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di Massimo Fagioli Venerdì 16 gennaio presi un euro e comperai Liberazione. A casa gettai un veloce sguardo sui titoli degli articoli. Più tardi, il braccio condusse la mano a riprenderlo e lo sfogliai con calma come se volessi avere una visione d’insieme di tutte le pagine. Ora so che il movimento del braccio, della mano e, prima, della mente era nato per una sensazione indeterminata ed ora ho la certezza che la parola è: diversa. La visione dà una impressione diversa da quelle vissute l’anno passato ed io penso che, oltre ciò che si percepisce, c’è un latente cui do il termine di immagine: una immagine invisibile. Ma è un invisibile strano perché, chiedendo, tanti mi hanno risposto “è vero sono pagine diverse da prima”. Osservo con più attenzione e noto che gli articoli sono avvicinati l’uno all’altro con un ordine che mi fa immaginare una composizione geometrica regolare. E poi, oltre, c’è una sensazione, che non può essere definita da un concetto, in cui le parole sono fantasia che non distingue i fiocchi di neve, la sabbia, la grandine, lo sterco di un milione di storni che, cessato il vento, si depositano a terra facendo un tappeto. E così le parole vengono, balbettando, per dire della sensazione che non riesce a diventare conoscenza perché non ha pensiero concettuale che la possa far entrare nel regno della sapienza. Cadono nel niente della parola soggettività, i termini come: tranquillità, calma... uniformità, ordine, ed un realismo nel rapporto con le cose che, stranamente, mi dà l’impressione di essere astratto; e poi ancora... forse è indifferenza, una pace che... se fosse anaffettività? Guardo con cura la pagina centrale e, con attenzione, leggo Mario Tronti. è un articolo intelligente, molto serio; dice della morte della politica con Obama presidente di tutti e… di tutto il mondo: “L’incipit: giovani e vecchi, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d’America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili. Siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d’America... Il Novecento ha visto fenomeni analoghi. Ma, secondo me, c’è una differenza... la socializzazione delle masse, si fondava su idee forti. Così la massa si faceva soggetto... Obama rappresenta tutti. Accanto leggo “Obama come Veltroni... entrambi rappresentano non più la razza o la classe, ma un popolo indistinto privo di una sua soggettività”. Per molte ore rimasi perplesso e pensai alla richiesta di cura, attraverso il setting ed il transfert e l’interpretazione dei sogni, di un gruppo... molto numeroso che si formava, con persone diverse, quattro volte alla settimana. Ed ora le due parole antiche, Analisi collettiva, mi portano le parole massa... di persone e sorge, nella mente, il ricordo del Messaggero del 9 novembre 1977 in cui un giornalista, dal nome Vaccari, disse “straordinario transfert collettivo”. Così la parola transfert trasformata dall’altra, collettivo, che sembra un aggettivo, si abbraccia e si confonde con le parole di Tronti. Rileggo “popolo indistinto privo di una sua soggettività” e ricordo che la parola transfert non ha la sua «cosa». Non c’è stata mai, nell’Analisi collettiva, la stupidità freudiana di dire che il paziente trasferisce sull’analista le figure dei genitori. Evidenziando le immagini nascoste, entrare nello spazio dello studio è porsi nell’immagine del setting, in cui il rapporto interumano diventa diverso dalle relazioni sociali perché comportamento e coscienza vengono messi tra parentesi, per una indifferenza realizzata nella separazione dalla società con una fantasia di sparizione. Queste furono fin dall’inizio, le parole di una teoria che aveva compreso la nascita, nell’essere umano, del pensiero. Ma, certamente, all’inizio, la separazione dal sociale per fare la seduta di psicoterapia accadeva con la pulsione di annullamento senza fantasia. Il gruppo che si costituiva portava infatti, l’esperienza del ’68. La conseguenza fu che il rapporto, con comportamento e coscienza messo tra parentesi, era di odio che traeva la sua forza dall’anaffettività dovuta all’annullamento del sociale. E le parole, che dicevano del rapporto di coloro che avevano chiesto l’interpretazione dei sogni e la cura della mente con lo psichiatra che rispondeva, sono: transfert negativo. E così fu per molti anni. Ma se lo spazio è fatto da me, il setting, in quanto rapporto interumano detto transfert, è creato ogni giorno da una massa di persone... priva di soggettività? Ricordo anche che passate le cinque ore della seduta di psicoterapia ognuno, uscendo dallo spazio dello studio, riprende il suo nome e l’identità sociale. La sparizione di essa entrando nello studio, che era assenza, ora non è mancanza di soggettività.
Siamo a fine gennaio 2009 ed io attendo che vengano, nella mano, le parole che raccontano il movimento invisibile che ha trasformato il transfert negativo in una capacità di immaginare. La descrizione, con la voce, delle immagini che sorgono nella mente del sonno, hanno un movimento perché sono pensiero e non ricordo cosciente. La risposta dello psichiatra trasforma le parole udite in conoscenza del linguaggio silenzioso delle immagini oniriche. Quando ascolta la voce altrui in silenzio, è come se ricreasse il tempo che passa tra l’esistenza della luce che è stimolo luminoso per la rètina, ed il respiro. è un tempo misurabile in 30-45 secondi. Allora, guardando l’invisibile, possiamo pensare e vedere che tra pulsione di annullamento e formazione del pensiero come immagine non c’è il tempo; il termine è simultaneamente, perché entrambe sorgono dalla realtà biologica per fare la fantasia di sparizione. Per la voce umana, invece, c’è un poi; ovvero, dopo che è stata attivata la sostanza cerebrale il suono esce dalla gola e non è belato di pecora né ululato di lupo, perché poi si trasforma in linguaggio articolato. Così, ora, si può “vedere” che con la nascita del pensiero, inizia il tempo dell’essere umano che finisce quando cessa l’attività cerebrale ed il pensiero scompare. Poi, mentre il corpo si sviluppa, la mente ha un movimento continuo che ha il nome di trasformazione. Ed il pensiero verbale che diventa parola dice: fantasia di sparizione verso proprie realtà interiori.
Così ho cercato di dire cosa accade di invisibile nella seduta di psicoterapia di gruppo, quando non c’è identità... di appartenenza. Ma ora è importante ricordare la frase: ... dopo cinque ore ognuno riprende il suo nome e la sua identità sociale. Ed alcuni, negli ultimi quattro anni avranno, suppongo, letto Liberazione. Non so, invece, se l’hanno vista venerdì 16 gennaio; non so se, ad alcuni, che sono usciti dallo spazio della seduta di psicoterapia, è sorta la capacità di immaginare ed hanno ricordato il fallimento di Lotta Continua, nel gennaio 1981, mentre sembrò, nel 1978, che avesse accolto con democrazia alcune lettere che accennavano all’Analisi collettiva; poi ci furono ampie pagine che comunicavano la teoria. Ma anche allora sembrò che la divergenza fosse sulla sessualità e l’identità umana. Poi morì e non se ne seppe più nulla. Ora Liberazione... è cambiata?
Ero giunto a scrivere il quarto pezzo dell’articolo, quando mi rilassai sulla poltrona perché sentii l’esigenza di lasciar emergere memorie del passato. Pannella disse di essere interessato, insieme a Imma Battaglia, di continuare il dibattito su quale sia la realtà del pensiero umano senza coscienza. Grazie per il riconoscimento che non ho ottenuto in 40 anni dalla sinistra radicale. Leggo nell’articolo “...la pratica della «non violenza» che trova terreno fertile nella teoria (la capacità di immaginare) e nella prassi dello psichiatra romano che ha svelato la “pulsione di annullamento” quale causa della malattia mentale per la caduta nell’anaffettività”. So che le palpebre si sono chiuse, ma vedo la piazza medievale di Fabriano dove camminavo nell’adolescenza. Immagini vaghe dicono in silenzio che, votando radicale, abbandonai i partigiani comunisti, fascino dei 10-14 anni. Avevo lasciato la guerra e trasformato la violenza giusta nella frustrazione che dà la scoperta della verità e l’interpretazione. Andai, per diventare psichiatra, all’Università di Pisa.
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