La penisola iberica è al secondo posto in Europa per numero di divorzi: merito di una riforma del diritto di famiglia che ha velocizzato i tempi. Ma la tendenza potrebbe invertirsi, per la gioia del Partito popolare di Susan Dabbous
La notizia buona è che il numero delle separazioni è leggermente sceso nei primi mesi del 2009, quella cattiva è che dall’introduzione in Spagna del divorzio express nel 2005 le rotture sono aumentate del 140 per cento. Ma dietro il calo delle percentuali registrate nel primo trimestre dell’anno in corso non c’è nessun romanticismo. A tenere incollate le coppie, anche se recalcitranti, è la crisi economica: con un tasso di disoccupazione che supera il 17 per cento, gli spagnoli si concedono meno colpi di testa. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto delle politiche familiari spagnolo, i divorzi costituiscono il 93 per cento delle rotture a discapito delle separazioni (ormai quasi scomparse) e degli annullamenti. I numeri parlano chiaro: dal 2005 a oggi i divorzi sono passati da 795mila a oltre un milione e 200mila. In media in Spagna si rompe una coppia ogni 4,5 minuti. Secondo l’osservatorio The family watch, solo il Belgio riesce a fare peggio. «Ormai è più facile divorziare che rescindere il contratto con il proprio gestore telefonico», hanno commentato i conservatori iberici del Partito popolare, che si sono sempre battuti contro la riforma del diritto di famiglia. In effetti la modalità del divorzio express ha quasi azzerato il cosiddetto periodo di riflessione, che in Italia dura inverosimilmente tre anni mentre nella Spagna pre riformata durava al massimo 18 mesi. Ora invece bastano 60 giorni e divorziare è possibile già trascorsi i primi tre mesi dal fatidico sì. Oltre all’abbreviazione della procedura c’è anche un notevole risparmio economico ma in realtà a fare la vera differenza è il risparmio di tempo, più che la voglia di tenersi in tasca i soldi. Sul sito medivorcioy.com ( di portali ce ne sono tanti) si può persino inoltrare legalmente la propria richiesta consensuale scegliendo tra separazione o divorzio. Per rendere la propria procedura effettiva bisogna recarsi una sola volta dal giudice. In questo modo il costo medio si è abbassato notevolmente: dire legalmente addio al proprio partner costa circa 450 euro, consulenze legali comprese nel prezzo. Mentre in Italia la spesa minima per una separazione consensuale è di 4.000 euro, anche se le coppie povere hanno diritto al patrocinio. Un altro mito da sfatare poi è quello che i meno abbienti, non avendo nulla da spartire, litighino meno. In realtà, come si legge dal sito www.divorcioexpress.com, l’esperienza dimostra che la conflittualità fra moglie e marito non dipende dall’entità dei patrimoni sul piatto. «I due coniugi sono capaci di scannarsi alla stessa maniera per 100 euro o per 1 milione», scrive in un commento un esperto di diritto di famiglia. Per i Popolari europei l’Italia sarebbe invece un bell’esempio da prendere a modello. Stando ai dati Istat del 2007, il nostro Paese è il fanalino di coda dell’Ue industrializzata con 50.669 dissoluzioni definitive. Ma se in Italia i divorzi scarseggiano per via dello sfiancante e costoso iter burocratico, le corna invece abbondano. Il 70 per cento delle persone sposate ammette di aver avuto o di desiderare una scappatella (dati Asper). Insomma, «se il tradimento fosse punito - ha notato l’avvocato matrimonialista Anna Maria Bernardini De Pace - tutta l’Italia sarebbe in carcere». Con il divorzio express, invece, gli spagnoli sono riusciti a evitare un’altra forma di prigionia: quella delle separazioni in casa, in attesa che un togato dica formalmente a uno dei due partner che è giunto il momento di sloggiare. 17 luglio 2009
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