Tutti innamorati dell’atomo, esaltato come la soluzione ai danni derivati dai cambiamenti ambientali. E le multinazionali del settore conquistano le Borse di Emanuele Bompan da Pittsburgh
Se da un lato il nucleare iraniano, secondo gli Usa e la Ue, minaccia il mondo, paradossalmente ovunque si cerca di promuovere l’energia atomica come una fonte “pulita” e sicura, che non genera quantità eccessive di gas serra. L’atomo di uranio, grazie ai suoi potenti sostenitori, si sta speditamente elevando allo status di possibile alleato nella lotta contro il cambiamento climatico, applaudito da coloro che sono immemori degli annosi problemi che le centrali comportano, smaltimento delle scorie e sicurezza su tutti. Obama stesso, alfiere globale delle energie rinnovabili, non ha mai fatto segreto di non disdegnare l’energia nucleare, sebbene conservi i suoi dubbi sulla gestione dei rifiuti tossici. A sposare la tesi del nucleare per l’ambiente è in primo luogo Steven Chu, segretario del Dipartimento dell’energia americano (Doe). Chu ha dichiarato apertamente di «vedere l’energia generata dalla fissione dell’uranio come un elemento chiave per i negoziati sul clima, attraverso un partenariato di scambio tecnologico tra i membri del G20».
«I reattori atomici emettono una quantità limitata di gas serra, nettamente inferiore ad altri impianti di produzione elettrica», ha sottolineato David Sandalow, segretario per gli Affari e le politiche internazionali del Doe, personalmente coinvolto nei negoziati sul clima. E in un recente comunicato del dipartimento, i negoziati sono stati definiti come «il quadro migliore per promuovere accordi commerciali sullo sviluppo del nucleare “pulito”». La posizione del Doe ha trovato sostegno nella proposta negoziale cinese, la China’s position on Copenhagen conference, di cui left ha ottenuto una copia. Nel documento si chiede, in cambio dell’accettazione da parte dei Paesi in via di sviluppo di un limite alle loro emissioni, che i Paesi sviluppati si impegnino nel miglioramento e nel trasferimento di tecnologie per limitare l’effetto serra, includendo il nucleare, e stabiliscano un fondo specifico dove attingere per la ricerca di tecnologie sempre più avanzate. Il dibattito però non ha ancora ufficialmente raggiunto il tavolo dei G20. Michael Froman, deputy assistant di Obama, ha dichiarato a left che al momento «non esiste un quadro di discussione sul tema a livello omnicomprensivo» e che «l’argomento non è stato sollevato» nelle discussioni sulla roadmap per Copenaghen al G20 di Pittsburgh.
Gli Usa si sono finora mossi autonomamente, e non sembrano voler attendere un accordo orchestrato dal nuovo forum economico del G20. Stando a fonti del Doe e all’analisi di gruppi indipendenti (v. box), Washington ha dato il via ad accordi bilaterali per rilanciare il nucleare. A margine del meeting dell’Aiea a Vienna e dei viaggi diplomatici per i negoziati sul clima, gli Usa hanno stretto partnership con Cina, India e Sudafrica per promuovere il nucleare civile. Secondo Sandalow il patto con la Cina potrebbe «contribuire a contenere una parte delle emissioni totali» di cui i due giganti economici sono responsabili. La firma potrebbe già arrivare al prossimo Global nuclear energy partnership, il panel internazionale creato da George W. Bush nel 2006, che si incontrerà a Pechino in ottobre. La conferma che l’energia atomica sarà sempre di più un argomento centrale nei prossimi incontri negoziali sulla strada per Copenaghen è venuta dallo stesso presidente cinese Hu Jintao. Nel suo discorso all’Onu Hu ha incluso apertamente il nucleare nelle tecnologie che intende impiegare nel programma nazionale di lotta contro il cambiamento climatico, il Nationally appropriate mitigation actions.
Chi ha recepito chiaramente la nuova direzione nei confronti dell’atomo è il mondo economico. Le Borse, preso nota di questi recenti accordi, anche a fronte del dibattito tedesco, inglese e italiano sull’espansione del numero di reattori, hanno reagito di conseguenza. Ottime chiusure, quindi, nelle ultime settimane per le azioni di compagnie come le americane General electric Co e Westinghouse Co., la giapponese Toshiba corp. e la francese Areva. Secondo Bloomberg, grazie agli accordi che gli Usa metterebbero a segno, le multinazionali in questione potrebbero firmare contratti per cifre superiori ai mille miliardi di dollari con Pechino e con altre potenze interessate a mitigare le emissioni attraverso l’impiego di nuove centrali. In Cina attualmente, stando all’ufficio stampa della World nuclear organization, ci sono 13 reattori attivi (contro i 104 americani e i 59 francesi), mentre altri 34 sono in fase di pianificazione. È evidente come le corporazioni dell’atomo si preparino dunque a tuffarsi nella nuova corsa al nucleare: «Il potenziale per gli investimenti esteri è enorme», dicono gli analisti. Nella mischia scende in campo anche l’India, interessata a sfruttare il quadro dei negoziati per sviluppare centrali atomiche civili. In vantaggio sulla potenza nucleare indiana, il Sudafrica ha già avviato accordi con gli Usa. Lo scorso 14 settembre, durante il meeting a Vienna dell’Aiea, l’ente internazionale per l’energia atomica, Steven Chu e il suo corrispettivo sudafricano Dipuo Peters hanno siglato un accordo bilaterale di sviluppo e cooperazione. Lo scopo è quello di sviluppare congiuntamente sistemi avanzati per la produzione di energia nucleare impiegando la quarta generazione di impianti, basati sul raffreddamento a gas dei reattori. Chu ha dichiarato che «il Sudafrica è un partner chiave per lo sviluppo del settore e per proseguire sulla strada della non-proliferazione», ribadendo l’interesse a continuare la cooperazione durante il Nuclear security summit che si terra a Cape Town nell’aprile 2010.
Yukiya Amano, nuovo direttore dell’Aiea fino al 2013, ha davanti un compito arduo: toccherà a lui gestire l’allagamento e il rinnovamento dell’Agenzia, e un numero crescente di nuovi reattori, nuovi rischi e nuove minacce. Toccherà invece ad ambientalisti e cittadini agire contro il rinascimento nucleare, e impedire che si trasformi in elemento salvifico contro le emissioni di CO2. 2 ottobre 2009
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