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Joumana Haddad: donne e libertà Stampa E-mail
“Sii bella e vota”, recita lo slogan di un partito libanese. Con sottintesa discriminazione. E in Italia la situazione non è diversa. È tempo, per tutte noi, di tirare fuori le unghie, per dare una vera svolta
di Joumana Haddad

Durante le ultime elezioni legislative libanesi, uno dei partiti politici aveva costruito la sua logica elettorale su un’enorme campagna pubblicitaria indirizzata esclusivamente alle donne e basata sullo slogan “Sii bella e vota”, uno slogan che sembrava destinato a contrastare il detto “Sii bella e taci”. Tuttavia, cosa vuol rappresentare veramente una frase del tipo “Sii bella e vota”?
A prescindere dalla sottintesa discriminazione di questa frase (se sei di bellezza media o normale o addirittura brutta, allora il tuo voto non ci interessa). E a prescindere dall’ingabbiare continuo la donna libanese nelle sue ossessioni estetiche e dall’incoraggiamento a farla proseguire in quella direzione (il Libano è ormai soprannominato la “repubblica del silicone”). E ammettendo che ci sia un po’ di intelligenza pubblicitaria seducente nella campagna sopracitata, quando ho letto quella frase la prima volta mi sono subito posta la seguente domanda: che tipo di candidate convincenti ci proponeva questo partito che, in un modo molto insistente e usando migliaia di striscioni, pretendeva che le donne partecipassero e lo votassero? I nostri partiti politici non dovrebbero, prima di chiedere i voti delle donne, candidarle? Oppure la donna per loro si limita ad avere un unico ruolo e un solo valore, ovvero essere elettrice soltanto, perché la strada davanti a lei è ancora lunghissima prima di meritare di far parte degli eletti (e delle elette)?

Perché sto facendo questa domanda ora, e qui? Perché lo stato delle cose in Italia, purtroppo, non è molto diverso dallo stato delle cose a Beirut. E il Libano non è l’unica repubblica di silicone nel mondo moderno. Infatti, la strumentalizzazione della donna lì non è molto diversa dalla strumentalizzazione della donna qui, anche se riveste delle maschere differenti.
Quali posti decisivi occupano le donne, sia libanesi, sia italiane, sulla scena politica? è possibile che i gruppi politici, in particolare gli uomini appartenenti a questi gruppi - partendo dal fatto che la politica è sempre stata un campo consacrato agli uomini, sfortunatamente! - non si accorgono dell’importanza di coinvolgere la donna nella dinamica politica effettivamente, e non soltanto per salvaguardare la faccia? E non soltanto, e questo è peggio, scegliendo degli elementi per i loro criteri “fisici”?
Ovviamente, ci sono alcune eccezioni brillanti ma, un esempio soltanto, o due o tre, non bastano. In entrambe le nostre società, ci sono centinaia e migliaia di donne sapienti, colte, desiderose di cambiamenti, allora perché non le degnano di uno sguardo i fabbricanti delle liste gloriose i cui nomi si ripetono, turno dopo turno, in un modo a volte noioso, a volte disgustoso?

Questa critica vale anche per le donne, anzi, soprattutto per le donne. Dove siete voi, donne libanesi e italiane intelligenti, che meritate di partecipare alla vita politica e di iniettarvi un sangue nuovo e diverso? Perché non investite sulle vostre capacità, invece di lasciare via libera a quelle che preferiscono investire sul loro fisico, o relazioni, invece di accontentarvi di accusare e lamentarvi delle vostre sorti? Perché non fate sentire le vostre voci? Perché non mostrate le vostre unghie? Fino a quando le nostre scene politiche rimarranno invase da cravatte e da baffi, e anche da mediocrità, accanto ad alcune donne che sono là, presenti assenti, di cui la maggior parte serve come un accessorio: o per soddisfare gli occhi, o per tranquillizzare la coscienza, e senza alcun effetto.
Quand’è che sentiremo finalmente abbastanza rumore di tacchi a spillo, tacchi efficaci, che martellano la superficie dei Parlamenti destabilizzandone le basi maschili?
Non sto dicendo tutto questo partendo da un punto di vista femminista, anzi, io non credo nella solidarietà femminile banale da donna a donna, per l’unico motivo che è donna. Ma mi chiedo: quando arriverà il momento di attraversare l’altra riva dello specchio, e quando noi donne smetteremo di essere solo testimoni passive, o solo accessori di decoro, o solo dita che accusano, e diventeremo finalmente dei decision maker?
Cioé: delle Lilith.

23 ottobre 2009

 
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