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Tony Banks: i miei genesis trent’anni dopo Stampa E-mail
A fine ottobre nei negozi la ristampa di A curious feeling, l’album solista del tastierista dello storico gruppo di Peter Gabriel

L'occasione è quella di parlare della sua attività da solista ma inevitabilmente con Tony Banks non si possono non affrontare le ultime novità sul gruppo che ha fondato nel 1967 e che lo ha reso famoso. Incontriamo il tastierista, 59 anni, negli uffici londinesi del manager storico dei Genesis, Tony Smith. L’etichetta di Canterbury Esoteric Recordings ha appena ristampato A curious feeling, l’album solista uscito nel 1979 per la Charisma. Un periodo in cui il progressive o il rock dei grandi gruppi dei primi anni 70 era surclassato dal punk. La ristampa sarà nei negozi da fine ottobre (distribuzione italiana Audioglobe). 

Un nuovo tour con i Genesis?
Mai dire mai, anche se i problemi fisici di Phil Collins non lo permettono. Infatti non si può sedere alla batteria per colpa dei dolori. Oggi sono comunque contento del recupero del mio disco solista di trent’anni fa. Suona più attuale ora di quando è uscito.

Qual è stata la sua impressione nel riprendere in mano questo album dopo trent’anni?
Ritengo sia una delle cose migliori che abbia fatto. Volevo creare un suono particolare, e questo è stato molto più chiaro quando ho di recente rimesso mano al materiale. è stata un’operazione parallela a quella delle ristampe dei Genesis e sono rimasto molto soddisfatto.
Forse può essere interessante spiegare il suo punto di vista musicale pensando al 1979. Questo è un lavoro che si pone tra due periodi ben distinti dei Genesis.
Era un momento particolare per il gruppo: Phil Collins aveva dei problemi con la moglie e aveva dovuto smettere per un po’. Dal mio punto di vista invece stavo dando molto in termini di musica al suono del gruppo. Così avevo sviluppato tante idee, e per me è stato conseguente pensare a un album completo di brani scritti da me. Tutti pezzi piuttosto brevi che però davano un senso al disco.

Non è che l’idea di A curious feeling nacque prima del 1979 e che non era adatto a essere utilizzato dai Genesis?
No, la musica è stata scritta in quel periodo. Forse con il gruppo l’avremmo potuta riprendere successivamente ma il nucleo dei Genesis si era ridotto a tre elementi con nuove sonorità.

Per la prima volta si era trovato a lavorare da solo nella realizzazione di un disco piuttosto che condividere le scelte con gli altri. Come si sentì in quel momento?
È stata una bella esperienza. Fu facile trovare il batterista (Chester Thompson aveva già lavorato con i Genesis in tour) mentre fu più difficile scegliere un cantante adatto, tanto che pensavo di farlo io. Poi mi sono imbattuto in Kim Beacon. Però è stato interessante seguire tutto il lavoro in prima persona anche in studio di registrazione: il tecnico del suono era molto giovane e riascoltando il lavoro fatto insieme dopo anni rende ancora molto bene.

Quindi un buon risultato con poche persone e con lei che decideva. Le sarebbe piaciuto continuare?

Mi piaceva fare quelle cose in quello momento, tra l’altro nell’album ho suonato molto la chitarra e il basso ma l’ho fatto per quel particolare progetto.

Lavorando fuori dall’Inghilterra è stato più semplice mettere in pratica le proprie idee?
Non c’è dubbio, non c’erano pressioni e non c’era il rischio che ti telefonassero continuamente, anche in un’epoca in cui non c’erano i cellulari.

A curious feeling è ispirato da un racconto. L’ha pensato come una colonna sonora o una creazione autonoma?

Ho voluto fare qualcosa di nuovo. Io sono un musicista e per me i testi vengono dopo le note. La storia era buona, mi piaceva, ed era molto semplice da descrivere. Ma un conto è il disco e un altro è la storia da leggere. Sono due cose differenti.

Lei è un tastierista rock e per questo ha usato strumenti a tastiera che le permettessero colori differenti. Qual è il suo rapporto con il pianoforte? è il mezzo con cui compone i suoi brani?
È lo strumento da cui nasce tutto, anche se per A curious feeling ho lavorato in questo senso anche molto con la chitarra. Da musicista rock ho usato tante tastiere ma è indubbio che la ricerca delle note e delle sonorità parte dal pianoforte classico che resta il mio strumento preferito.

Ha una sua playlist personale delle composizioni per pianoforte, oppure ha degli autori che l’hanno influenzata?
Non sono tanti. Quando ero a scuola mi piaceva molto ascoltare Rachmaninov e soprattutto Ravel, magari non volevo rischiare di scrivere cose che assomigliassero allo stile di questi autori. D’altro canto c’erano altre cose da ascoltare quando ero giovane e cito gruppi come Beach boys, Animals e Kinks. Queste sono state le mie influenze da giovane, e quando siamo partiti con i Genesis ho voluto combinarle insieme creando qualcosa di nuovo, e mai ascoltato prima. Volevo essere un musicista rock dallo stile classico.

Nel 1979 stavano cambiando tante cose in musica con l’avvento del punk. Lei come si poneva pubblicando questo album in quell’anno?
Sì, c’era di tutto, anche gruppi come Spandau ballet. Ma nonostante tutto i Genesis facevano tour in America, Giappone, Europa. Avevamo successo, eravamo nelle classifiche. Certo era un disco che non faceva parte di quell’epoca ma ero contento di farlo per me e per la nicchia che forse rappresentavo.

Che ricordo ha del concerto di Roma dei Genesis tenuto nel 2007 davanti al Colosseo?
Straordinario, una grande esperienza. L’unico show che abbiamo fatto di quel tour dopo il tramonto
(in Inghilterra siamo abituati a non superare le 21) e questo ha giovato al gioco di luci preparato per lo spettacolo. Questo è stato utile anche per la realizzazione del dvd. E poi tutto quel pubblico entusiasta, mi hanno parlato di 300mila persone!

E con A curious feeling ha mai pensato a una carriera solista autonoma?

Sono molto contento di suonare le tastiere, non amo essere uno che sta di fronte al pubblico.

di Michele Manzotti

23 ottobre 2009

 
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