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Una boccata d’aria in un’Italia asfittica. Viene dalle “cronache” sferzanti di Massimo Onofri
Massimo Onofri è uncritico letterario che decide di leggere come “testo” non solo le opere letterarie ma ogni prodotto culturale e così interpretarlo, commentarlo, decostruirlo, secondo una ispirazione che risale almeno al primo Barthes e in Italia a Pasolini e Sciascia. Dopo tre anni da una prima raccolta di articoli esce ora Nuovi sensi vietati, diario pubblico e contromano 2006-2009 (Gaffi), prezioso esercizio di “ecologia” culturale. Si va dalla letteratura al calcio, dalla politica alla tv, da Mario Soldati a Briatore, dalla Bindi alla Fallaci, da Moravia a Pirlo... Onofri è spietato e insieme appuntito nei suoi affondi e invettive. Di Sanguineti cita una dichiarazione - il suo essere assolutamente disinteressato verso i figli - che ne rivela certa aridità. Di Eco ricorda l’ineffabile rifacimento erudito-parodistico di Dante, una forma di teppismo goliardico contro la bellezza, che potrebbe invocare l’intervento di qualche giudice. Mentre il plagiaro confesso Galimberti scrive saggi stilisticamente sciatti, di una sciatteria che è tipicamente accademica. Il libro è una boccata d’aria in un Paese «asfittico e conformista». Onofri non ha alcuna riverenza nei confronti di icone mediatiche pur celebrate dalla sinistra. Mi limito ad alcune figure femminili. Si pensi alla descrizione malevola, idiosincratica, e decisamente controcorrente, di Carla Bruni in Sarkozy «con quelle labbra sottili, quegli occhi d’azzurro spento, quel viso incavato, gelida fino ad apparire funerea,..». O anche a quella di Sabrina Ferilli: attrice di «scarsissimo talento», «sguaiata, e di bellezza crassa, ma non popolare», che appartiene cioè non tanto al “popolo” di Pratolini quanto alla “gente” di Un borghese piccolo piccolo. Mentre di uno spot inqualificabile di Dolce & Gabbana nota la cultura maschilista della sopraffazione e dello stupro. I “valori” di Onofri - tutti fatalmente “in scadenza” nella nostra epoca - sono la discrezione e la signorilità e poi gusto, sobrietà, eleganza intellettuale, amore per la verità, senso dell’onore, saggezza (di un «uomo d’altri tempi» come il portiere Peruzzi), elementare correttezza civica (di chi butta la carta nei cestini, il gesto più “antitaliano” che si possa immaginare), una “popperiana” tolleranza laica, tutte cose assai più concrete di ogni sorte progressiva e futura emancipazione dell’umanità. Il suo è un conservatorismo eversivo, che viene da lontano e che nasce da un dolente, tenero nichilismo. Il linguaggio è comunicativo ma non disdegna preziosismi e arcaismi: di Consolo si dice che la sua lingua «s’inciela nella tradizione»! C’è un ritratto, commosso, che riguarda il compianto Sandro Onofri, omonimo dell’autore ma non parente. È descritto come un «uomo purissimo» ironico e dal giudizio limpido. Di lui, nato da una famiglia d’artigiani, si rievoca l’elogio delle “pause”. Ecco, credo che lo stesso iperattivismo intellettuale di Massimo Onofri, la sua fittissima produzione critica, la sua inesausta verve militante, nascono da una inconfessata nostalgia della lentezza e della quiete. di Filippo La Porta 10 luglio 2009
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