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L’insalata a suon di rock Stampa E-mail
L'ultimo di Beatrice Antolini album A due è stato pubblicato anche in Inghilterra e questo week end è tra le protagoniste del festival delle Passioni di Mantova

Eclettica, colorata, piena di stile e brava. Col suo ultimo album A due è sbarcata in Inghilterra ma non provatela a definire la regina dell’indie rock italiano. Di indie nella musica a tratti burlesca di Beatrice Antolini c’è ben poco ma tanta della classe del rock di un tempo. A Mantova nell’ambito del festival della Passioni si presenta col cuoco Enrico Crippa nella realizzazione di un piatto a tratti pop mentre prosegue per tutta l’estate il suo tour.

Come nasce il progetto con lo chef Enrico Crippa?
Ci siamo incontrati e ci siamo raccontati un po’ quello che a lui piace cucinare e a me suonare. Abbiamo trovato delle affinità, nella musica come nella cucina c’è una parte sia estetica che emotiva. Entrambi pensiamo che un piatto come un pezzo musicale può essere molto raffinato ma se non arriva al pubblico non serve a niente.

Che piatto avete scelto?
Pieno di colori e fiori che è un’insalata che lui fa. A prima vista può sembrare semplice, in realtà è con circa 80 tra erbe, fiori e germogli, ogni boccone è differente. Io sto immaginando un momento musicale descrittivo che esalti la realizzazione.

Passando alla tua carriera, molti ti definiscono la regina dell’indie rock italiano.
Preferirei solo del rock. Io vorrei essere compresa nel rock italiano, lo stesso di vent’anni fa quando la parola indie non esisteva ma c’era solo la qualità.

A due da pochi mesi è uscito anche in Inghilterra e hai fatto un tour lì, com’è
andato?

Mi sono sentita a mio agio, mi è piaciuta la risposta del pubblico, diverso da quello italiano. Lì il rock fa parte della cultura musicale, noi abbiamo il cantautorato e loro i Beatles. Vedono la qualità dei musicisti e lì bisogna stare attenti perché sono molto preparati. Spero di essere stata una novità. Io propongo quello che faccio qui e lì ricomincio daccapo.

Un giovane artista come te può vivere con la musica in Italia?
Ti faccio una provocazione: mi hanno detto che con i miei riscontri in Italia, se fossi stata in Inghilterra a quest’ora sarei abbastanza ricca. è vero, perché con la promozione che ho fatto quest’anno avrei la stessa popolarità e forse mi avrebbe portato a dei guadagni maggiori, purtroppo c’è la crisi. Quello che ti posso dire è che si può sopravvivere, vivere ancora no.

Il prossimo disco lo farai in Italia o in Inghilterra?
Non lo so, è più importante farlo con qualcuno che è sulla tua stessa linea. Finora mi sono sempre autoprodotta. Spero di continuare ad avere una libertà totale sulle mie cose, è questo l’importante.

Quanto i tuoi esordi teatrali ti hanno influenzato?

Molto, non è stato il fatto di conoscere opere teatrali ma aver fatto una scuola di vita molto dura. Le scuole teatrali se fatte bene formano, ci sono verifiche, continue critiche, mi hanno temprato il carattere. Poi sono un’appassionata di Bowie e dei Queen, la teatralità del gesto musicale per me è fondamentale, se sei su un palco e non hai personalità, non va.

di Pierpaolo De Lauro

3 luglio 2009

 
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