In Sardegna, a un miglio dalla costa di Is Arenas il governo vuole fare il parco eolico. A rischio l’ecosistema. Una petizione firmata da trentamila cittadini si oppone. La Regione e la Provincia di Oristano li appoggiano ma la gente non si fida di Filippo Pala
Per le coste sarde ora il pericolo arriva dal mare. Nella regione d’Italia più appetita dagli speculatori, il rischio oggi deriva dai parchi eolici offshore, che in nome dell’energia rinnovabile potrebbero presto deturpare i paesaggi dell’isola. Rinviato chissà per quanto il rischio via terra, oggi si teme il far west dell’eolico in mare, con la decisione sulle autorizzazioni centralizzata nelle mani del ministero delle Infrastrutture, anche se una sentenza della Corte costituzionale sembra dare spazio a qualche intervento della Regione. Il caso più noto è quello della zona tra Is Arenas, S’Archittu e Su Pallosu, sulla costa occidentale, dove la società Is Arenas renewable energies srl (Iare), ha chiesto a Capitaneria di porto e ministero una concessione demaniale di sessant’anni per realizzare una centrale eolica offshore con 80 torri alte 130 metri, 100 metri sopra il pelo dell’acqua, per una potenza massima di 320 megawatt. Il sito si estende per 22mila metri quadri in mare, e l’impianto sarebbe realizzato ad almeno un miglio dalla costa.
Centralismo eolico, anzi no. Il progetto ha scatenato una vera rivolta, guidata da comitati di cittadini e istituzioni locali ma la decisione è nelle mani dello Stato, anche se la situazione normativa è quanto mai caotica: il decreto legislativo 387 del 2003 diceva che gli impianti rinnovabili sono di «pubblica utilità e indifferibili e urgenti», e assegnava la competenza alle Regioni. Si cambia con la legge finanziaria del 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244), approvata dal governo Prodi, che passa le decisioni al ministero oggi guidato da Altero Matteoli, tenuto a consultare i colleghi dell’Economia e dell’Ambiente (cui spetta la Valutazione di impatto ambientale), quindi a indire una conferenza di servizi che raccolga le opinioni di tutte le parti e prendere una decisione definitiva. Sembra in contrasto con questa impostazione la sentenza della Corte costituzionale numero 88, del 27 marzo 2009, che boccia un ricorso della Regione Toscana, affermando però che «in caso di dissenso» in conferenza di servizi, la decisione finale «è rimessa alla giunta regionale», per cui «appare chiaro che l’attuale assetto normativo garantisce ampiamente l’esercizio delle competenze regionali in materia». Insomma, una contraddizione tutta italiana, non è ben chiaro se il potere della Regione Sardegna sia di bloccare il progetto o di modificarlo: la giunta è comunque schierata contro il parco, che sarebbe solo il primo di una serie, visto che ci sono almeno altre cinque richieste di concessione, tra Santa Giusta (sempre nell’oristanese), Sant’Antioco e il golfo di Cagliari, ma molti temono un dietro front.
Un parco d’impatto. Ne ha paura il sindaco di San Vero Milis (uno dei paesi interessati dal parco), Antonello Chessa: il progetto, «tenuto segreto per due anni, ci è piombato addosso appena è cambiato il clima politico», dice, immaginando che dietro ci sia «qualche affarista di zona, testa di ponte per l’invasione delle coste». È intervenuta anche la magistratura, aprendo un’indagine che ha portato al sequestro del materiale relativo al progetto. C’è poi poca chiarezza rispetto alle procedure per valutare l’impatto ambientale, che gli imprenditori dicono di aver già fatto. La relazione consegnata ai Comuni, però, secondo il sindaco contiene «alcune falsità». Ad esempio, si dice che nella zona non c’è posidonia oceanica, mentre il sito della Si.Di.Mar, banca dati del Sistema difesa mare del ministero dell’Ambiente, riporta sulle sue mappe una distesa verde ininterrotta che va da Cabras fino a Cuglieri. La salvaguardia di queste alghe è essenziale perché danno riparo a molti animali, specie pesci e molluschi, e sono fonte di cibo per uccelli e ricci di mare: si tratta di autentiche “oasi” marine. Si dice poi che la zona interessata dall’impianto non fa parte di alcun Sic (Sito di interesse comunitario) ma secondo il parlamentare europeo dell’Italia dei valori Gianmaria Uggias, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione Ue, è previsto che entri nel Sic: «La Regione ha proposto un Piano di gestione» e i Comuni dell’area interessata sono d’accordo, sicché «l’ampliamento viene a interessare proprio la zona per la quale si avanza la richiesta di concessione». Sarebbe quindi necessaria una Valutazione d’incidenza ambientale (prevista da d.p.r. del 1997) prima di avviare qualsiasi progetto. Non è tutto, spiega Maria Grazia Satta, del comitato contro l’eolico, visto che l’energia prodotta dalle pale dev’essere trasportata a terra «con un cavidotto», che verrà fatto passare «nel letto del fiume Pischinappiu», al centro di una zona «dove vive una rara specie di testuggine d’acqua autoctona, mentre intorno si trovano popolazioni di Testudo greca, protetta dalla direttiva Habitat europea». Animali rari, messi a rischio per la stessa ragione che spinge a costruire l’impianto vicino alla riva, il risparmio: il cavidotto ha un «costo molto elevato, per cui più è lungo, maggiore è la spesa», mentre facendolo passare nel fiume «si sfrutterebbe ancora terreno demaniale», abbattendo i costi dell’investimento.
Una questione politica. La richiesta per il parco eolico, che si trova ancora nella fase in cui la Capitaneria di porto deve decidere il suo impatto sulla navigabilità, ha scatenato i cittadini, che in 30mila hanno firmato una petizione per bloccare la concessione. La Regione e la Provincia di Oristano, amministrate dal centrodestra, stanno con loro ma i comitati di cittadini mettono in dubbio la reale volontà di andare contro i parchi eolici, dopo il ritiro di un emendamento al Piano casa regionale con cui si voleva fissare una distanza minima di dodici miglia dalla costa per queste strutture. Il provvedimento non avrebbe cambiato la situazione ma offriva alla Regione l’opportunità di aprire un «nuovo conflitto di competenze, magari davanti alla Corte costituzionale», rileva la deputata del Partito democratico Caterina Pes, la prima a lanciare l’allarme con un’interrogazione parlamentare rivolta a tre ministri. L’esponente del Pd considera «gravissimo» il ritiro dell’emendamento, e teme «che le dichiarazioni concilianti nascondano la volontà di fare una brutta sorpresa» ai sardi che vogliono bloccare tutto. Non è d’accordo il consigliere regionale del Pdl Oscar Cherchi, secondo cui la Regione ha «un’idea chiara, favorevole alle energie rinnovabili ma contraria all’eolico sulla costa sarda, tutta a vocazione turistica». Nel caso in cui i progetti andassero avanti, per Cherchi «sicuramente la Sardegna andrebbe contro le ragioni nazionali»; lui spera non ce ne sia bisogno, perché «il ministro Matteoli si è espresso per la tutela delle coste sarde», dicendo che non ha interesse a «mortificare la vocazione turistica e ambientale della Sardegna» ma pensa che la giunta porrebbe il suo veto. Ammesso che possa farlo. 23 ottobre 2009
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