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Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti Stampa E-mail
L’azienda di trasporti Riela Group, confiscata alle cosche, va in perdita. Mentre il consorzio Se.Tra., vicino agli ex proprietari, si prende i suoi affari. E intanto c’è chi dice che gli uomini d’onore amministrano meglio delle istituzioni pubbliche
di Renato Camarda da Catania

Mettiamo che vi sia capitato di leggere, il 25 febbraio scorso, un titolo del quotidiano catanese La Sicilia: «Azienda ricca quando era mafiosa, ora confiscata rischia il fallimento». Come avete reagito? Nell’ordine, potreste avere concluso che: A- la mafia sa amministrare meglio dello Stato; B- che siamo di fronte a un altro caso di mala informazione. L’argomento non è di poco conto, visto che l’anno scorso la Procura di Catania ha ordinato il sequestro di beni per oltre 400 milioni di euro, per la cui amministrazione è responsabile lo Stato.
L’azienda di cui si parla è la Riela Group, un tempo leader nel campo dei trasporti, con sede a Belpasso, in provincia di Catania. In effetti il fatturato della ditta dal ’98 a oggi è passato da 20 milioni di euro circa a meno di 600mila euro. I dipendenti sono passati da duecento circa a 24. L’argomento è di immediata attualità, visto che nei prossimi giorni il Tribunale del riesame di Catania dovrebbe decidere di un altro sequestro, quella che riguarda il consorzio Se.Tra., costituito, secondo i giudici, dagli ex proprietari per riappropriarsi degli affari dell’azienda confiscata. Ma delle manovre della Se.Tra. nel giornale catanese non c’è traccia. Intanto, l’associazione Antiestorsione Libero Grassi fa notare, a proposito di questo caso, che «il racket cambia pelle: non più atti intimidatori per distruggere le aziende ma controllo e acquisizioni delle imprese».

Facciamo un passo indietro nel tempo.
Nel 1999 la Riela Group viene confiscata in via definitiva «stante la riconducibilità del gruppo a indiziati di appartenenza ad associazione di tipo mafioso, il clan Santapaola». Il gruppo faceva capo a Lorenzo Riela, deceduto nel settembre 2007, al figlio maggiore Francesco, attualmente detenuto con la pena dell’ergastolo per omicidio, e ad altri tre figli, Luigi, Filippo e Rosario. Questi ultimi hanno continuato a lavorare nell’azienda paterna fino a poco tempo fa. All’atto della confisca venivano nominati gli amministratori giudiziari: per il periodo 1998-2000 tocca all’avv. Teodoro Perna e al dott. Giuseppe Giuffrida. Sono loro che fanno perdere soldi all’azienda? No, come dichiarato dagli stessi in una lettera a La Sicilia del 26 febbraio 2009. «Quando c’eravamo noi i volumi di affari si sono attestati sui 20 milioni di euro l’anno, e in queste condizioni (…) l’azienda è stata consegnata all’Agenzia del Demanio». Allora è il Demanio il colpevole? Non è così per il prof. Gaetano Siciliano, commissario della Riela, ex presidente dell’Ordine dei commercialisti di Catania, che in una lettera a La Sicilia del 1 marzo 2009, scrive: «Nel periodo della mia gestione il volume di affari del gruppo si è attestato a 24 milioni e 816mila euro. In questo periodo, nessuno dei lavoratori ha perso il posto. A maggio del 2003 è cessato il mio mandato». Più che “cessare”, il suo mandato è stato “revocato”, visto che il professore è stato condannato in 1° grado per peculato. Aveva, infatti, fissato, senza autorizzazione, il compenso per il proprio lavoro alla Riela: 381mila euro. Nel 2003 viene nominato commissario l’avv. Letterio Arena, coadiuvato dal rag. Monastra. Dopo qualche anno, il loro posto viene preso dal dott. Alessandro Scimeca, che ancora oggi occupa l’incarico. Le perdite della Riela sembrano iniziare nel 2003 ma non risulta che né Arena, né Monastra né Scimeca abbiano scritto a La Sicilia per manifestare la loro estraneità alle perdite dell’azienda.

Ed ecco il colpo di scena. Il 10 marzo 2008, su ordine della Procura della Repubblica di Catania, la Guardia di finanza sequestra il Consorzio Se.Tra. Service, amministrato da personaggi riconducibili agli stessi Riela e a Giuseppe Intelisano, già reggente della famiglia catanese di Cosa nostra. Insomma, i fratelli Riela  - cui è stato permesso di lavorare come impiegati dell’azienda confiscata - «hanno posto in essere una precisa strategia volta ad appropriarsi di quote significative di mercato del Riela Group». In altre parole, la Se.Tra. è riuscita a soffiare alla società confiscata gran parte dei clienti. Pare addirittura che, in un primo periodo, la Se.Tra. avesse i propri uffici negli stessi locali del Riela Group.

La Se.Tra. viene quindi sequestrata per il delitto di truffa aggravata ai danni dell’Agenzia del Demanio ma fa ricorso al Tribunale del riesame e ottiene il dissequestro. Gli avvocati della difesa dichiarano che i contratti di appalto tra la Riela e la Se.Tra., con cui di fatto gli affari passavano da un gruppo all’altro, erano stati autorizzati dagli amministratori giudiziari. La Procura fa subito ricorso in Cassazione, spiegando che «i contratti di appalto avevano costituito il mezzo per indurre i clienti del Gruppo Riela a transitare nel Consorzio, con conseguente perdita dell’avviamento dell’impresa e, da ultimo, anche dei dipendenti, transitati dal Gruppo Riela alla Se.Tra». Inoltre, si faceva notare che anche se la parte offesa, in questo caso il Demanio, ha commesso errori, il delitto di truffa rimane. Al momento non risulta che gli amministratori dell’azienda siano sottoposti a indagine. Nel settembre 2008 la Corte di cassazione, di cui faceva parte tra gli altri, anche il dott. Pier Camillo Davigo, dà ragione alla Procura, e chiede al Riesame di rivedere la propria decisione sul dissequestro. Ed è proprio di questa decisione che si è ancora in attesa. Nel frattempo, il 9 aprile scorso i fratelli Riela, in una lettera a La Sicilia, accusavano gli ultimi amministratori giudiziari di non aver saputo gestire l’azienda. Omettevano, però, di citare il ruolo della Se.Tra.
Rimane il fatto che la società confiscata sta attraversando un periodo di grave crisi, che mette a rischio il lavoro dei 24 dipendenti rimasti. E dire che l’azienda, nonostante sia stata di fatto depredata e svuotata, dispone ancora di officine meccaniche, mezzi di trasporto e altri beni che potrebbero benissimo essere usati dalle varie pubbliche amministrazioni.

17 luglio 2009

 
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