La nostra rete elettrica è inadeguata per le centrali volute dal governo. Quindi Berlusconi concede pieni poteri al suo sottosegretario. Per saltare enti locali e ambientalisti di Manuele Bonaccorsi
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A i suoi mille compiti Guido Bertolaso aggiungerà quello di commissario alla rete elettrica? È probabile. Specialmente in vista delle manovre che dovranno riportare il nucleare in Italia.
Nulla è ancora ufficiale ma a leggere la recente manovra estiva, approvata per decreto dal governo, è facile rendersi conto che i compiti che l’esecutivo vuole affidare a Bertolaso sono ancora molti. E delicati. Sotto il titolo «Sblocco degli investimenti privati», la manovra aggiunge ai compiti della Protezione civile «interventi relativi a reti per la trasmissione e distribuzione dell’energia, realizzati con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrano particolari ragioni di urgenza». Interventi da realizzare «con mezzi e poteri straordinari», tramite la nomina di un «commissario delegato», che potrà agire «in deroga alle competenze delle altre amministrazioni interessate». Per quale motivo il governo affida questi compiti alla Protezione civile (la cui missione originaria, val la pena ricordarlo, sarebbe la prevenzione e previsione di calamità naturali e il coordinamento delle attività di soccorso)?
Difficile pensare che il governo agisca senza un fine ben preciso. La Terna spa, gestore della rete elettrica (per il 29,9 per cento proprietà del ministero del Tesoro tramite la Cassa depositi e prestiti) ha progettato - fino al 2013 - 3,4 miliardi di euro di investimenti. Ma i lavori procedono lentamente, a causa di quelli che dentro Terna chiamano «freni autorizzativi», posti principalmente dalle amministrazioni locali. Fin qui nulla di strano. Il problema è che l’arrivo del nucleare, voluto dal governo, impone tempi veloci. Spiega Sergio Ferraris, esperto di energia e direttore del periodico Quale energia: «L’adeguamento della rete elettrica è indispensabile per il nucleare. Il governo ha scelto di investire in centrali molto pesanti, da 1.650 mgw. La nostra rete non è in grado di trasportare una tale quantità di energia. Il governo, una volta scelti i territori che potranno ospitare i siti, lascerà al mercato la costruzione e gestione delle centrali.
Ma quale operatore spenderà miliardi senza poter vendere l’energia prodotta, a causa di una rete elettrica troppo vecchia?», si chiede Ferraris. L’ipotesi di impiantare una o due centrali in Sardegna e Sicilia, ad esempio, dipende dal completamento dei cavi sottomarini che dovranno collegare le due isole allo stivale. Investimenti molto costosi. Una linea aerea a 1.000mgw costa mezzo milione al chilometro, 3 milioni in caso di linee interrate. Lavori che un singolo Comune potrebbe bloccare non concedendo l’autorizzazione ad avviarli. Per difendersi dall’inquinamento elettromagnetico. O per impedire la corsa dell’atomo. «Mettiamo si installi una centrale in Veneto. Alcuni comuni denuclearizzati dell’Emilia potrebbero impedire il rafforzamento della rete, che trasporterà gli elettroni prodotti dall’atomo», spiega Ferraris. Facendo saltare l’affare del secolo.
Qui giunge, in tempestivo soccorso, Guido Bertolaso, che già ha trasformato il suo dipartimento da “Protezione civile” a “protezione del governo”. Il Consiglio dei ministri potrà dichiarare «l’indifferibilità» dei lavori sulla rete. E dotare il commissario delegato di poteri infiniti: «emanare gli atti, i provvedimenti (…) e curare le attività occorrenti al finanziamento». Saltando a pie’ pari sindaci e regioni ambientaliste, proteste dei comitati cittadini e altri spiacevoli inconvenienti propri di una democrazia. 3 luglio 2009
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