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Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo Stampa E-mail
Le denunce delle ultime settimane non hanno migliorato la situazione dello scalo romano: sporcizia, ritardi e disservizi «non all’altezza di un aeroporto internazionale». Viaggio nell’hub del Belpaese
di Sofia Basso

Sporcizia, ritardi e disservizi: benvenuti all’aeroporto di Fiumicino, porta d’ingresso della Capitale e del Paese. Dopo un agosto da dimenticare, tra ritardi, terminali in tilt, valigie rimaste a terra e denunce eccellenti, la settimana della ripresa autunnale si apre con i problemi di sempre. Malgrado gli osservatori dell’Enac abbiano registrato qualche miglioramento nei tempi di riconsegna dei bagagli, per alcuni dei tre milioni e mezzo di passeggeri che ogni mese transitano dall’hub nazionale la riconquista del trolley rimane un’odissea. «Lasci stare, siamo arrabbiatissimi: per riavere le valigie abbiamo aspettato ore!», protestano due giovani giunti da Madrid il 31 agosto. A lamentare un’attesa eccessiva è anche uno straniero in arrivo da Malta: «Un’ora e un quarto!». Una viaggiatrice in arrivo da Atene dichiara di aver aspettato mezz’ora: «Mi è andata bene, se consideriamo che due giorni fa venivo da Washington e davanti ai nastri ci sono stata quasi due ore». Se da Palermo e da Olbia tutto è andato liscio, da Oslo la riconsegna dei bagagli è stata snervante: «Minimo tre quarti d’ora». Sorride con gentilezza un uomo in arrivo da Tunisi: «No, le valigie non le ho aspettate molto. In compenso ho atteso a lungo il volo, che è partito con quasi un’ora di ritardo». Anche da Toronto i bagagli sono arrivati con tempismo: «La lunga attesa ci è toccata al controllo passaporti», spiega un viaggiatore. All’indomani dei grandi rientri, anche lunedì è stato un giorno caldo allo scalo romano, con voli cancellati e ritardi oltre la mezz’ora pure per gli arrivi nazionali. Le statistiche inchiodano Alitalia, che a Fiumicino ha consegnato le valigie in orario solo nella metà dei casi. Per non parlare dei voli partiti con meno di 15 minuti di ritardo: solo il 44 per cento di quelli dell’ex compagnia di bandiera. Inutile provare a telefonare ai gestori del bagaglio per avere notizie: se si digita il numero indicato sul sito dell’aeroporto per Aviapartner e Flightcare ci si sente rispondere che «il numero selezionato non può essere raggiunto». Se si chiama l’Eas, scatta il fischio del fax.

Oltre ai passeggeri, a essere su tutte le furie per il caos Fiumicino sono anche gli addetti all’accoglienza viaggiatori. Perché se il volo o il ritiro dei colli del cliente accumula ritardi, ad aspettare per ore sono anche loro, in un faticoso pressing davanti alle porte automatiche degli Arrivi del Leonardo da Vinci. «Ieri sera aspettavo un cliente da Tel Aviv: doveva arrivare alle 21:40 e invece è uscito solo alle 23», lamenta Antonio, conducente a noleggio che da 15 anni lavora su commissione delle agenzie di viaggio. «E poi guardi che sporcizia - dice indicando il pavimento degli Arrivi - sembra di essere nel Terzo mondo! Se proprio devo andare in bagno, mi turo il naso».
La prima denuncia eccellente della “vergogna Fiumicino” è arrivata dal sindaco capitolino Gianni Alemanno, che martedì 25 agosto è inciampato nei ritardi della riconsegna bagaglio, attendendo ore in una sala con aria condizionata malfunzionante e bagni indecenti. E subito sono scattate le grandi manovre per cambiare le cose. «Servizi igienici impresentabili, troppa sporcizia, non certo all’altezza di uno scalo internazionale». Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino, ha bandito una nuova gara pubblica per affidare le pulizie dell’hub a un altro fornitore. A settembre il gruppo che fa capo al presidente della Lazio Claudio Lotito sostituirà il consorzio Igs. L’Enac ha minacciato di ritirare le certificazioni agli handler dei bagagli. Il 16 settembre il direttore generale dell’ente Alessio Quaranta incontrerà le compagnie aeree operanti a Fiumicino, AdR, gli handler e le rispettive rappresentanze istituzionali. Intanto i sindacati puntano il dito contro la liberalizzazione del mercato del trasporto aereo che avrebbe comportato eccessivi tagli del personale.

Le proteste e l’imminente fine del contratto
di pulizia non hanno però migliorato la situazione. Anzi. Chi atterra a Fiumicino in questi giorni viene accolto da cartacce, mozziconi, macchie e rifiuti. Ma il problema non è solo igienico. A mancare è anche la manutenzione tecnica. I tre ascensori che dagli Arrivi portano ai due piani superiori hanno i vetri rotti e salgono e scendono a singhiozzi. La gente con molti bagagli aspetta in fila e quando l’apparecchio comincia ad arrancare si chiede a voce alta se non fosse stato meglio farsi la salita a piedi. Dei quattro bagni per le donne agli Arrivi, uno non si apre e due non si chiudono. Risultato: nell’unico utilizzabile manca la carta igienica.
Anche i fortunati che possono abbandonare subito lo scalo perché non devono aspettare voli in ritardo o coincidenze, rischiano di cadere male. Appena il passeggero varca la porta degli Arrivi viene avvicinato da tassisti abusivi o dagli addetti degli Ncc, noleggio auto con conducente, che affittano i banchi dello scalo. Malgrado il Comune abbia stabilito la tariffa fissa di 40 euro per le corse tra l’aeroporto e qualsiasi destinazione all’interno delle mura aureliane (bagagli compresi, fino a quattro persone), chi abborda i viaggiatori vuole 65 euro, che salgono tranquillamente a 80 se il gruppo è di tre persone con tanti bagagli. Pure con i taxi regolari la fregatura non è esclusa: alla domanda su quanto costa andare in centro, il conducente ci prova: «Una quarantina di euro. Dipende da quanti siete». Altri spacciano addirittura un aumento della tariffa fissa a 60 euro. Con tanto di avvisi appesi all’interno dell’abitacolo.

Con il treno si rischia meno, ma nemmeno le ferrovie garantiscono il viaggiatore. All’arrivo alla stazione di Fiumicino aeroporto il paesaggio è desolante: i tabelloni delle partenze sono vuoti e quindi è impossibile sapere a che ora passerà il successivo treno per la Capitale. Soprattutto, quando all’improvviso viene annunciata la partenza di un regionale che attraversa l’area metropolitana, non viene precisato che il convoglio ferma anche a Roma Trastevere, Ostiense, Tuscolana e Tiburtina, ma si cita solo la destinazione finale (Fara Sabina o Poggio Mirteto), che ai non romani non dice assolutamente nulla. Lo straniero finisce così per comprare il biglietto per il costoso Leonardo express (11 euro contro i 5,5 del regionale) perché il treno di prima classe è annunciato con la più chiara destinazione di Roma Termini. Se una volta arrivato in piazza dei Cinquecento il passeggero stanco del lungo viaggio decidesse di prendere un taxi, pagherà il supplemento di 2 euro che si applica alla corse in partenza dalla stazione centrale. E poi ci stupiamo che la bella Italia continui a crollare nelle statistiche del turismo mondiale.

4 settembre 2009

 
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