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Antonio Di Pietro: Bertolaso dica quello che sa Stampa E-mail
Il leader dell’Idv chiede al capo della Protezione civile di entrare nel dettaglio delle accuse fatte in una lettera al padre di una vittima del sisma. «Non informare il pm sarebbe un’ omissione»
di Sofia Basso

«Una chiamata in reità con rilevanza probatoria». Antonio Di Pietro non ha dubbi: la lettera che Guido Bertolaso ha scritto al padre di uno studente morto nel terremoto de L’Aquila, pubblicata per intero da left il 18 settembre, impone al capo della Protezione civile di informare la magistratura sui reati di cui è a conoscenza. «In quando pubblico ufficiale a conoscenza di abusi, ha il dovere di riferire alle autorità giudiziarie». Non farlo, per l’ex pm, sarebbe «un’ennesima omissione». Perché la lettera è molto pesante: nella sua email Bertolaso ammetteva per la prima volta che «i morti de L’Aquila potevano non esserci» e puntava il dito contro «omissioni colpose» e «irresponsabilità colpevoli». Il sottosegretario concludeva la sua missiva accettando «di fare parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone». Un j’accuse durissimo ma anche generico che Bertolaso, interpellato da left attraverso il suo portavoce, si è rifiutato di approfondire con nomi e cognomi. Il 18 settembre Sergio Bianchi, il destinatario della lettera, l’ha letta al congresso nazionale dell’Italia dei valori, a Vasto (Pescara). Da qui la segnalazione dell’ex ministro per le Infrastrutture alla Procura e il suo appello a Bertolaso perché riferisca in Parlamento.

Antonio Di Pietro, come giudica la lettera di Bertolaso?
Quella lettera è una chiamata in reità che ha, o comunque può avere, una sua rilevanza probatoria in quanto Bertolaso afferma espressamente che ci sono state delle omissioni e degli abusi. Siccome Bertolaso è un pubblico ufficiale ed è - per sua stessa ammissione - persona informata sui fatti, noi abbiamo fatto istanza al procuratore della Repubblica affinché venga sentito su questa tema, se non lo è già stato. Abbiamo fatto la segnalazione tramite le autorità di polizia locale. Noi non sappiamo se la Procura della Repubblica fosse già a conoscenza di questi abusi, ma sappiamo che Bertolaso lo è.

Il capo della Protezione civile è tenuto a rispondere delle accuse che ha fatto?
È tenuto due volte: primo perché è un pubblico ufficiale, secondo perché se viene chiamato diventa persona informata sui fatti. Devo dire di più, in un Paese normale avrebbe dovuto già essere sentito - e forse lo è stato - perché in quanto pubblico ufficiale a conoscenza di quei fatti che lui dice di conoscere, aveva e ha il dovere di riferire alle autorità giudiziarie. In realtà mi auguro che Bertolaso abbia già fatto lui una segnalazione di notizia di reato autonoma all’autorità giudiziaria e non aspetti di essere chiamato dai magistrati. Anche questa sarebbe una omissione.

Dalla Protezione civile non entrano nel merito delle durissime accuse contenute nella missiva perché, dicono, non vogliono commentare una «lettera privata».
Non è una lettera privata. È un documento che ha rilevanza giudiziaria, un atto probatorio valido che richiama, da parte del maggior responsabile, l’esistenza di omissioni e abusi.

Chiamerete Bertolaso a rispondere anche in Parlamento?

Certo. Abbiamo detto che vogliamo avere in Parlamento, o quantomeno in commissione Trasporti e lavori pubblici, un’audizione innanzitutto del ministro competente per indicarci la situazione attuale in ordine alla ricostruzione dell’Abruzzo. Non ci possiamo accontentare delle fotografie che ci mostrano Silvio Berlusconi che passeggia tra le macerie. Abbiamo bisogno di un quadro completo delle iniziative svolte e da svolgere. Soprattutto del coordinamento di tutte le iniziative. Poi vogliamo sentire anche Bertolaso, che è sottosegretario straordinario per il terremoto.

Cosa chiederete al capo della Protezione civile?
Chiediamo che riferisca in generale su tutta la vicenda terremoto: sul prima - perché ci sono state anche iniziative precedenti la scossa, a partire dalla riunione della commissione Grandi rischi, che è andata a L’Aquila e ha detto che andava tutto bene - sul durante e sul dopo. Vogliamo conoscere la sua versione dei fatti. E in quell’ambito chiederemo a Bertolaso anche delle affermazioni e delle accuse fatte nella lettera. Abbiamo già chiesto alla commissione Trasporti della Camera che venga avviata un’istruttoria parlamentare in questo senso. C’è bisogno che l’ufficio di presidenza la avalli. Non sappiamo se lo farà, dato che, come tutte le commissioni parlamentari, è retta dalla maggioranza.

2 ottobre 2009

 
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