|
Vengono da Albuquerque, New Mexico. In realtà sembrano usciti da un film di Kusturica. Parliamo di A Hawk and a Hacksaw, collettivo guidato da Jeremy Barnes e Heather Trost, il cui etno folk scardina certezze e pone interrogativi.
Il loro nuovo lavoro Délivrance (Leaf Label) è l’ennesimo viaggio alla ricerca di qualcosa. Identità perdute, confronti interculturali, estraneità tradizionali da inquadrare e mettere in musica. Questo disco prosegue quanto fatto nei precedenti Darkness at noon e The way the wind blows, andando a recuperare l’insieme di memorie, spazi fatati e confini fluidi che è il Mediterraneo. Non a caso Barnes e Trost si sono trasferiti a Budapest collaborando con l’Hun Hungár ensemble e valicando poi i Carpazi, i Balcani, la Grecia, la Turchia, fino al Medio Oriente. Dalle scatenate “Foni tu argile”, “The man who sold his beard” e “Zibiciu” a ballate intime e polverose come “Kertész” e “Raggle taggle”, è un susseguirsi di moderno e antico. Violini, cymbalum, bouzouki, fisarmoniche, percussioni, scandiscono passi di danza sfrenata e pause riflessive, magici e incantevoli paesaggi e nostalgie di un tempo perduto. Questi sono A Hawk and a Hacksaw, «un gallo, uno stormo di oche, pezzi di stagno, due fiumi, un violinista che ha iniziato a suonare a tre anni, un gatto che ha tre piccoli gattini, gong, percussioni di legno, tamburi, musicisti jazz occasionali o suonatori di tuba, un maestro di ud, fisarmoniche, una banda di ottoni, quattro cosmopoliti ungheresi e un violino Stroh». di Alessandro Zoppo 2 ottobre 2009
|