Un funzionario della Protezione civile in missione guadagna cinque volte più di un Vigile del fuoco. Ma si tratta di spiccioli rispetto agli stipendi d’oro del dipartimento guidato da Bertolaso di Manuele Bonaccorsi
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L'emergenza non è uguale per tutti. Qualcuno ci diventa ricco. Qualcun altro ci perde la salute. Nel Paese delle diseguaglianze crescenti non c’è di che stupirsene. Sapete quanto guadagna un vigile del fuoco? Mille e trecento euro netti, in media. Anche chi lavora ininterrottamente per giorni, fino a 96 ore a settimana contro le 36 “normali”, impegnato a salvare vite umane e puntellare interi quartieri e paesi pericolanti, dopo il terremoto d’Abruzzo. Un’ordinanza della Protezione civile aveva promesso ai Vigili del fuoco 250 ore di straordinario per aprile e 150 a maggio. Poi una circolare del ministero degli Interni (prot. 1736) aveva fissato a 75 le ore massime di straordinario. A due mesi dal sisma del 6 aprile non sono state pagate. E il governo, nel decreto Abruzzo, ha stanziato circa un euro al giorno per ogni pompiere. Anche se a L’Aquila sono impegnati ancora 1.300 pompieri sui 28mila presenti in Italia, costringendo agli straordinari coloro che rimangono nei comandi locali. Bene, sapete quanto guadagna un funzionario della Protezione civile, uno dei circa 500 in missione a L’Aquila? Lo stipendio base di un funzionario di terza area, fascia retributiva F5, euro più euro meno, ammonta a 42.400 euro l’anno, oltre 3.000 euro al mese. Ma se va in missione a L’Aquila prende subito un’indennità di 70 euro lordi al giorno, più i rimborsi spese. E una «speciale indennità operativa onnicomprensiva (…) da corrispondersi al personale impiegato nei territori ove è dichiarato lo stato di emergenza o di grande evento (..) pari a 200 ore di straordinario festivo e notturno». Indennità introdotta con un’ordinanza, fuori dal controllo della Corte dei conti: la 3565 del 28 luglio 2006. Un’ora di straordinario festivo notturno vale, per il nostro funzionario della terza area, 19 euro. Moltiplicato per duecento fa: 3.848 euro. In un mese di lavoro sull’emergenza aquilana il nostro funzionario, ai diretti ordini del Di.Co.Mac (Direzione di comando e controllo) del commissario Guido Bertolaso, guadagna dunque oltre 7.000 euro. Non c’è male, specie se chi fa il lavoro sporco, quello veramente pericoloso, prende solo 1.300 euro, senza straordinari: cinque volte meno. Ma è comunque poco se paragonato agli stipendi dei massimi gradi della Protezione civile. Marta di Gennaro, la vice di Bertolaso, implicata nelle indagini della magistratura sull’emergenza rifiuti in Campania, guadagna 176mila euro l’anno, esclusa la cosiddetta “retribuzione di posizione” riservata ai massimi dirigenti della Presidenza del consiglio. Nel governo della plutocrazia, però, si tratta di spiccioli. La classifica dei più ricchi dell’esecutivo sembra ricalcare con ordine la distribuzione dei poteri: Berlusconi, 14,5 milioni; medaglia d’argento a Tremonti, 4,5 milioni; il bronzo al solerte Gianni Letta, 1,55 milioni. Poi l’immancabile Guido Bertolaso, 1,15 milioni. Di cui solo una piccola parte viene dallo stipendio della Protezione civile, nel secondo semestre del 2008 pari a 30.190 euro al mese. Per molti dei suoi infiniti compiti di commissario, il capo della Protezione civile intasca «un compenso mensile lordo pari al 3,75 per cento del trattamento economico complessivo in godimento». Tenendo presento lo stipendio annuo di Bertolaso, fa un bel gruzzoletto. Il capo della Protezione civile lo intascherà fino al settembre 2011, quando cesserà la terribile emergenza dovuta all’organizzazione del Congresso eucaristico nazionale nella città di Ancona (ordinanza 3673). Nella stessa Ancona - che paga migliaia di euro al mese al commissario Bertolaso per un evento atteso fra oltre due anni - 300 vigili del fuoco sono a «rischio crollo». La palazzina dove ha sede il loro comando, tra via Vallemaio e via Bocconi, è stata dichiarata inagibile. I loro uffici potrebbero finire in un container, nel cortile dello stabile. Da cui sarà facile correre per strada per chiedere l’elemosina, quando Guido Bertolaso, nel settembre 2011, attraverserà la città salutando la folla insieme a papa Benedetto XVI. Miseria e nobiltà dell’emergenza Italia.
Al comando dei Vigili del fuoco di Alessandria, la notte del 6 aprile, arriva un fax, intorno alle 4. Non ordina la partenza delle colonne mobili, si limita a mettere in «preallerta» i vigili. Il via libera alla partenza arriva, ancora per mezzo di un antiquato fax, solo alle 8 del mattino. I vigili scendono nei garage e rimettono i moto i loro mezzi: gli Om90, gli Af Combi e gli Aps Eurofare, messi fuori produzione per il rischio di ribaltamento e per le frequenti rotture ai supporti del serbatoio d’acqua. E i polilogistici, camper modificati per ospitare 9 vigili. Tutti mezzi rimasti fermi per anni, il più giovane dei quali risale all’inizio degli anni Ottanta. La colonna mobile si mette in moto ma le sirene sono inutili. I mezzi non superano gli ottanta all’ora. I vigili partono senza buoni benzina, per il rifornimento escono dall’autostrada a Bologna, si immettono nel traffico cittadino, raggiungono la caserma locale dei vigili per riempire di carburate i mezzi. «A L’Aquila siamo arrivati intorno alle 9 di sera», racconta Vladimiro Alpa, delegato Rdb dei vigili di Alessandria. «E siamo stati fortunati. I nostri colleghi di ogni parte d’Italia raccontano di decine di mezzi fermi per strada, per problemi ai motori e ruote a terra», racconta il vigile. «La nostra attrezzatura si riduce a un camper del 1982, modificato per contenere 9 posti letto. Li chiamiamo i loculi: non sono il massimo per chi, per i giorni successivi a un’emergenza, ha un’operatività di 24 ore. Il nostro campo non aveva alcuna cura della logistica. Per mangiare siamo andati in giro, a cercare un bar aperto. Poi ci tocca leggere sui giornali che per il G8 de L’Aquila sarà montata una cucina capace di fornire duemila pasti l’ora». Fiumi di denaro per i grandi eventi, come il G8; mentre i Vigili del fuoco rimangono in balia di se stessi. «Siamo 28mila in tutta Italia, divisi in quattro turni. Dovremmo essere almeno 45mila, per avvicinarci alla media europea, di un vigile ogni mille abitanti», racconta Antonio Jiritano, dell’Rdb Vigili del fuoco. Le carenze di organico costringono i Vigili del fuoco a lavorare molto più del dovuto. Ma lo straordinario spesso non viene retribuito. Loro ci hanno fatto il callo, ormai. Qualche ora di lavoro supplementare viene pagata in genere con oltre un anno di ritardo. «Il resto va a rifornire la banca delle ore, dove ogni vigile deposita il suo straordinario. In attesa di recuperare il lavoro supplementare con dei permessi. Che non arrivano mai, dato che i vigili sono in cronica carenza di organico», precisa Jiritano.
Una speranza per il futuro dei pompieri giunta col decreto Abruzzo. Un emendamento, primo firmatario Maurizio Gasparri, avrebbe permesso l’assunzione di 600 vigili (il 20 per cento dei posti riservati a parenti dei deceduti nel terremoto); lo stanziamento di 10 milioni per la manutenzione e l’acquisto di mezzi; e 15 milioni per un’indennità operativa. Il governo stesso ha ritirato l’emendamento, lasciando in alto mare i comandi: i quali, in questa tremenda estate, saranno costretti a fare i salti mortali per garantire lo svolgimento del G8, le demolizioni e i puntellamenti nelle aree terremotate e gli interventi sugli incendi boschivi. Nel decreto appena approvato, invece, delle richieste dei vigili rimane ben poco: 1,5 milioni di euro per il 2009, 8 milioni per il 2010, da dividere tra Vigili del fuoco e Protezione civile. Nei comandi hanno fatto i conti: mettiamo che Bertolaso decidesse di lasciare la metà al corpo, 4 milioni; la somma, divisa tra i 28mila vigili, ammonterebbe a 142 euro l’anno per ognuno. Circa un euro a turno. Eppure la legge 225 del 1992 afferma che «il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco è componente fondamentale della Protezione civile». Guido Bertolaso sembra essersene dimenticato. 26 giugno 2009
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