Mondiali di nuoto di Roma. Dopo quattro anni di gestione commissariale, a un mese dall’avvio delle gare, il “grande evento” non è ancora pronto. La magistratura indaga di Daniele Nalbone
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C'è un grande evento che inizierà il 17 luglio, nato e cresciuto con lo strumento delle ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri. Un metodo di governo che dovrebbe avere carattere di straordinarietà sta invece diventando un modo per sottrarre al controllo democratico scelte ritenute emergenziali, per consegnare a un commissario ad hoc appalti poco trasparenti o per giustificare operazioni di polizia come gli sgomberi dei campi rom. Con risultati a dir poco scadenti. L’unica struttura pronta per l’inizio delle competizioni sarebbe la piscina esterna del villaggio olimpico di Tor Vergata (che è stata escusa dalle gare). Per questo è stato deciso (decreto 18/12/2008) di ristrutturare il campo centrale di tennis del Foro Italico «quale impianto centrale per lo svolgimento dei mondiali». Una piscina prefabbricata è stata calata nello stadio del tennis. Intanto il Consiglio comunale di Roma ha dovuto varare un ordine del giorno che «impegna il sindaco e la giunta a superare le problematiche che possono condizionare il potere del commissario delegato» dando il via libera a «realizzare interventi in deroga alle vigenti previsioni urbanistiche e al regolamento edilizio». In pratica una sanatoria. Poteri emergenziali per riparare i danni di altri poteri emergenziali.
I mondiali di nuoto di Roma 2009 sono la prova di come, con l’uso delle ordinanze di Protezione civile, si sta gestendo un potere, questo sì, straordinario. Tutto nelle mani del sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che lo ha di volta in volta delegato ai «suoi» commissari. I quali, in stretto accordo con governi nazionali e locali di ogni colore, hanno agito sempre e comunque a vantaggio di “chi conta” nella città di Roma. Come nel caso dei mondiali di nuoto. Su cui, adesso, indaga la magistratura.
La verità di Guido Bertolaso su Roma 2009 è, per ora, tutta in un comunicato del 7 maggio nel quale il sottosegretario dichiara che «il mio ruolo è quello di coordinatore generale di indirizzo, organo consultivo privo di poteri gestionali», negando di avere «poteri straordinari per realizzare piscine e strutture entro il luglio 2009». Non la pensa nella stessa maniera il pm Sergio Colaiocco, che lo scorso 26 maggio ha convocato Bertolaso per deporre sui presunti abusi edilizi relativi al Salaria sport village, un impianto sequestrato dalla magistratura il 25 maggio per evidenti violazioni dei piani urbanistici. Al capo della Protezione civile, il magistrato romano avrebbe voluto chiedere notizie anche sulla nomina di Claudio Rinaldi a commissario per Roma 2009 (Ordinanza 3684 del 13 giugno 2008); e sulle regole per l’individuare le strutture sportive che avrebbero beneficiato dei permessi e di un mutuo ad hoc erogato dall’Istituto di credito sportivo. Peccato che quel giorno Bertolaso fu bloccato dai flash dei fotografi a L’Aquila e non poté così raggiungere il Tribunale di Roma per raccontare la sua verità su un’inchiesta, partita dagli abusi edilizi per l’ampliamento del centro sportivo in zona Settebagni, che si è ormai espansa a macchia d’olio. Coinvolgendo anche altri impianti, soprattutto privati. Unico indagato, per ora, il commissario straordinario Claudio Rinaldi.
Analizzando il comunicato di circa un mese fa nelle due frasi pronunciate da Bertolaso ci sono almeno due errori, se non un record poco ci manca: il più grave risiede sicuramente nell’ultima affermazione, quella secondo la quale per il capo della Protezione civile la data per l’ultimazione degli impianti sarebbe luglio 2009. Sbagliato di “solo” tre mesi visto che la data per terminare, omologare e collaudare gli impianti era il 31 marzo. Un termine che, nonostante i poteri straordinari, è stato ampiamente superato: le opere per il “grande evento” non sono ancora pronte. Sull’altro errore - l’affermazione per cui il capo della Protezione civile non possiede poteri straordinari ma solo di coordinamento - probabilmente Bertolaso si sarà perso fra il mare di decreti e ordinanze della Presidenza del consiglio dei ministri che di volta in volta gli hanno attribuito sempre più compiti per Roma 2009. Con un decreto del 30 settembre 2005 (convertito in legge il 2 dicembre 2005), dunque quattro anni prima del “grande evento”, il dott. Bertolaso si è visto attribuire la bellezza di 60 milioni di euro. Per la precisione, due milioni di euro l’anno per 15 anni dal 2007 in poi per i mondiali di nuoto; altrettanti dal 2008 per i Giochi del Mediterraneo di Pescara che inizieranno il 26 giugno. Il dott. Bertolaso avrà anche il compito di pianificare tutte le iniziative per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, già partite un anno fa per culminare nel 2011: in prima fila, per nomine, ruoli, stanziamenti ci sono sempre la Protezione civile e il suo capo. Fornito di poteri straordinari per tutti i grandi eventi conosciuti.
I soldi stanziati nel 2005 per i mondiali di nuoto, però, non bastano. Il 6 aprile 2006, fra le “Disposizioni urgenti di Protezione civile” (ordinanza 3508) - insieme a misure per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Sicilia, quella dovuta alle attività vulcaniche delle Isole Eolie e la proroga dello stato di emergenza in Umbria per il terremoto del 1997 - vengono assegnati quasi 26 milioni di euro al commissario delegato per Roma 2009, allora Guido Balducci. Obiettivo: la realizzazione del museo dello Sport nell’area di Tor Vergata in accordo con il ministero per i Beni e le attività culturali, all’epoca di titolarità dell’on. Rocco Buttiglione, durante il governo Berlusconi II. Non solo: in questa ordinanza vengono attribuiti pieni poteri al commissario delegato per implementare le strutture sportive esistenti nell’area di Tor Vergata, sia di proprietà pubblica che privata. Accade così che quello che dovrebbe essere un semplice commissario assuma le vesti di “prefetto ad hoc” con addirittura la possibilità «di provvedere, ove necessario, dell’assistenza della forza pubblica, per il conseguimento della disponibilità delle aree di proprietà dell’ateneo occupate per le finalità del grande evento». Veri e propri poteri di polizia, che giungono al momento giusto per intervenire con pugno duro sull’emergenza rom: gli insediamenti abusivi dell’area di Tor Vergata vengono sgomberati per «accogliere importanti strutture sportive come il campus con la grande piazza disegnata da Calatrava e il palazzetto dello sport che ospiterà i prossimi mondiali di nuoto» dichiarò l’allora sindaco Walter Veltroni.
Un capolavoro politico giuridico “straordinario” forse superiore anche a quello realizzato con l’ordinanza della Presidenza del consiglio dei ministri del 15 giugno 2007 che, ravvisando «la necessità di accelerare ulteriormente le misure di carattere straordinario volte a garantire la realizzazione di tutti gli interventi e le opere indispensabili per assicurare il regolare svolgimento dei mondiali», dispone, «su proposta del capo del dipartimento della Protezione civile», il trasferimento dal ministero delle Infrastrutture alla contabilità speciale intestata al rettore dell’università “Tor Vergata” di Roma, di 135 milioni di euro per gli anni 2007 e 2008. Soldi che sono andati a sommarsi a tutti gli altri, «trasferiti in blocco alla contabilità speciale intestata al commissario delegato». Proprio intorno a questa figura ruota l’elemento che ha portato a chiedere al pm Colaiocco la presenza al suo cospetto di Guido Bertolaso: è sempre tramite un’ordinanza del 13 giugno 2008, subito dopo l’insediamento del governo Berlusconi IV e della giunta Alemanno, che viene decisa la staffetta al comando di Roma09: da Angelo Balducci si passa a Claudio Rinaldi, nominato appunto «su consiglio» del capo della Protezione civile che evidentemente è persona troppo riservata e modesta per ammettere la sua partecipazione nell’intera filiera produttiva dei mondiali. Pochi giorni dopo, il 15 giugno 2007, con un decreto viene esteso al territorio della Regione Lazio la dichiarazione di grande evento per lo svolgimento dei mondiali di nuoto Roma 2009, ufficialmente per far beneficiare degli stanziamenti l’intera Regione, in modo da estendere agli impianti privati di tutta la regione, considerati utili per le competizioni, concessioni e mutui agevolati.
Non solo nomine e stanziamenti. Guido Bertolasto è anche controllore: perfino la commissione di controllo composta da un magistrato della Corte dei conti, un rappresentante della Protezione civile e uno del Comune di Roma viene istituita con apposito provvedimento del capo del dipartimento della Protezione civile (ordinanza 3669 del 17 aprile 2008) «al fine di assicurare un’efficace azione di controllo e verifica dell’avanzamento dei lavori attinenti al completamento dello stadio del nuoto- Tor Vergata e per consentire l’effettivo svolgimento di alcune competizioni correlate al grande evento». Le gare di nuoto, però, non vi avranno luogo come stabilito dal decreto del 18 dicembre 2008. A causa di criticità, anche di natura finanziaria - evidenziate nel corso delle riunione della commissione generale di indirizzo (istituita anch’essa con ordinanza n. 3489 del 29 dicembre 2005) - «che non consentiranno di concludere gli interventi funzionali allo svolgimento dei mondiali di nuoto 2009 nei tempi stabiliti dal programma adottato dal commissario delegato». Abbandonati i faraonici progetti di Tor Vergata le gare si svolgeranno in parte a Ostia, in parte nello stadio del tennis del Foro Italico, riempito d’acqua per l’occasione. Per essere il risultato di quattro anni di gestione commissariale, istituita dalle ordinanze di Berlusconi e Bertolaso, non c’è male. 19 giugno 2009
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