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La concorrenza sleale di Intel Stampa E-mail
La Commissione europea ha inflitto 1,06 miliardi di euro di multa alla ditta produttrice di microprocessori per computer. Danneggia, tramite ricatto, i concorrenti e impedisce l’innovazione tecnologica

La Commissione europea ha reso note le motivazioni che lo scorso maggio l’hanno indotta a infliggere a Intel una maxi multa di 1,06 miliardi di euro, per abuso di posizione dominante e competizione sleale nei confronti del rivale diretto Amd, nel mercato dei microprocessori (le Cpu x86). Intel controlla l’80 per cento del mercato mondiale e Amd il 17 per cento. Per la medesima vicenda, Intel è oggetto di inchieste anche negli Stati Uniti e in Corea, mentre l’Antitrust giapponese ha già accertato nel 2005 le responsabilità della compagnia. Le pratiche commerciali adottate da Intel, secondo l’Antitrust europea, hanno danneggiato non solo i concorrenti e la possibilità di scelta dei consumatori ma anche le potenzialità di innovazione nel settore dei microprocessori. I fatti sono avvenuti tra il 2002 e il 2007 e hanno coinvolto, tra gli altri, quattro produttori di computer. Dal dicembre 2002 al dicembre 2005, ad esempio, Intel ha praticato sconti a Dell, a condizione che acquistasse esclusivamente le sue Cpu. In una presentazione interna del febbraio 2003, Dell osservava che se fosse passata a rifornirsi da Amd per qualche componente, la ritorsione di Intel avrebbe potuto essere «grave e prolungata, con impatto su tutte le linee del business». Dal novembre 2002 al maggio 2005, Intel ha concesso sconti ad Hp, a patto che acquistasse da Intel almeno il 95 per cento del proprio fabbisogno di Cpu aziendali. Il restante 5 per cento di computer aziendali poteva utilizzare microprocessori di Amd, a condizione che fossero venduti solo a ditte medio-piccole e solo attraverso canali diretti, non attraverso i distributori.

Hp, Acer e Lenovo hanno anche accettato di rinviare il lancio di nuovi prodotti Amd. Oltre ai produttori di computer, le pratiche anticoncorrenziali di Intel si sono rivolte anche ai grandi distributori, come Media saturn holding (Msh), il più grande rivenditore europeo di computer, proprietario dei marchi Media world e di Saturn, che tra l’ottobre 2002 e il dicembre 2007 accettò di non vendere computer con processori Amd. L’esclusiva non era contenuta nel contratto scritto ma, ha dichiarato Msh, era nei fatti, altrimenti l’azienda che controlla il mercato avrebbe ridotto il proprio contributo all’acquisto delle proprie Cpu, anche se il volume delle vendite di computer con processori Intel non fosse diminuito.

La multinazionale dei microprocessori, che è già ricorsa in appello contro la multa decisa dalla Commissione europea, ha contestato l’incompletezza della documentazione resa pubblica dall’esecutivo di Bruxelles e aspetta di poter raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti.

di Beniamino Bonardi

2 ottobre 2009

 
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