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Gabon, il voto sa di broglio Stampa E-mail
Ali Ben Bongo, figlio del defunto presidente, viene contestato dagli oppositori. Proteste nelle strade e richiesta di verifica dei verbali delle elezioni. Dietro di lui, la Francia
di Jean Claude Mbede

La politica per Ali Ben Bongo, il  cinquantenne presidente eletto durante le elezioni sempre molto contestate del 30 agosto scorso nel Gabon, sarà così imprevedibile come è accaduto, per esempio nel calcio? Alì, recatosi nello stadio per assistere alla partita della nazionale, sperando in una vittoria delle “pantere”, squadra leader del girone A per le eliminatorie della coppa del Mondo 2010, l’ha vista invece uscire sconfitta, battuta a sorpresa dal Camerun per due reti a zero.
Ecco la situazione nel Gabon, piccolo Paese della regione centrale dell’Africa. Con meno di un milione e mezzo di abitanti, considerato come un Paese a reddito intermedio con il terzo Pil annuale per abitante in Africa. Da tempo il Gabon è al quarto posto nella produzione di petrolio in Africa, al terzo dei produttori di manganese e al secondo posto per il legno.
Però, il «60% della popolazione gabonese vive sotto il minimo vitale (...) e solo il 2% approfitta realmente delle ricchezze del nostro Paese», secondo l’ex capo del governo il ministro e candidato indipendente, Casimir Oyé Mba.
Di fronte alle strade quasi inesistenti all’interno del Paese, dei sistemi sanitario e scolastico insufficienti, il Gabon è «da fare», sostiene da parte sua Pierre Mamboundou, capo storico dell’opposizione, che non ha mai accettato alcun compromesso con la famiglia Bongo al comando del Paese da 41 anni, e scomparso dal 2 settembre dopo essere rimasto ferito e trasportato dai militari verso una destinazione sconosciuta.

Questi dati permettono di comprendere meglio la rabbia della gente nelle strade da Port-Gentil a Libreville, dove le manifestazioni di protesta sono seguite all’elezione di Bongo. Secondo il ministero dell’Interno, i risultati erano i seguenti: Ali Bongo Ondimba, 141.952 voti (41,73%); André Mba Obame, 88.028 voti (25,88%), Pierre Mamboundou 85.797 voti (25,22%). Secondo l’opposizione e la società civile, questi risultati sono diversi da quelli contenuti nei verbali originali, di cui la commissione elettorale non avrebbe tenuto conto. André Mba Obame, ex ministro dell’Interno arrivato secondo, non intende ricorrere alla Corte costituzionale «visto che le verifiche sui verbali di voto non erano finite nella commissione tra i membri della commissione stessa e i rappresentanti dei candidati». Intanto, ci sono i primi morti a Port-Gentil, luogo della contestazione; qui una prigione è stata distrutta e i prigionieri hanno guadagnato la libertà. Un commissariato è stato immediatamente assaltato dagli evasi che hanno tentato di procurarsi alcune armi, mentre il consolato della Francia era stato già messo a fuoco dai dimostranti. La Francia, che ha dodicimila cittadini nel Gabon, si è molto esposta: i suoi mass media, durante la campagna elettorale, hanno sempre affermato che Ali Bongo era il favorito, mentre il popolo sosteneva l’opposto e lo diceva nelle strade. Poi, c’è stata questa mancanza di abilità politica (o piuttosto conferma) di Nicolas Sarkozy, il presidente francese che, in piena campagna elettorale, ha aperto le porte del suo Eliseo a un solo candidato, chiamato per l’appunto Ali Ben Bongo. Non solo. L’8 settembre Sarkozy ha inviato a Bongo una lettera di felicitazioni per la sua «brillante elezione». Fonti ben introdotte in Francia affermano che il figlio del defunto Omar Bongo aveva già ricevuto l’appoggio delle autorità francesi, quando hanno deciso di tacere il decesso del presidente gabonese, morto nell’aereo che lo trasportava in Marocco, ma secondo le nostre fonti, fu l’Eliseo che aveva deciso che questa morte sarebbe stata annunciata soltanto un mese più tardi, dopo che la Francia “avesse risolto” i problemi di una successione scottante. Ovvero far ricredere l’allora ministro della Difesa, (Ali Bongo) sulla inopportunità di un colpo di Stato: molto meglio elezioni “democratiche”.

Ma Ali Bongo adesso è già alla prova.
Non ha il carisma del padre defunto, né la vicinanza necessaria con il popolo che non si riconosce in lui. L’attuale presidente non parla alcuna delle lingue del Gabon, lui che è andato in Francia all’età di 4 anni, ed è tornato per diventare ministro degli Esteri solo a 29 anni, dopo gli studi di diritto alla Sorbona. Cosa farà con questo potere “superiore” che rifiuta il popolo gabonese? Avrà la saggezza di chiamare i suoi oppositori al dialogo per un governo di unità nazionale?

11 settembre 2009

 
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