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Nel 2008, su 3.500 dipendenti dell’istituto internazionale con posizioni professionali, solo 4 erano afroamericani. Peggio di trent’anni fa. Nessuna garanzia che gli obiettivi di multirazzialità vengano rispettati
Trent’anni fa, un articolo del Washington Post documentò la situazione dei neri all’interno della Banca mondiale: di come fossero sottorappresentati e delle pratiche discriminatorie nella promozione del personale. Da allora, numerosi studi della stessa Banca hanno ribadito l’esistenza del problema.
Il Government accountability project (Gap), un’organizzazione statunitense non profit per la tutela dei lavoratori che denunciano le loro compagnie, ha pubblicato una ricerca, basata su interviste a fonti ben informate, da cui emerge che, nel 2008, su oltre 3.500 dipendenti della Banca mondiale con posizioni professionali nelle varie sedi, di cui oltre 1.000 sono cittadini statunitensi, solo 4 erano afroamericani. Una situazione peggiore di trent’anni fa. Formalmente, la Banca appare molto impegnata contro la discriminazione, avendo adottato misure con alta visibilità: convocazioni di task force, un programma per l’eguaglianza razziale, un ufficio per i programmi di diversità, l’annuncio di una politica di tolleranza zero nei confronti della discriminazione razziale. Nella realtà, però, le procedure antidiscriminazione devono ancora essere attuate e sono poche le misure significative per migliorare la situazione del personale di colore.
Sebbene la Banca abbia fissato obiettivi di diversità razziale in ogni dipartimento, non riesce a controllare e migliorare le decisioni su assunzioni e promozioni, che non vengono rispettate. Poiché l’istituto non è soggetto alle leggi nazionali, i comportamenti discriminatori che avvengono al suo interno possono essere impugnati solo davanti a un suo tribunale interno, che richiede ai querelanti un procedimento molto oneroso. Basti dire che, negli ultimi dodici anni, ci sono stati solo 21 ricorsi per discriminazione razziale e in nessun caso le ragioni dei ricorrenti sono state accolte. In un rapporto del 1999, di fronte all’inefficacia del sistema giudiziario interno della Banca, il General accounting office (Gao), il braccio investigativo del Congresso americano, aveva formulato alcune raccomandazioni, le principali delle quali, dieci anni dopo, non sono ancora state adottate.
Come osserva Bea Edwards, direttore del programma internazionale del Gap - la cui ultima ricerca è stata limitata dal fatto che non era consentito l’accesso a molti documenti interni alla Banca mondiale - a differenza di quanto avviene in molte aziende private, i manager della Banca non godono di incentivi che li spingano a incrementare la diversità, perseguendo gli obiettivi previsti per i vari dipartimenti. di Beniamino Bonardi 10 luglio 2009
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