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La mafia naviga sui grandi eventi Stampa E-mail
Oltre 62 milioni di euro per la Vuitton cup a Trapani nel 2005. Per gestirli, l’esecutivo nomina commissario Bertolaso. Ma dietro i lavori affari poco puliti
di Manuele Bonaccorsi

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A Trapani Bertolaso non l’hanno mai visto. Nessuno ricorda di aver passeggiato insieme al capo della Protezione civile per il delizioso lungomare, rimesso a nuovo grazie a un’ordinanza del presidente del Consiglio che ha nominato proprio Guido Bertolaso commissario straordinario per lo svolgimento della preregata della Vuitton cup, la coppa America, svoltasi nel mare della Sicilia occidentale nel settembre del 2005. A Trapani certe cose preferiscono farle da soli. Specie gli appalti e le forniture di cemento. Bertolaso ci ha messo solo una firma. E 62,5 milioni di euro di lavori pubblici (utilizzati con mani larghe: dal rifacimento del porto a fogne e marciapiedi del centro storico, fino allo scalo marittimo dell’Isola di Favignana, mai interessato dalle gare) sono stati assegnati a una velocità strabiliante: tutto pronto in meno di un anno. Poi è arrivata la magistratura. E ha scoperto il giro di affari mafiosi celato dietro una delle quasi 600 ordinanze di Protezione civile firmate dal presidente del Consiglio su proposta di Guido Bertolaso. Effetti collaterali dei poteri d’emergenza.

L’uomo della regata, a Trapani, è il senatore Antonio D’Alì. Uno che il potere ce l’ha nel sangue. Discendente di una famiglia di proprietari terrieri convertiti alla finanza, per anni ha avuto alle sue dipendenze, come fattori, Francesco Messina Denaro e il figlio Matteo, uno dei più pericolosi latitanti. Senza essere a conoscenza del “secondo lavoro” dei due uomini d’onore, ovviamente. Poi si mette in proprio, trasformando dentro Forza Italia il potere economico in politico. D’Alì ha stoffa, ci sa fare. E riesce a convincere Ernesto Bertarelli, il patron della barca Alinghi, a portare a Trapani una preregata dell’America’s cup. Poi riesce a mettere il turbo agli stanziamenti, grazie a un’ordinanza di Protezione civile (la 3377 del 2004), che velocizza la concessione della valutazione di impatto ambientale e rende più fluide le gare d’appalto. D’Alì, nel 2003, occupava la poltrona di sottosegretario del ministro degli Interni Giuseppe Pisanu. Posizione dalla quale il senatore avrebbe spinto per la sostituzione dell’allora prefetto di Trapani Fulvio Sodano, “colpevole” di favorire nelle gare d’appalto per le opere pubbliche la Calcestruzzi Ericina. Un’azienda confiscata al boss della mafia Vincenzo Virga, e gestita dallo Stato. Dunque invisa ai mafiosi. L’accusa viene avanzata pubblicamente dallo stesso Sodano, ad “Anno zero”. D’Alì risponde con una querela. Anche se è difficile pensare che il ministro degli Interni sostituisca il prefetto di Trapani senza chiedere consiglio al suo sottosegretario trapanese. L’incidente non impedisce a D’Alì di continuare a muoversi in politica.

Gli appalti della Vuitton cup lo rendono popolarissimo. Nel 2006 D’Alì stravince le elezioni per la presidenza della Provincia di Trapani. All’inizio del 2008, quando cade il governo Prodi, il senatore si dimette e prova ad accaparrarsi un posto nel nuovo governo Berlusconi. Manca l’obiettivo ma ottiene una poltrona di tutto rispetto: presidente della commissione Ambiente al Senato. A questo punto D’Alì e Bertolaso si incontrano di nuovo. Il senatore è impegnato nel controllo dell’operato di Bertolaso, commissario sull’emergenza rifiuti a Napoli. Che i due si fidino uno dell’altro è testimoniato anche dal fatto che proprio il siciliano d’Alì - e non un parlamentare de L’Aquila - sia stato il relatore del decreto Abruzzo. Ruolo che DAlì ha svolto con grande impegno, difendendo con forza il testo proposto dal capo della Protezione civile. Ma sulla carriera del senatore trapanese continua a volare, minacciosa, qualche nuvola. Nel dicembre del 2008 i giornali pubblicano un’intercettazione ambientale, carpita a un imprenditore, Tommaso Coppola, detenuto nel carcere palermitano di Pagliarelli. Coppola chiede al nipote Onofrio Fiordimondo «che vada a trovare il senatore e gli dica: “Perché senatore qua, questa cosa… (…) c’era un impegno per il porto di Castellammare… un occhio di riguardo, che questa deve continuare a lavorare e a portare materiale lì… è chiaro? Attraverso il prefetto, hai capito? In forma riservata». È il dicembre del 2005, quando dal carcere Coppola dà le sue indicazioni. Chiede a «senatore» e «prefetto» di non interrompere le forniture che la sua azienda, la Siciliana Inerti e bituminosi, vendeva alla Calcestruzzi Ericina. In effetti il prefetto Finazzo convoca l’amministratore della Calcestruzzi Luigi Miserendino invitandolo a «riflettere sull’opportunità di cambiare fornitori, visto che i due soci di Coppola asseriscono di non aver saputo che egli fosse mafioso». Secondo gli inquirenti a farsi portatore delle richieste di Coppola potrebbe essere proprio il senatore Antonio D’Alì. Ma non c’è alcuna prova.

Cosa c’entra Tommaso Coppola, imprenditore legato alla mafia, coi “grandi eventi” della Protezione civile di Guido Bertolaso? Molto, a ben vedere. Secondo la relazione di minoranza della commissione parlamentare Antimafia della XIV legislatura, la Siciliana Inerti e bituminosi srl di Tommaso Coppola ha effettuato forniture per: lavori di manutenzione straordinaria dei marciapiedi della città; lavori di realizzazione della opere fognarie nella zona portuale; lavori di sistemazione delle banchine del porto. Nel grande evento il cui commissario era Guido Bertolaso, secondo la commissione antimafia, entra anche la Seo srl di Birittella Antonino, altro imprenditore condannato per mafia, ex patron della squadra di calcio di Trapani. «Tale dato - scrive la commissione - prospetta l’ipotesi di un’ingerenza dell’organizzazione mafiosa» nell’organizzazione del grande evento. Uno degli incanti dell’America’s cup è stata aggiudicata alla Ira costruzioni generali srl, azienda di Catania, che secondo le indagini poi confluite negli arresti delle due inchieste Mafia e Appalti (2005 e del 2007), era stata contattata dal boss Francesco Pace per non rifornisti dalla Calcestruzzi Ericina, l’azienda confiscata che i boss volevano far fallire o acquisire. Coinvolgendo, nel raggiungimento di questo obiettivo, anche un funzionario del demanio arrestato nel 2005, il geometra Francesco Nasca, che aveva il compito di valutare al ribasso l’azienda, in modo da favorire l’acquisizione della Calcestruzzi a vantaggio di Vincenzo Mannina, un imprenditore indicato dalla mafia. Proprio mentre il prefetto Sodano provava a rilanciare l’azienda, chiedendo alle imprese di rifornirsi di cemento presso la Calcestruzzi. Nell’inchiesta “Mafia e appalti” del 2005 era stato arrestato anche l’ex presidente della Regione siciliana Bartolo Pellegrino che in una recente deposizione ai magistrati ha dichiarato di aver chiesto al vice sindaco di Trapani dell’epoca, Salvatore Castiglione, di dimettersi perché non condivideva la politica dell’emergenza portata avanti in vista della coppa America. Che ne pensa il sottosegretario Guido Bertolaso? In una recente intervista radiofonica a Gian Antonio Stella il capo della Protezione civile denunciava «il giustizialismo di troppe leggi che hanno complicato l’esecuzione dei lavori». Aggiungendo: «La nuova Protezione civile serve a superare questa giungla impressionante». Ecco le conseguenze.

Mafia e appalti, dunque. Ma anche rischi per l’ambiente. Conseguenza curiosa di un’ordinanza della Protezione civile, dipartimento che della difesa del territorio dovrebbe fare un cavallo di battaglia. Siamo sempre a Trapani, alla fine del 2004. L’Autorità portuale conduce i lavori per la Vuitton cup senza curarsi della valutazione d’impatto ambientale. Scrive l’ex deputato Verde Massimo Fundarò, in un’interrogazione del 2006: «Confidando sull’uso delle procedure straordinarie si è tentato, in nome dell’organizzazione della coppa America, un attacco profondo alla Riserva naturale delle “Saline di Trapani”, cercando di ottenere una forte riduzione dei vincoli di tutela». Il 6 gennaio del 2005 l’autorità portuale di Trapani assegna i «Lavori di completamento delle opere foranaee», dal valore di oltre 46 milioni, ad alcune imprese (tra cui la già citata Ira Costruzioni generali), «senza attendere le autorizzazioni di legge per gli aspetti di compatibilità ambientale». L’Autorità portuale, secondo Fundarò, non rispetta neppure le norme previste dall’ordinanza di Protezione civile, che pure dimezzava i tempi per ottenere la Valutazione d’impatto ambientale (Via). Il 3 giugno viene indetta, sempre senza Via, un’altra gara per i «Lavori di approfondimento dei fondali portuali», per 5,7 milioni. Tonnellate di pericolosi sedimenti marini vengono portate allo scoperto, al confine delle splendide Saline che guardano l’isola fenicia di Mozia. Dinanzi alle proteste degli ambientalisti la stessa Protezione civile è costretta a bloccare i lavori. Anche qui interviene la magistratura. Il 23 giugno del 2008 i giudici condannano a sei mesi Vincenzo Sorge, direttore tecnico dei Cantieri navali di Trapani, ritenuto colpevole di violazione delle norme a tutela dell’ambiente. L’illecito viene accertato dai carabinieri, che il 14 settembre del 2005, alla vigilia dell’America’s cup, trovano nei pressi del porto una fossa piena di contenitori metallici di vernice, tubi di plastica, cavi elettrici, teloni, intrisi di idrocarburi. Per bonificare dovrà intervenire la Protezione civile?

3 luglio 2009

 
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