchiesta penale sulle attività della Camera di commercio, e invocando le dimissioni del suo presidente, Tom Donahue.
La scintilla che ha fatto scoppiare la polemica, due mesi fa, è stata la dichiarazione di un vicepresidente della Camera di commercio, William Kovacs, che ha detto di voler intentare contro l’Agenzia per la protezione ambientale, l’Epa, un processo per diffusione di false tesi scientifiche sui gas serra, simile a quello che all’inizio dello scorso secolo contrappose creazionisti ed evoluzionisti e che, nel 1925, portò alla condanna, poi annullata, di un insegnante del Tennessee accusato di insegnare la teoria dell’evoluzione. Poche settimane dopo, Apple e tre grandi compagnie energetiche - Exelon, Pg&E e Pnm Resources - hanno deciso di lasciare la Camera di commercio, mentre Nike si è dimessa dal consiglio direttivo. Un fatto «meraviglioso», ha commentato il segretario all’Energia, Steven Chu. E subito è partita l’accusa alla Casa Bianca di essere la regista occulta di queste defezioni. di Beniamino Bonardi 30 ottobre 2009
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