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Basta che funzioni è la versione in commedia di Match point
Nel cinema di Woody Allen è risaputo che l’immagine conta meno della parola. Spesso ci siamo chiesti se i suoi film non sarebbero più seducenti sentiti per radio, permettendo agli ascoltatori di tradurli in immagini con la propria fantasia. È il suo limite. Ma il cinema, grazie alle complessità del suo linguaggio, all’alfabeto infinito delle sue immagini, è molto indulgente verso chi lo pratica. Giudicandone le opere, si dovrebbe tenere conto di questa particolarità e non formalizzarsi sui principi estetici, dettati dai maggiori teorici della “settima arte”. Prendiamo il caso di Totò. I film che lo vedevano protagonista, riuscivano bene quando erano diretti da artigiani della regia, mentre non funzionavano quando passavano nelle mani di veri autori. Il caso di Woody Allen è diverso. È un autore completo, che inventa, scrive, interpreta e dirige i film che portano la sua firma. Rarissime le eccezioni, sia i film in cui è diretto da un altro, sia quelli che dirige senza apparirvi in veste di attore. Questi ultimi sono cresciuti di numero negli ultimi anni: Match point, Sogni e delitti, infine Basta che funzioni, attualmente sugli schermi, dove l’attore protagonista, l’ottimo Larry David, è in qualche modo il suo alter ego, nel ruolo di Boris, premio Nobel fallito, che racconta la sua storia in prima persona, addirittura rivolto verso il pubblico. Boris passa buona parte della giornata in un caffè di Manhattan, distribuendo a un piccolo uditorio di coetanei pillole di filosofia minima. Gli capita di stabilire un rapporto con una giovane provinciale, ex majorette che sognava Hollywood e invece è finita a fare la dogsitter. Melody - è il suo nome - è una ragazza quanto mai ignorante, che soggiogata dalla chiacchiera di Boris cerca d’indorare il proprio limitato eloquio ricorrendo alle massime orecchiate dal maestro. L’effetto è esilarante, simile a quello delle screwball comedies firmate da Lubitsch, Howard Hawks e Frank Capra, ma con un’accentuazione parossistica della parte riservata al dialogo. Le risate si sprecano; ma l’ilarità ha un fondo amaro. Poiché l’ilare pessimismo di Woody Allen, quello della ragione, non è riscattato dall’ottimismo della volontà. 25 settembre 2009
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