Non un euro per i contratti dei dipendenti pubblici. E una riforma decisa per decreto. Cgil, Cisl e Uil, insieme, si oppongono al ministro di Ettore Colombo
Il ministro alla Funzione pubblica Renato Brunetta una ne fa e cento ne pensa. L’ultima in ordine di tempo è l’ammissione di una sua antica aspirazione: diventare sindaco della città natale, Venezia. Persino un pretoriano berlusconide della prima ora come Brunetta, cioè, sta pensando al dopo Berlusconi. Certo, il ministro difende con virulenza il premier contro ogni imboscata sia esterna (giudici, media) che interna (la “fronda” che, da Tremonti a Letta, passando per Fini, lambisce mezzo Pdl). Ma pure lui è consapevole che, dalla sentenza sul lodo Alfano in poi, Berlusconi è un politico a termine. Morale, Brunetta ha bisogno come il pane di portare a casa dei successi. Ecco perché, proprio sull’unica materia specifica rispetto cui il ministro dovrebbe misurarsi davvero con il sindacato, la politica e i media, cioè la riforma della pubblica amministrazione e il rinnovo del contratto agli statali - e non, per capirsi, le polemiche mediatiche contro la «sinistra per male» - sta cercando di portare a casa, finalmente, dei risultati “veri” e non finti. Solo che per farlo dovrà superare la resistenza dei sindacati, a partire dalla Funzione pubblica Cgil di Carlo Podda. Ma non è detto che la Cgil rimanga sola, in questa guerra di posizione.
Le cose, come si sa, a volte cambiano. E così, ecco che sia la Cisl (in dosi più forti) che la Uil (in dosi omeopatiche), dopo aver passato mesi a firmare l’infirmabile, sia con il governo (accordi del 22 gennaio 2009) sia con palazzo Vidoni, hanno deciso di alzare la voce. Se non è “grossa”, almeno s’inizia a sentire. Del resto, il core business di un sindacato “partecipativo” come la Cisl è proprio il pubblico impiego. A tal punto che il “grande elettore” dell’incontrastato leader di via Po, Raffaele Bonanni, fu proprio l’ex segretario degli statali cislini Rino Tarelli. “Ex” in quanto Bonanni, per tutto ringraziamento, lo pensionò anticipatamente dalla segreteria e lo sostituì con il più giovane (e più docile) Giovanni Faverin. Veneto, vicino sia al Pdl centrista che all’Udc, Faverin, dopo molti mesi sott’acqua, ha deciso a sua volta (e col sostanziale placet di Bonanni) di farsi sentire. Da un lato, in alcuni comparti che vedono come controparte non il governo ma gli enti locali (sanità, trasporti, multiutilities), dall’altro, su un tema delicatissimo come la riforma della pubblica amministrazione - contenuta nella legge delega 15/2009, di cui sono appena stati licenziati, dal consiglio dei ministri, i decreti attuativi - Fp-Cgil e Fp-Cisl (e, in parte, la Uil-Pa di Salvatore Bosco) hanno marciato uniti per “colpire” Brunetta in modo altrettanto unitario. Individuata una serie di “criticità” all’interno della tanto strombazzata riforma Brunetta della pubblica amministrazione (fasce di merito troppo rigide, competenze degli enti locali violate, etc.), i sindacati hanno proposto l’inosabile, e cioè un “doppio passo” che dovrebbe legare, nei contratti, la tanto sbandierata “meritocrazia” a richieste salariali e lotta al precariato. Naturalmente, il tutto nell’ottica dell’applicazione degli accordi di riforma contrattuale varati il 22 gennaio da governo, Confindustria, Cisl e Uil. Accordi che il governo ha inserito nel decreto Brunetta, che a giorni sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale. La Cgil, trattandosi di legge dello Stato, non può dunque rifiutarsi di applicarli.
Ma l’unità confederale regge per ora anche sul fronte contrattuale: quello più doloroso, visto che il governo ha deciso di stanziare solo 680 milioni, e cioè bruscolini, che serviranno a malapena a coprire la vacanza contrattuale del 2010, a fronte dei 7 miliardi e rotti necessari per coprire il prossimo triennio. Del resto, né la Cisl né la Uil si possono concedere distrazioni: l’elezione delle Rsu (nella primavera del 2010) nella pubblica amminsitrazione è alle porte, la concorrenza dell’Ugl si fa sentire e i sindacati di base pure. Chissà che alla fine non ritroveremo Cisl e Uil, loro malgrado, sulle barricate. 23 ottobre 2009
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