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La guerra alla Tarantino Stampa E-mail
Grazie al suo grande talento, in Bastardi senza gloria il falso sembra vero

Quentin Tarantino è un caso abbastanza raro, forse unico, nel panorama del cinema statunitense. Specialista delle pellicole d’azione, che ha frequentato nei suoi diversi rami (crime, movie, noir, thriller, avventura), invece di trarre ispirazione dalla letteratura americana di genere, preferisce prendere direttamente a modello la parallela produzione cinematografica, specie quella più corrente. Con Bastardi senza gloria affronta per la prima volta il film di guerra, rivolgendo una particolare attenzione a Quel maledetto treno blindato, diretto nel 1978 da Enzo G. Castellari, esempio di quello che i giapponesi chiamano macaroni combat, vale a dire il filone parallelo al più popolare spaghetti western. Tarantino, prima di abbracciare la professione del regista, ha fatto il commesso in una videoteca, dove ha preso un’indigestione di questi sottogeneri, diventandone un perfetto conoscitore.

Nato nel 1953, la Seconda guerra mondiale l’ha appresa non attraverso i libri e lo studio, bensì grazie ai film, ragione per cui le citazioni che vi abbondano hanno sempre un’origine cinematografica, mai letteraria. E non sono mai desunte dai classici bensì da film di genere, pressoché sconosciuti. Nella fattispecie, per descrivere la Parigi occupata, ha fatto tesoro di Paris after dark, di Léonida Moguv, girato nel 1941 durante il suo esilio a Hollywood. Seguiremmo, comunque, una falsa pista se cercassimo in Bastardi senza gloria un ritratto attendibile della Seconda guerra mondiale e delle motivazioni storiche che l’hanno provocata. A Tarantino interessa soprattutto calare i suoi personaggi in una data situazione drammatica, quale essa sia. Qui, la possibile situazione vissuta nella Francia occupata. Il suo scopo è immedesimarsi nelle reazioni dei personaggi, rendendole plausibili agli occhi degli spettatori. Il resto viene da sé, a patto che l’autore abbia lo straordinario talento narrativo e l’immaginazione di un Tarantino. A quel punto tutto diviene credibile, come ad esempio i personaggi di Hitler e Goebbels, calati nel corso della pellicola in vicende che in realtà non hanno mai vissuto.

di Callisto Cosulich

2 ottobre 2009

 
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