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Volto uguale e diverso Stampa E-mail

di Massimo Fagioli

Ho letto Liberazione di domenica 11 gennaio. L’ho sfogliato, l’ho piegato e l’ho messo da parte. Ma ben presto due parole comparvero nella mente e spinsero la mano a riaprire il giornale e vidi i due nomi: Freud e Foucault. La percezione delle lineette che componevano i termini verbali fu immediatamente annebbiata perché la coscienza si metteva da parte per lasciar vedere il ragazzino che correva per i campi fuggendo via dalle squadre fasciste. Poi tornò in città, e si mise ad osservare i movimenti del corpo degli esseri umani per sapere e capire cosa passasse nella mente di coloro che, improvvisamente, facevano cose strane dopo una vita condotta normalmente come gli altri. Frequentò l’ospedale e, certamente, si configurò come realtà di immagine, la parola malattia; vide anche la realtà del comportamento medico che verbalizzò nei termini: diagnosi e cura per la guarigione. Ed ora penso che, forse, nella mente senza ragione venne anche la parola possibilità: possibilità che la cura per la guarigione entrasse nel mondo misterioso delle malattie mentali. Fece allora medicina per specializzarsi in neuropsichiatria, anche se nessuno pensava che fosse possibile una cura per la guarigione. Aveva già visto che i medici  non si chiedevano mai quale potesse essere la realtà umana delle parole odio, desiderio, stolidità, fatuità, indifferenza, anaffettività. E venne la curiosità per quel nome udito nell’adolescenza dopo la guerra: Freud. Dicevano che “aveva scoperto l’inconscio” e verificai che, in effetti, aveva parlato ne L’interpretazione dei sogni, di contenuto manifesto e pensiero latente. Ma presto vidi parole, righe e pagine che mi lasciavano esterrefatto. Diceva infatti che il pensiero iniziava con il linguaggio verbale, ovvero per buon senso, a 2-3 anni e poi, con la scrittura a 7-8. E prima? Abbiamo un essere umano senza pensiero. Ed io rispondevo che, logicamente, un essere umano senza pensiero non è vivo, è un cadavere. Conseguentemente questo signore dice che il pensiero latente è soltanto il ricordo cosciente... dimenticato! Poi lessi che i sogni sono allucinazioni e rabbrividii. Se sono allucinazioni non esistono! E poi e poi... desiderio, bramosia, negazione, annullamento... esiste soltanto la rimozione! Ovvero lo spostamento di un oggetto materiale nello spazio. E così da orrore ad orrore e brividi di freddo lessi anche Binswanger e Foucault. Lessi Marx e Lenin, Schopenhauer e Nietzsche, Hegel e Schelling, Sartre, Heidegger ed altro ed altro ancora e compresi che il latente non era stato scoperto. Mi restava la speranza della prassi con i malati di mente che rivelavano cose che, nei normali, non si vedevano.

Mi immersi nel mondo oscuro del pensiero senza coscienza per studiare le immagini definite inconoscibili ed ho il ricordo cosciente che guardavo la parola  rimozione ed un enorme punto interrogativo compariva davanti agli occhi. So che quella rivolta mi fece capire, dopo aver letto Il feticismo, che lo scopritore dell’inconscio (?) pensava che la malattia mentale era lesione della materia cerebrale. Ed ora deduco, non essendoci ricordo cosciente, che elaborai le due parole spazio-tempo. Vidi che la parola rimozione era legata alla realtà materiale e forse, emerse la parola tempo che, dopo vari movimenti indefinibili, si posò sulla parola pulsione. Abbandonai la parola distruzione perché non rivelava il delirio che stava nella parola, pulsione di annullamento. Scoprii che le parole che indicavano una realtà invisibile, detta inconoscibile erano esistenza e non esistenza. E cercai di separare la parola distruzione dalla parola trasformazione. Chiesi alla parola apparenza di dirmi perché la modificazione che si ha, nella materia, quando una casa diventa un cumulo di macerie e polvere non può essere detta trasformazione. E vidi che il cambiamento della materia da una forma all’altra era legato alla spazio; la parola tempo si legava alla certezza dell’esistenza della realtà mentale che non era materia percepibile nella veglia, dai sensi della coscienza. Ora, pensando, vedo che per giungere alla parola pulsione che, fusa alla vitalità, fa il pensiero umano come capacità di immaginare, era necessario aver assimilato la scoperta di Einstein sull’energia, oltre la possibilità di conoscere la materia. E così ho pensato all’esistenza, nella mente umana, della pulsione che sorge dalla materia biologica e va verso l’esterno: ed è pulsione di annullamento che, alla nascita, è fantasia di sparizione perché è fusa alla vitalità.

Mi guardo allo specchio e, riconoscendo che è il mio volto, so con certezza che tutti gli esseri umani hanno “ugualmente” fronte, occhi, naso, bocca, gote e mento; so, per ricordi coscienti ovvero per averli visti, che esistono gialli, rosei, neri, nocciola, rossastri; ma so con certezza che non posso usare le parole “sono diversi”. Ed, insieme, accade il contrario; la fusione tra percezione e pensiero mi compone le parole: tutti gli esseri umani sono uguali, perché un rapporto profondo con la realtà umana dà la certezza di questa uguaglianza. Ma simultaneamente un sentire non razionale, come se non fosse della veglia e della coscienza, mi faceva vedere che, tanti volti sembravano uguali ma, in verità, erano diversi. Erano i volti degli esseri umani che chiamavano donne che si vestivano in modo diverso dagli uomini. Forse fu la parola apparenza che si trasformò nel verbo sembrare; e insieme mi dissero che c’era altro, negli esseri umani, che non era conoscenza per la percezione cosciente ed il pensiero della ragione; c’era altro oltre la figura di donna che faceva la differenza del corpo. Accettai, rassegnato, la “percezione delirante” che diceva: il volto di donna è uguale ma diverso. Guardai quello di un uomo e vidi che era soltanto uguale e fu l’indifferenza. Cercai, nello studio del latente dei sogni, quell’invisibile sconosciuto cui detti il nome di pulsione ed inconscio mare calmo. Ed ancora di più trovai le parole per dire di un oltre, al di là dell’altro indefinito ed indefinibile, che rendo conoscibile a coloro che riescono a percorrere la strada fatta dai sampietrini ovvero dalle lettere che sono la trasformazione della parola pulsione, in fantasia di sparizione e inconscio mare calmo e capacità di immaginare.

E Marco Pettini dice, ne Il sogno della farfalla uscito in questi giorni, quale può essere stato il percorso che mi ha portato a precisare, distinguendo la fantasia di sparizione dalla pulsione di annullamento, che la nascita umana non è malata, cattiva o perversa. All’inizio parlai di fantasia di sparizione ed è chiaro perché: parlavo della nascita quando emerge, dalla realtà biologica, il pensiero come capacità di immaginare; perché la pulsione, essendoci la vitalità, è fantasia di sparizione cioè indifferenza e non anaffettività. Le parole pulsione di annullamento emergono, tristemente, quando perduta la vitalità il pensiero che, forse, non si può chiamare pensiero, fa la separazione dagli altri con il vuoto e l’anaffettività “... faceva sparire se stesso”.

Ora è difficile vedere cosa nascondeva il confronto politico con il giornale Liberazione; difficile immaginare cosa sta accadendo in quella zona cui si dà il nome di sinistra. So che, per pensare alla realtà attuale è necessario studiare la storia passata. E tutti indicano di leggere la caduta del muro di Berlino. Ricordo il ’56, ma la memoria senza coscienza mi dice che l’ammirazione per gli eroi che avevano combattuto il nazifascismo era limitata dall’impressione indelebile che fece, a me piccolino, il patto comunismo-nazismo che aveva deciso la conquista e la spartizione della Polonia. La mano che scrive, ora, si è staccata dalla mente vigile e scrive: “Cara mamma, noi lontano da quella storia, stiamo bene. Un sogno ricorrente è quello di un grande mare in cui nuotano pesci, tartarughe, serpentelli innocui come le anguille. So che è l’unica possibilità di pensare la guarigione del gruppo psicotico di 40 anni fa. So che è l’immagine invisibile della nascita umana che si può pensare e conoscere soltanto con la figura del mare calmo, come quando si parla e si scrive utilizzando il linguaggio verbale imparato”.

 
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