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Videocracy rovescia l’ipotesi di 1984 e trasforma gli spettatori stessi in un immenso reality
Quando George Orwell scrisse 1984 lo stalinismo aveva inferto un colpo mortale alle sue illusioni di militante socialista. La guerra civile spagnola si era trasformata in una lotta fratricida tra comunisti ortodossi e sinistra libertaria. La Seconda guerra mondiale aveva eliminato dalla scena politica il nazifascismo; e aveva segnato anche il trionfo dello stalinismo. Orwell, insomma, era angosciato dalla minaccia di un totalitarismo universale, che descriveva attraverso la metafora del “Grande fratello”, il dittatore che appariva solo attraverso i teleschermi, gli autentici strumenti del suo potere, dai quali riusciva a controllare ogni passo dei suoi sudditi. Di solito il futuro preannunciato dai romanzi avveniristici non trova alcuna conferma. Secondo i futurologi del secolo scorso, noi dovremmo avere già colonizzato i pianeti del sistema solare ed esplorato il centro della Terra; saremmo entrati in una nuova età augustea, con numerose feste e molto tempo libero, in un’età neoellenistica, con la progressiva perdita dei valori legati al successo e alla carriera. A smentire tali anticipazioni basta guardarsi intorno: sulla Luna abbiamo smesso di andarci e tanto meno abbiamo esplorato il centro della Terra; quanto poi alla nuova “società ellenistica” sotto certi aspetti si sta effettivamente verificando, ma non così la perdita progressiva dei valori legati al successo e alla carriera, che al contrario vengono esaltati attraverso una videocrazia, la quale cerca di dimostrarci la necessità di apparire, se vuoi esistere. A questo punto il “Grande fratello” cambia posto, si siede in platea e detta legge a chi s’illude di trovare una scorciatoia al successo, apparendo in televisione, ma inganna anche gli spettatori che si stanno incretinendo ai loro spettacoli. Una versione soft del “mondo nuovo” è in Videocracy, presentato a Venezia e già uscito in sala. Un film di fantascienza? Al contrario, un documentario che indica in Berlusconi l’esempio più eclatante di ciò che sta accadendo nel mondo e nell’Italia, dove si sperimentano le tecniche più avanzate della nuova cultura di massa. La sua drammaticità sta nel fatto che si basa su una realtà, non su ciò che accadrà, ma su ciò che è già accaduto. di Callisto Cosulich 11 settembre 2009
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