spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Tangenti Bae Systems, l’escamotage di Londra Stampa E-mail
Il maggior produttore europeo di armamenti è accusato di aver pagato mazzette in giro per il mondo per ottenere l’esclusiva sulle forniture belliche. Affari loschi coperti dall’ex primo ministro inglese Tony Blair 

Bae Systems, il maggior fornitore europeo del settore degli armamenti, sta negoziando un possibile patteggiamento con il Serious fraud office (Sfo) sulle accuse di tangenti e corruzione, che potrebbe portare l’azienda al pagamento di una multa, senza ammissione di colpa. L’accordo, secondo quanto scrive il Times, dovrebbe riguardare le indagini in corso da sei anni in Sudafrica, Tanzania e Repubblica Ceca. Il patteggiamento non riguarderebbe, invece, le possibili tangenti da 114 milioni di dollari pagate da Bae Systems in Arabia Saudita, connesse alla vendita di aerei e navi da guerra, per un valore di oltre 33 miliardi di euro. Quell’inchiesta fu bloccata nel dicembre 2006 dall’allora premier Tony Blair, adducendo motivi di sicurezza nazionale, perché avrebbe fatto venire meno la collaborazione degli arabi nella lotta al terrorismo internazionale. Una decisione che aveva sollevato numerose reazioni, tra cui quella dell’Ocse.Sul versante arabo, però, prosegue l’indagine del dipartimento della Giustizia statunitense, che potrebbe avere esiti più pesanti per la compagnia e che riguarda oltre un miliardo di dollari di tangenti pagate per dieci anni da Bae Systems all’ex ambasciatore dell’Arabia Saudita a Washington, il principe Bandar bin Sultan. Un’indagine per riciclaggio di denaro sporco è in corso anche in Svizzera.

Sul fronte britannico, l’escamotage che consentirebbe a Bae Systems di non ammettere la corruzione, sarebbe quello di accusarla di violazioni fiscali nelle procedure contabili, per non aver riportato le somme versate a intermediari. In Tanzania, l’azienda produttrice di armamenti è sospettata di aver pagato una commissione di 12 milioni di dollari, depositata su un conto in Svizzera e pari al 30 per cento della fornitura, per realizzare un controverso sistema radar militare. La commessa fu difesa, nel 2001, dal primo ministro Tony Blair, con l’opposizione di altri membri del governo, capeggiati dall’allora ministro alle Finanze e attuale premier Gordon Brown. L’affare era stato contestato anche dalla Banca mondiale, che aveva sollevato obiezioni sulla necessità di un sistema di controllo aereo militare, anziché civile, dal momento che la Tanzania possedeva solo otto apparecchi militari e il sistema di controllo aereo scelto costava dieci volte di più del necessario.
L’indagine britannica in Sudafrica, invece, si è concentrata sulla vendita di aerei d’addestramento Hawk e di caccia Gripen nel 1999, per un valore di 1,6 miliardi di sterline e per la quale sarebbero stati pagati 115 milioni a intermediari. Le autorità sudafricane continuano a indagare su possibili tangenti a consulenti del governo.

di Beniamino Bonardi

18 settembre 2009

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer