A Ventotene un libraio ha fondato una casa editrice per pubblicare i testi di una storia particolare. Quella degli antifascisti, socialisti, comunisti, anarchici e federalisti europei di Licia Pastore
«I nostri occhi eran sempre sul mare, quasi a cercarvi la nave favolosa disegnata nella mente dalla lunga attesa di quegli anni… noi guardavamo il mare con la ferma determinazione di passarlo, di raggiungere i nostri compagni di azione e di lotta…». Furono vittime di soprusi e provocazioni da parte dei sorveglianti, limitati nei movimenti e nei contatti, controllati a vista. Ma quel luogo di detenzione per uomini e donne ribelli non bastò per arginare l’appassionato fervore che trasformò quel periodo coatto, in un momento ricco di riflessioni politiche, in cui furono scritte pagine importanti della storia. È un quadro sfaccettato, con fonti inedite, che a più voci ricostruisce la vita dei confinati sull’isola di Ventotene durante gli anni più bui del fascismo. Partendo dal 1928, ovvero da quando quell’isola di «solitaria bellezza» fu individuata come luogo di confino per gli oppositori del regime. è in questo senso che le pagine del volume Ventotene, Isola di confino di Filomena Gargiulo, primo dei due libri editi dalla piccola casa editrice Ultima spiaggia individuano attraverso l’originale prospettiva scelta, l’interazione che ci fu tra i diversi schieramenti di anarchici, socialisti, comunisti, giellisti, federalisti europei, reduci dalla guerra civile spagnola, nonché un gruppo di donne coraggiose. Tutti ammassati sull’isola.
«La decisione di aprire una piccola casa editrice, l’ennesima, penserà qualcuno, nasce dopo aver constatato la totale disattenzione e disinteresse da parte dell’editoria maggiore nei confronti della storia ventotenese - spiega Fabio Masi, libraio e neo editore -. è una caratteristica delle piccole case editrici occuparsi di storia “minore” ed è giusto che siano realtà locali a valorizzarla. Il confine tra la storia con la S maiuscola e quella locale qui è molto labile». Piccola, con difficili e rari approdi, sin dai tempi più antichi, l’isola fu scelta come luogo ideale di segregazione. «Da Giulia, figlia dell’imperatore Cesare Augusto, alle due Agrippine. Da Ottavia a Flavia Domitilla, per l’epoca romana. Settembrini, Spaventa, e uno dei più importanti e profondi pensatori dell’epoca Salvatore Morelli, ospiti nel periodo Risorgimentale. E poi quelli del Ventennio, al punto da definire quella “ciabatta sul mare” una vera e propria università dell’antifascismo. è fondamentale che una libreria, dovunque essa sia - continua Fabio Masi - valorizzi al massimo la storia locale, qualunque essa sia, perché solo conoscendone la storia si può rispettare il proprio territorio e impostare nella giusta maniera il proprio futuro. In un Paese che stenta a fare i conti con la propria storia e che si divide tra chi vuole festeggiare, e chi no, il 25 aprile oppure i 150 anni dell’Unità d’Italia, il lavoro dei librai e degli editori può risultare fondamentale per mantenere viva la memoria. Le prime due nostre pubblicazioni hanno come obiettivo proprio questo». «Ventotene isola di confino scritto da Filomena Gargiulo, ventotenese - sottolinea l’editore - è la prima storia completa del confino politico sull’ isola.
Il libro oltre a contenere l’elenco più completo mai pubblicato di antifascisti confinati sull’isola, ha il pregio di raccontare il confino dal punto di vista delle tre comunità allora presenti: quella dei confinati, ovviamente, quella dei locali e infine dal punto di vista dei miliziani fascisti. Strano il mix sociale che si veniva a creare. Provate a immaginare personaggi come Di Vittorio, Spinelli, Longo, lavorare la terra a stretto contatto con isolani ricchi solo della loro cultura contadina. Provare a immaginare i dialoghi tra loro, i reciproci scambi di consigli pratici su come lavorare meglio la terra, gli scambi di favori, di nascosto chiaramente, è cosa assai affascinante e intrigante». In Memorie di un ex terrorista, secondo testo editato (che con il primo verrà presentato a Ventotene il 31 agosto alle ore 21), Giuseppe Mariani descrive la sua vicenda umana e politica che lo vide tra i protagonisti di un’epoca densa di avvenimenti drammatici come quella di inizio secolo scorso. «Attraverso Mariani i lettori potranno toccar con mano non solo le tensioni dell’epoca ma anche la dura, durissima realtà carceraria del penitenziario di Santo Stefano, isolotto situato dinanzi a Ventotene».
Costruito sotto il Regno borbonico a fine Settecento seguendo la teoria del panopticon poi delineata dal filosofo inglese Jeremy Bentham, il carcere di Santo Stefano è stato per oltre cent’anni il più terribile dei luoghi di detenzione italiani. «Qui Mariani passerà circa 25 anni della sua esistenza, 9 dei quali in completo isolamento a seguito dell’attentato al teatro Diana di Milano del 1921 - spiega Fabio Masi -. In tutto questo periodo, lui che aveva solo la terza elementare, non farà altro che leggere e studiare, diventando tra l’altro un abilissimo narratore. Lo spessore umano e la sua vicenda politica sono talmente rilevanti che un personaggio come Sandro Pertini, ospite per un breve periodo anche lui di Santo Stefano, ne rimase a tal punto colpito da portare avanti, una volta terminata la Seconda guerra mondiale, una personale battaglia a favore della concessione della grazia a Mariani. Cosa che puntualmente avverrà nel 1947. Una volta liberato, Giuseppe Mariani terminerà i suoi giorni in quel di Sestri Levante lavorando come libraio». E sarà proprio un libraio che diventa editore a far conoscere la sua storia. 28 agosto 2009
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