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Berlusconi ha fatto un Boffo Stampa E-mail
Per le dimissioni del direttore di Avvenire, la Santa sede chiederà il conto al Pdl su pillola abortiva, soldi alle scuole private, riforma fiscale “formato famiglia”. E, non subito, la testa di Feltri
di Alessandro Speciale

Quali saranno le conseguenze del caso Boffo? Archiviata la prima parte dello psicodramma che ha coinvolto l’ormai ex direttore del quotidiano della Conferenza episcopale italiana, con le sue clamorose dimissioni, è questa la domanda che continua ad aleggiare nelle stanze del potere italiano e vaticano. Sono, infatti, molti i punti che rimangono oscuri in questa vicenda: cosa c’è stato, veramente, tra il “signore dei media” del cardinale Camillo Ruini - per quindici anni alla guida non solo di Avvenire, ma anche della (costosissima) tv satellitare Tv2000 e del network radiofonico RadioInBlu, forte di oltre 200 emittenti locali - e la giovane signora ternana che lo ha accusato di molestie? Quali erano i rapporti tra il suo fidanzato all’epoca dei fatti, steward di bella presenza con l’aspirazione di un lavoro in tv, e Boffo? E ancora, perché il premier ha autorizzato il “giornale di famiglia” a sferrare l’attacco al portavoce non ufficiale della Cei ruiniana - ascoltatissimo anche dopo il 2007, quando il “cardinal sottile” ha dovuto cedere il posto al cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova - proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto mettere fine a una estate “calda” sotto il profilo dei rapporti tra Chiesa ed esecutivo con una cena a L’Aquila con il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone?

Domande che per ora difficilmente troveranno risposta: le onde sollevate dal pesantissimo sasso nello stagno lanciato dal Giornale di Feltri sono destinate a continuare a lungo e la loro portata è ancora difficile da definire. I primi a sottovalutare gli effetti delle loro azioni sono stati, con ogni probabilità, proprio gli esecutori e i mandanti dell’attacco «smisurato, capzioso, irritualmente feroce», «sconsiderato e barbarico», come lo ha definito lo stesso Boffo con la sua prosa debordante. La decisione del “primo ministro” del papa, il cardinal Bertone, a poche ore dalla comparsa nelle edicole della prima pagina del Giornale che strillava a nove colonne «Il supermoralista condannato per molestie», di cancellare la cena con il premier è stato un colpo durissimo e spiazzante - raccontano Oltretevere - per lo staff del Cavaliere, che probabilmente pensava a una rapida conclusione dell’affaire con le dimissioni ignominiose di Boffo e una Cei confusa e contrita.

Pareggiati in questo modo i conti,
soprattutto sul piano “mediatico” della reazione immediata - prosegue nel suo racconto una fonte vaticana che conosce da vicino quello che accade in Curia - è iniziata la “guerra di posizione” durata una settimana, con un crescendo polemico sulle pagine dei due giornali coinvolti e una tensione di ora in ora più palpabile tra le due sponde del Tevere; “guerra” a cui, alla fine, la Chiesa ha deciso unilateralmente di mettere fine, dando il via libera alle dimissioni di Boffo. Guai, però, a interpretare questo passo come una resa, tanto più incondizionata: «Noi abbiamo fatto la nostra mossa, ma adesso la palla è nel campo del governo, da cui ci si attende un gesto di portata quantomeno equivalente, se si vuole ricostruire la fiducia», spiegano Oltretevere. La “preda” più ambita, nei Sacri Palazzi, sarebbe l’allontanamento, magari di qui a qualche mese, mascherato con altre motivazioni, di Feltri, ma ci si rende conto che difficilmente Berlusconi potrà umiliarsi fino a questo punto. Resta il fatto che in Vaticano ora si è in attesa di un segnale forte, perché - ecco come viene sintetizzata la situazione - «non si sono incrinati i rapporti tre le istituzioni, che in quanto “istituzionali” rimangono eccellenti e si basano su trattati e su una collaborazione costante tra apparati su moltissime questioni, ma si sono incrinati i rapporti tra le persone».
Non bisogna quindi leggere troppo nell’incontro - cordialissimo, come di prammatica - tra Benedetto XVI e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, in occasione della visita del pontefice a Viterbo lo scorso 6 settembre, e nelle parole pronunciate dallo stesso Letta al termine del suo breve colloquio con Ratzinger: «Tra Italia e Santa sede i rapporti sono saldi e il clima è sereno». Si tratta di un’analisi scontata dei rapporti istituzionali tra due Paesi sovrani e indipendenti, che nulla toglie, però, alla tensione che rimane tra “questi” governanti dell’Italia e “questa” gerarchia della Santa sede. Il caso Boffo, spiega un altro sacerdote che lavora a stretto contatto con la segreteria di Stato, è stato vissuto quasi come un “tradimento”: «Un tempo - racconta - gli uomini della Dc erano “i nostri”, per così dire, anche se poi, sulla base di questa considerazione, li si poteva criticare perché corrotti, arrivisti, incapaci o quant’altro; con il partito di Berlusconi, in un certo senso, era lo stesso. Il centrodestra era comunque ritenuto strutturalmente più affidabile di un centrosinistra che non c’è». «Ora - aggiunge il sacerdote - questa percezione non c’è più, e ci saranno conseguenze, naturalmente non subito, ma a medio termine».

Avranno quindi molto da fare, i “pontieri” del Pdl, per ricucire i rapporti con la Chiesa. Il terreno su cui la maggioranza vuole trattare, naturalmente, sarà quello ben collaudato della bioetica: alla scuola di formazione per giovani berluscones organizzata dalla Fondazione Magna Charta a Frascati - ospite d’onore il presidente della Pontificia accademia per la vita e “cappellano” di Montecitorio, monsignor Rino Fisichella - Maurizio Gasparri si affannava a ripetere ai giornalisti che la commissione d’inchiesta sulla Ru486 si sarebbe fatta, e subito, non appena ripartiranno i lavori del Senato. D’altra parte, lo stesso Fisichella, come ogni anno, si è portato per una settimana una cinquantina di parlamentari di entrambi gli schieramenti - per la maggioranza guidavano la delegazione il ministro della Giustizia Alfano e il ciellino vicepresidente della Camera Maurizio Lupi - in pellegrinaggio in Siria, sulle orme di San Paolo: al centro delle discussioni di viaggio, accanto all’elevazione spirituale, ci sarà stata anche la legge sul testamento biologico, da proteggere a Montecitorio dagli stravolgimenti annunciati da Gianfranco Fini.

Se questi due capitoli - Ru486 e biotestamento - andranno in porto rapidamente e senza scosse, il segnale mandato Oltretevere sarebbe sicuramente positivo, e prontamente raccolto. Ma difficilmente le questioni “eticamente sensibili” basteranno da sole a chiudere la ferita aperta dal caso Boffo, se non altro perché su questo punto la Chiesa aveva già raccolto molto, e senza grande fatica, anche negli anni passati. Le “dolenti note” per la gerarchia cattolica sono altre: da una forma di finanziamento più stabile e sostanziosa di quella attuale per le scuole private a una riforma del fisco “a misura di famiglia” che - come ha ricordato non senza una punta di malizia il cardinale Ruini - è stata invariabilmente promessa da ogni nuovo governo degli ultimi 15 anni. C’è poi la questione dell’immigrazione. Tra i vescovi, la preoccupazione per l’influsso culturale della Lega che, in alcune regioni, soprattutto al Nord, sta portando all’erosione dei valori cristiani profondi della gente è forte, e la consapevolezza che l’intolleranza padana sta spaccando parrocchie e associazioni cattoliche è arrivata anche ai piani alti della Cei. Ma il Carroccio è oggi così forte da non poter essere liquidato con una semplice condanna e i suoi leader, ormai, anche nei rapporti con la Chiesa si muovono in autonomia da Berlusconi, come testimoniato dall’incontro di Bossi e Calderoli con Bagnasco nel pieno del caso Boffo. 

11 settembre 2009

 
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