A Catania c’è chi sfrutta il rischio sismico per costose operazioni che con la sicurezza della città c’entrano poco di Renato Camarda
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Si può prendere in giro un’intera città impunemente? A Catania il rischio sismico non è uno scherzo. La città è considerata una delle zone a più alto rischio d’Europa. Il problema è che qui l’80 per cento delle costruzioni non è a norma. Quasi tutti gli edifici risalgono a prima del 1980, quando fu approvata la legge antisismica. Sembrerebbe logico attendersi, quindi, che per ridurre il rischio legato ai terremoti, l’amministrazione pubblica concentri i propri interventi sulla fortificazione di edifici pubblici, ospedali e scuole. Ma non è così.
Paolino Maniscalco è stato assessore alla Protezione civile a Catania negli anni 90. «Per vent’anni - racconta - ci siamo battuti per ottenere i finanziamenti per mettere in sicurezza antisismica gli edifici pubblici e privati catanesi. Nel ’97 il Parlamento approvò una legge che assegnava mille miliardi di lire alle quattro province della Sicilia orientale. Di questi, circa 83 miliardi erano destinati al Comune di Catania per opere di protezione civile. Nel 2000 la legge divenne operativa ma a Catania fu eletto sindaco Scapagnini, e tutto si bloccò». Nel 2002, il governo Berlusconi emette un decreto con cui nomina Scapagnini «Commissario per l’emergenza traffico e per gli interventi di riduzione del rischio sismico». Il decreto di creazione dell’ufficio speciale si avvale anche della legge 401 del 2001, varata da Berlusconi, che permette alla Protezione civile di agire senza i normali controlli delle leggi ordinarie, per meglio affrontare le emergenze. È la famosa legislazione sui grandi eventi, che consente alla protezione civile di organizzare iniziative quali la beatificazione di Padre Pio o di Madre Teresa di Calcutta, che con l’emergenze non c’entrano niente. In compenso, mani libere sugli appalti, sulle leggi urbanistiche, sulla rendicontazione. A Catania fa tutto l’ufficio speciale, senza il coinvolgimento della PProtezione civile locale. Oggi, dopo 4 anni di interventi, il traffico a Catania è peggiorato, non vi è stata alcuna messa in sicurezza di edifici strategici, ed esistono severi dubbi sulla natura di molte voci di spesa. Su cui indaga la magistratura.
L’ufficio speciale, attivo dal 2002 al 2006, ha gestito correttamente il denaro pubblico? È quanto vuole verificare la Procura della Repubblica di Catania. Al momento non ci sono capi d’imputazione o avvisi di garanzia. Sono stati acquisiti gli atti di gestione delle somme accreditate all’Ufficio speciale, che potrebbero ammontare a molte decine di milioni di euro. Sotto scrutinio, in particolare una serie di attività. Ad esempio, la realizzazione di tredici grandi parcheggi scambiatori alla periferia della città, al costo medio di un paio di milioni di euro ciascuno. Pur essendo completati da più di un anno, oggi rimangono totalmente inutilizzati. Legati all’ufficio speciale ci sono anche i parcheggi sotterranei, tutti in progetto di finanza. Si tratta di nove parcheggi, quattro dei quali sono stati bloccati dalla magistratura, che ha messo sotto indagine per abuso d’ufficio aggravato il direttore dell’ufficio speciale Tuccio D’Urso in concorso con l’allora sindaco Umberto Scapagnini. Ci sono poi le numerose rotatorie, realizzate, a quanto pare, con un numero altissimo di progettisti, ingegneri, collaudatori. Eppure, non sembra che una rotatoria sia un’opera così complicata. Un altro caso? Da più di un anno è fermo il completamento di una strada lungo la scogliera, pensata come via di fuga per il rischio tsunami. Peccato che la zona della scogliera, alta oltre 6 metri, sia proprio quella più sicura in caso di maremoto. Ma forse c’erano altri motivi per la sua costruzione. La parte sud della strada è, infatti, sopraelevata, e quindi si è pensato bene di progettare, nel piano sottostante alla sede stradale, la creazione di negozi e centri commerciali. Catania, di centri commerciali, ne ha già, in proporzione, più di qualsiasi altra città d’Europa. Il completamento della strada, però, è in progetto di finanza, per un totale di oltre 120 milioni di euro, mentre il piano iniziale prevedeva una spesa di circa 10 milioni di euro. Ma i soldi non si trovano.
Insomma, non ci vuole molto a capire come l’ufficio speciale, con la sua enorme disponibilità finanziaria, abbia attratto l’interesse di molti ambienti. Non capita spesso di poter disporre liberamente di somme così ingenti, grazie a una inesistente emergenza. 19 giugno 2009
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