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La previsione di Cassandra Stampa E-mail
Left n.40 del 9 ottobre 2009L’accusa del Genio civile di Messina: «Sapevamo che la montagna avrebbe ceduto. La Protezione civile non ci ha dato retta». In esclusiva le missive che certificano gli allarmi dei tecnici. Rimasti inascoltati
di Elena Di Dio da Messina

È una guerra di cifre e di rinfacci. Di polemiche e di contrattacchi. Per spartirsi le responsabilità, per annacquare le colpe. Per ammorbidire la rabbia dei superstiti. Il dolore dei parenti. La classe politica, questa massa informe e confusa che mischia nomi, sigle, partiti, ruoli e omissioni, si esercita nel fuggi fuggi generale, nel gioco del “chi punta il dito prima”. A meno di 24 ore dalla pioggia torrenziale che ha spazzato uomini e cose in un perimetro di tre chilometri e mezzo fra Giampilieri Superiore e Scaletta Zanclea, lo ha fatto - per prima appunto - il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Seduta accanto al sindaco della città dello Stretto, Peppino Buzzanca, la ministra siracusana, col tono della cantilena, ha preso le distanze: «Abbiamo stanziato per la Sicilia 50 milioni di euro per la difesa del suolo, dove sono finiti quei soldi?». Buzzanca incassa e si difende: «Sono sindaco da 15 mesi, non è il tempo delle polemiche». In quelle stesse ore a Giampilieri, la Protezione civile estraeva i corpi dei messinesi affogati nel fango. Lo stesso fango che il 25 ottobre del 2007 aveva ricoperto le strade di Giampilieri e Scaletta Zanclea, all’estrema periferia sud di Messina, dopo un altro nubifragio. Le prove generali di una tragedia che si è riproposta con precisione svizzera. E che illustri e titolati uomini delle istituzioni avevano previsto. Anzi denunciato.

Gaetano Sciacca, ingegnere capo del Genio civile, è arrabbiatissimo: «Dopo l’alluvione dell’ottobre di due anni fa, ho mandato tutti i miei funzionari in giro per i Comuni; abbiamo fatto riunioni con i sindaci, ci siamo spinti fino a Castelmola, sopra Taormina, dove si contavano danni e rischi di dissesto gravi. Abbiamo stilato un elenco di opere urgenti e indifferibili. E fra novembre e dicembre dello stesso anno abbiamo trasmesso tutto alla Protezione civile regionale». Il cui dirigente regionale, Salvatore Cocina, era stato nominato commissario delegato per l’emergenza dal governo nazionale, il 17 aprile del 2008. Con i risultati ben visibili di queste ore. Continua Sciacca, con tremenda chiarezza: «Nonostante abbia scritto alla prefettura, abbia sollecitato la Regione, abbia insistito presso ogni ente possibile, dai Comuni alla Provincia di Messina, fino all’Anas, al Genio civile, non è stato mai assegnato un finanziamento per mettere mano a quelle opere di consolidamento che avrebbero potuto evitare la tragedia. Il dirigente della Protezione civile regionale ha responsabilità gravissime in questa tragedia», è l’accusa di Sciacca.

E che le responsabilità “istituzionali” ci siano, lo dimostra la risposta imbarazzata di Salvatore Cocina. Che sabato 3 ottobre alla prefettura di Messina, seduto accanto al grande capo Guido Bertolaso, alla domanda sull’allerta dimenticata del Genio civile, cambia espressione. Diventa cupo. Prima di ribattere, si rivolge sottovoce a Bertolaso e chiede: «Lo abbiamo ricevuto? Posso rispondere?». La risposta è un’imbarazzata ammissione: «Sì, abbiamo ricevuto il piano e avviato interventi per tre milioni di euro lungo la fascia costiera tra Giardini Naxos e Messina». E su Giampilieri? «Due interventi». Quali interventi? «Due interventi». Quali interventi? «Dobbiamo uscire dall’emergenza - prende tempo Cocina - entro trenta giorni presenterò un dossier in cui spiegheremo tutto quanto avvenuto».
Ne avrà di fatti da spiegare, Salvatore Cocina, e con lui Guido Bertolaso. Perché nessuno ha voluto comprendere fino in fondo quanto gravi fossero i rischi in quel territorio? Perché nessuno aveva previsto che alla prima bomba di pioggia che fosse caduta su Messina la montagna si sarebbe franta, schiacciando la vita di 35 messinesi sotto il peso di un’acqua densa di terra, detriti e fango? Ancora. Perché 105 milioni di euro assegnati alla Sicilia dal governo Prodi nel 2008, fatti stornare con fatica dall’ex ministro Pecoraro Scanio dal capitolo di finanziamenti destinati al progetto del Ponte, sono scomparsi in mille rivoli inutili? Ad esempio, su “desiderio” del ministro Prestigiacomo e fedele esecuzione del titolare del Tesoro, Giulio Tremonti, per abbellire la litoranea di Trapani e il lungomare di Panarea, isola assai cara al ministro dell’Ambiente. Anche Prestigiacomo dovrebbe rispondere a molte domande. Cosa è previsto per il 2010? Stesso tono sonnolento: «Non c’è un euro».

Eppure Gaetano Sciacca, a cui ora dovrebbe essere assegnato il coordinamento degli interventi in emergenza sui territori devastati dall’alluvione, già nel novembre del 2007 non aveva lasciato spazio a dubbi sulla gravità del dissesto. Il 26 novembre del 2008 Sciacca, in riscontro a una nota dell’ufficio della Protezione civile regionale, rimarca il rischio imminente. In relazione a una serie di studi morfologici sul territorio, il funzionario del Genio scrive: «Tutta questa messe di studi ha permesso da tempo di individuare le criticità legate alle problematiche del rischio idrogeologico che incombono sul territorio in argomento. A ciò si aggiungano le innumerevoli e svariate note che lo scrivente ufficio ha indirizzato agli enti che hanno specifiche competenze riguardo alla risoluzione delle citate problematiche rilevando in particolare il perdurare di numerose situazioni di rischio idrogeologico ma soprattutto ambientale che incombe sull’intera nostra provincia». Continua la missiva: «Sebbene siano stati segnalati contestualmente all’individuazione delle criticità anche gli interventi da realizzare per eliminare i suddetti pericoli, non sono state stanziate le somme per gli interventi ritenuti prioritari per la rimozione dei pericoli connessi con tale rischio idrogeologico. In particolare quest’ufficio ha trasmesso alla prefettura di Messina in data 14 dicembre 2007 una dettagliata relazione che, oltre a descrivere lo stato dei luoghi  sconvolti da nubifragio del 25 ottobre 2007, che ha interessato la parte meridionale del territorio di Messina e un’ampia fascia del versante ionico della provincia, riportava le priorità degli interventi da eseguire con le relative somme da stanziare». Un elenco di 163 interventi, fra piccoli e grandi, da realizzare in ventiquattro comuni della zona ionica del messinese, dalla città capoluogo a Scaletta, Itala, Alì, Alì Terme, Nizza di Sicilia, Fiumedinisi, Roccalumera, Furci Siculo, Pagliara, Castelmola, Antillo, Gallodoro, Giardini Naxos, Letojanni, Savoca, Forza d’Agrò, Mandanici, Mongiuffi Melia, Graniti, Roccafiorita, Gaggi, Limina, Taormina, per un importo complessivo di 57 milioni e 270mila euro. Suddivisi in 41 milioni e 150mila euro per opere di sistemazione idraulica e 16 milioni e 120mila euro per il consolidamento dei versanti. Ma alla Regione - lo conferma anche il governatore Lombardo - di somme disponibili ci sono solo i tre milioni di euro spesi inutilmente sul messinese. E gli altri 102 milioni di euro? I conti non tornano.

9 ottobre 2009

 
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