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di Massimo Fagioli Una sera, per caso e distrattamente, sentii una voce che ricordava che io, uscendo dal cinema dopo aver visto Vincere dissi “è geniale”. Poi, a fine maggio su left, lessi un’intervista a Michele Ciliberto. Se ci sarà un dibattito sul film ricorderò che disse “Bruno rientra nei grandi santi e martiri della laicità, della libertas philosophandi, della tolleranza del pensiero. Galileo no”. Ed, alla Amalfitano, che gli chiede “la responsabilità allora è, da un lato, dell’idealismo, dell’altro del socialismo che tornano ad essere succubi della Chiesa e del pensiero cattolico?”, risponde “la grande battaglia culturale che fanno negli anni 1870-1880 viene perduta, perché per l’idealismo la religione istituzionale e la Chiesa di Roma sono strutture di egemonia del popolo rozzo ed ignorante. Gentile diceva: è bene che il popolo studi la religione a scuola. Il conformismo va bene perché consente di governare le moltitudini”. Invece, per quanto riguarda la responsabilità dei socialisti di fine ’800, Ciliberto risponde con Gramsci. “Socialismo, democrazia, massoneria è un intreccio stretto... E i borghesi italiani, i massoni socialisti non sono stati mai capaci di uscire da una concezione popolare, cioè una cultura subalterna alla Chiesa. Di contro il Gramsci de L’ordine nuovo è quello che vuole costituire una cultura socialista che si confronti con la cultura idealistica più alta (Croce)”. Ed io rivedo le magnifiche scene che raccontano la passione di una donna borghese per il socialista rivoluzionario. Ma per l’uomo, ora penso, era soltanto una storia extra matrimoniale che non metteva in crisi la dottrina cattolica, che dice che amore e desiderio non devono essere libera identità umana. Il cattolicesimo ha sempre sostenuto che la sessualità umana è il male e il rapporto uomo-donna deve essere senza desiderio. La loro logica dice che l’identità umana è la ragione che non ha desiderio; il desiderio è irrazionale e pertanto è pazzia e morte. E poi, affascinato dalle parole di Ciliberto e perplesso, dimentico il film perché leggo le righe “ma allora, se il socialismo di fine ’800 si legava a Bruno, perché con gli anni Sessanta del ’900, a sinistra si recupera Spinoza che è ben lontano dall’essere materialista?”. “Ma è Negri, risponde Ciliberto, che fa una grande forzatura!”. E la Amalfitano pensa: le parole del professore inducono a pensare che il comunismo abbia preso come punto di riferimento Spinoza. Il ’68, invece, il martire del libero pensiero. Strano paradosso perché Ciliberto concorda nel sostenere che Spinoza non possa essere definito materialista visto che “viene dopo Cartesio. La materia bruniana non è quella cartesiana perché non è misurabile. La materia di Bruno è vita. Non c’è nessun rapporto tra Bruno e Spinoza”. Allora le parole antiche «inconscio mare calmo» risorgono dall’ombra che muove la figura di una donna, che si aggira nei giardini di S. Clemente.
Ed ora emergono le vaghe immagini del 2006, il tempo in cui comparve, ogni settimana, il fascicolo di left. Ci fu uno scontro sulla traduzione delle opere di Freud che poi non furono più pubblicate. Scrissi alcuni articoli contro le tesi di Negri, Riotta, Assennato ed altri che sostenevano che il pensiero di Spinoza era materialista e precursore di Marx. Poi Ciliberto il 14 dicembre del 2007 approvò la nostra ricerca. Adesso le memorie vaghe, indeterminate vengono allontanate da figure definite che hanno nomi, ma è come se fossero immagini del pensiero senza coscienza perché parlano, dicendo realtà mai viste né comprese. Ciliberto, Pettini, Bellocchio sono ricordi coscienti ma io vedo immagini che si presentano superbe dicendo: filosofo, scienziato, artista. E, stranamente, ricordo la ricerca del 24 febbraio del 2007 alla libreria Amore e Psiche. Erano pensieri sulla fine dell’800 e gli inizi del ’900 quando si potevano vedere cambiamenti dovuti a scoperte scientifiche, pensieri filosofici, ed arte diversa con Cézanne e Van Gogh, Picasso e Braque. E l’artista ha preso una storia dei primi del ’900 per dire del rapporto uomo-donna nel contesto di rivoluzioni politiche e rivoluzioni scientifiche. Non ci furono rivoluzioni nella ricerca sulla realtà mentale umana. Ci fu la negazione e la repressione dell’inconscio “animale”. La psicoanalisi diceva che all’uomo bisognava imporre il primato della ragione come 3000 anni fa, in Grecia. L’interpretazione dei sogni era falsa perché cercava soltanto il ricordo cosciente. Fu confermata l’inconoscibilità del non cosciente, che restò ad essere assenza del pensiero umano. Ed io rileggo Ciliberto che dice “... Galileo è propriamente uno scienziato, mentre Bruno è un grande filosofo, che non riforma solo la scienza ma anche l’uomo, riforma che diviene il primum di quella a carattere scientifico”.
Compare, di nuovo, lo psichiatra di S. Clemente a Venezia, che consiglia la donna ad essere abile e non soltanto coraggiosa. Non la cura perché vede che non è una malata mentale. E Marramao dice “lo psichiatra, grande eretico, ha dovuto affrontare lo Scilla e Cariddi dell’organicismo e dell’antipsichiatria”. Un altro filosofo che ha visto il dramma dello scontro tra razionale positivista e irrazionale suicida che, per combattere il fascismo della psichiatria organicista, abolisce ogni ricerca sulla realtà della mente umana dicendo: la malattia mentale non esiste, siamo tutti naturalmente perversi, siamo per natura cattivi come Caino. Soltanto la ragione ci può controllare, insieme alla religione. Non era ancora, nelle sale, il film Vincere, ma è come se Marramao avesse intuito che era iniziata, alla fine degli anni Cinquanta, al S. Clemente di Venezia, la ricerca del rifiuto che non fosse negazione. Prima della prassi era necessaria la conoscenza. E, già allora pensai che “la materia bruniana non era quella cartesiana, perché non è misurabile... perché è vita”; e perché ha il movimento invisibile della mente: la capacità di immaginare, fare quelle immagini che non sono ricordo cosciente. E, nell’essere umano non c’è più scissione tra mente e corpo. Forse Bruno fu bruciato vivo perché pensò una riforma della mente umana. Né Cartesio, né Spinoza furono uccisi.
Die Verneinung. Freud, nel 1925 disse che la negazione era bugia della coscienza. Io non ho mai negato la stupidità dell’uomo che si vantava di aver scoperto l’inconscio. Ho sempre detto NO, ed il “non è vero” non fu mai negazione che tutti fecero dicendo “è vero”. Feci sempre il rifiuto perché avevo visto la realtà dell’anaffettività della mente razionale. Ma tutti avevano sempre reso sinonimi la negazione ed il rifiuto perché non conoscevano il pensiero del sogno che altera, deforma la realtà per l’odio verso un altro umano. Il rifiuto è attività dell’Io irrazionale che, vedendo la realtà disumana, si allontana da essa e la allontana. Ma le pagine culturali di Liberazione parlavano di Spinoza ed era evidente che dicevano bugie che mi lasciavano allibito. Era negazione, dice Ciliberto, perché annullavano la realtà umana del pensiero storico di Giordano Bruno. Un insignificante Toni Negri fu l’espressione della rivolta alla destra borghese, ma era socialismo suicida.
Sono passati vent’anni dalla tragedia Tienanmen. La foto del ragazzo che, solo ed inerme, sta davanti ai carri armati viene stampata e proposta come una bandiera del coraggio per la libertà. A me altera la visione della terrazza verde perché vedo che i fiori si muovono, cambiano e formano, avendo donato i loro colori come il Principe felice, i chiaroscuri e gli occhi ed il sorriso del volto di Giovanna Mezzogiorno che si innamora. Si perde la mente, ed io ricordo le cento copie di Die Welt als wille und vorstellungen, strappate ogni volta che leggevo che la volontà poteva emergere, nonostante la ragione. Ma diceva anche che l’amore ed il desiderio sono suicidio e so perché: Schopenhauer odiava le donne. Negare la realtà umana delle donne come Paolo di Tarso è pensiero negativo; la negazione «non è buona, la donna è il male» è il non vero, che non è bugia perché dice della realtà mentale e non del corpo percepibile. La coscienza pensa il falso, ciò che non è, perché trae la sua violenza dall’anaffettività della mente senza coscienza.
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