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Beni archeologici a roma, l’emergenza fantasma Stampa E-mail
A quasi quattro mesi dalla dichiarazione dello stato di emergenza per i beni archeologici di Roma e Ostia, tutto è fermo.

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Nonostante i poteri straordinari concessi a Guido Bertolaso, l’unico intervento realizzato sull’antico Palatino di Roma sono una passerella per i disabili e un montacarichi. Non molto, a riguardare i fuochi d’artificio con cui Guido Bertolaso era stato salutato come salvatore delle rovine dell’Antica Roma devastate dalle piogge dell’inverno. «La vetrina d’Italia - disse il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi - è in condizioni ignobili, vergognose».

Per questo il ministro era pronto a cedere parte del suo budget - 21 milioni - al nuovo «commissario delegato per il superamento della situazione di grave pericolo» nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica». Il provvedimento fu giustificato da una relazione tecnica dello stesso ministero dei Beni culturali «che non è stata mai resa pubblica», spiega a left Giorgia Leoni, presidente della Confederazione italiana archeologi.

L’ordinanza 3747 che nomina commissario Guido Bertolaso è del 12 marzo. Appena il tempo di sbrigare le prime faccende e il terremoto d’Abruzzo distoglie il capo della Protezione civile dai suoi compiti. Con un’altra ordinanza, l’11 giugno, subentra l’architetto Roberto Cecchi, dirigente del ministero dei Beni culturali.

Ed eccoci a luglio. I fori sono ancora aperti al pubblico, non rischiano di crollare sui turisti. Solo una cosa è cambiata: per i disabili sarà più facile visitare i resti di Roma Antica. Per farlo ci voleva lo stato di emergenza, un commissario e 21 milioni di euro.

3 luglio 2009

 
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