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A lezione da Vedder e soci |
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Finita l’era di George Bush Jr, i Pearl Jam ritrovano l’allegria e la voglia di suonare...
Abbandonati i musi lunghi e le atmosfere cupe di un tempo, eccoli ritornare con Backspacer, un album breve (appena 36 minuti), intenso e suonato con la classe di chi fa il rocker per mestiere da oltre 20 anni, certo senza grande entusiasmo. A partire da “Gotta see my friends” si capisce che qualcosa è cambiato e i fan della prima ora rimarranno spiazzati davanti agli “Yeah!” urlati da Vedder nel primo singolo “The fixer”. è iniziata l’era di Obama e anche i musicisti possono tornare al loro lavoro. Abbandonata la politica, almeno per il momento la band di Seattle ci racconta la vita di tutti i giorni puntando sull’introspezione. Ritrova inoltre la voglia di suonare senza fronzoli come in “Got some” o “Supersonic”. Con “Just breathe” e la conclusiva “The end” le atmosfere diventano acustiche e sognanti, frutto diretto del lavoro svolto superbamente da Eddie Vedder con la colonna sonora di Into the wild, di sicuro il suo album della maturità. Non si urla al miracolo con le undici tracce di Backspacer ma certo Vedder e soci dimostrano ancora di avere la capacità di costruire canzoni belle e rocciose in grado di funzionare al primo ascolto. In pratica di esserci e di non presentarsi con una stanca copia di se stessi. Sono lontani i tempi di Ten ma per un nuovo capolavoro c’è sempre tempo. Nell’attesa, poco più di trenta minuti di buona musica bastano. di Pierpaolo De Lauro 9 ottobre 2009 ©Tachus
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