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di Massimo Fagioli Oggi ricordo quando scrivevo che, per andare a partecipare alla seduta di psicoterapia di gruppo, camminavo talvolta su ponte Sisto e talvolta su ponte Garibaldi. Ora è come se vedessi un terzo ponte, ma è soltanto la linea curva che ho disegnato per fare lo schienale della sedia denominata isteria. Ed il pensiero è legato alla parola che dice: la linea è il tempo che unisce l’arco che va dalla fine del 2008 all’inizio del 2009, non è la materia dei ponti su cui poggiano i piedi. Ricordo il tempo atmosferico che fu molto turbolento con pioggia e temporali e neve; poi cerco di vedere un altro tempo ma non riesco, posso delinearlo soltanto se guardo il calendario. Allora cerco di ricordare la percezione delle duemila persone che, il 5 novembre 2004, accolsero Fausto Bertinotti a villa Piccolomini; ma il ricordo si annebbia perché compare l’immagine dell’Auditorium e dell’incontro con Bertinotti, di nuovo con duemila persone: era il 1 giugno 2007. Vedo la linea che fa un arco di due anni e sette mesi, ma non riesco ad immaginare il movimento del tempo. è diverso tutto, oltre il luogo ed il tempo misurato in anni e giorni, le voci, l’aspetto e l’espressione del volto delle persone, l’atmosfera impalpabile che si sente sulla pelle e sui visceri. E Fausto era emozionato e commosso ed alla fine, nel saluto, sembrava piangesse. è difficile comprendere. Erano stati rinnovati, a marzo ed aprile 2007, due miei antichi libri con una immagine di Amore e Psiche diversa dalle edizioni passate. Non c’era più una fanciulla caduta in un sonno simile alla morte, curata e salvata dal bacio di Cupido, potente dio dell’amore; l’immagine femminile era una bella donna adulta, che poneva una farfalla sul palmo della mano di un adolescente. La copertina era di un bel colore rosso brillante, ed io non riesco a comporre il pensiero che cerca di leggere il linguaggio delle immagini. Ma mi consolo pensando che la psicoterapia libera e gratuita di un gruppo senza controlli né regole né comandi, ha raggiunto un’identità che io trasformo nella parola guarigione dalla malattia mentale. Ed ora è difficile dire come un gruppo indefinito perché libero, che veniva visto e definito psicotico... e lo era! ovvero senza identità, abbia trovato l’immagine interiore che è l’Io della nascita.
Ed ora è come se le piccole linee contorte della scrittura si rilassassero ed estendendosi formano una linea curva che, muovendosi in due curve come la spina dorsale, tendono a fare la parola tempo. Ed io ricordo di aver trascurato, quasi dimenticato, il periodo segnato dai giorni il cui movimento ha svolto il passaggio dalla fine del 2008 all’inizio del 2009: i giorni, nel tempo, sono sempre più pieni di luce. Io, pigro al mattino perché mi lascio andare al piacere del sonno all’alba, ricevevo poi telefonate che dicevano che tanti e tanti giornali scrivevano Fagioli qua Fagioli là. E vennero temporali e bufere di neve e squarci di cielo azzurro; ho ricordato qualcosa la settimana scorsa... «cultura fagiolista». Io, come al solito, leggo altre parole che dicono “la ricerca sulla realtà mentale umana che si realizza al di là della veglia e della coscienza è per la sinistra e la prassi terapeutica dell’Analisi collettiva è una realizzazione di sinistra radicale perché crea, nella separazione dalla società andando nel privato, un rapporto in cui l’essere è l’identità umana senza ragione”. Non ci sono identità di appartenenza come le chiama Scalfari, che disse che l’originalità della realtà senza coscienza andava lasciata agli artisti ed ai rari geni. L’Analisi collettiva ha creato, in 34 anni, cinque ore al giorno in cui migliaia di giovani ed anziani vivono una realtà di essere originali e geniali. 20 ore alla settimana è una realtà collettiva in cui non ci sono distinzioni di censo, di reddito economico, di appartenenza a ideologie religiose né identità nazionali. Hanno avuto il coraggio e la genialità di far emergere il pensiero senza coscienza definito, da sempre, animale pazzo, cattiveria di Caino; ed hanno cercato di portare le immagini terrificanti che emergono nella mente durante il sonno, al pensiero verbale che dà la conoscenza.
Ma vennero anche momenti in cui, alzando gli occhi vedevo l’azzurro del cielo. Ma le parole scritte su Liberazione, grandi nel titolo Fantasia di sparizione e più piccole sotto Inconscio mare calmo e Narcisismo neonatale erano anche ampi raggi di sole perché indicavano che, nella nascita c’è la fantasia; quell’identità che, quasi sempre, viene addormentata dalla ragione lucida che provvede alla sopravvivenza con la soddisfazione dei bisogni. Ed è luce e calore perché è quella che vive, non il tutto e il contrario di tutto, ma la contraddizione che sta nella relazione uomo-donna, in cui l’identità, che ha superato la pubertà, fa sparire l’uguaglianza perché la mente senza coscienza è corpo che reagisce ad un altro corpo diverso e la fisiologia si muove verso un volto uguale al proprio ma sconosciuto, perché espressione della realtà interiore originale di ogni individuo. è soltanto quello il tempo in cui l’Es inconoscibile si rivela nel comportamento della veglia. Così, ora, la fantasia si trasforma in pensiero verbale e le parole compongono l’immagine invisibile delle sedute di psicoterapia di gruppo che, sconosciuta, chiama e chiede che lo psichiatra realizzi il suo narcisismo neonatale per poter “vedere” il senso latente delle immagini oniriche raccontate con la voce. E l’irrazionale dello psichiatra, dall’udito, “vede” il senso, lo trasforma in pensiero verbale e parla, dicendo ciò che non si percepisce.
Ho letto su Liberazione una pagina in cui viene riportata una mia intervista rilasciata a Paolo Izzo per Quaderni radicali (non sul Venerdì di Repubblica). Appare evidente, nel tono e nelle insinuazioni, che l’intenzione sia quella di rivelare quale orrore susciti la teoria che elaborai cinquanta e quaranta anni fa e sviluppata, poi, nella prassi dell’Analisi collettiva. Ricordo allora le parole di I. Dominijanni su il manifesto “Non è questione di contenuti, idee, opinioni, di questi nessuno si sognerebbe di mettere in questione l’assoluta libertà”... “dal punto di vista terapeutico il bilancio di quella esperienza spetta ovviamente a chi l’ha fatta e, viceversa, non spetta giudicarla a chi non l’ha fatta...”. E la signora, che non risulta essere psichiatra giudica, dicendo che non si può giudicare se non si è fatta l’esperienza, che il metodo produce danno perché... sarei Stalin!?! Però Grillini fa peggio! Dice che è scandaloso aver scoperto la pulsione umana che alla nascita è fantasia di sparizione, ed è annullamento nel soggetto che ha perduto la vitalità e la nascita ed è diventato anaffettivo. Poi diffama dicendo che “onestamente fa rabbrividire il solo pensare che un “paziente” abbia a che fare con un terapeuta che la pensa in questo modo”. Non dico di più: sono sereno perché Pannella dice, invece, che ha parlato, discusso con me cos’è la sessualità umana e vuole continuare il dibattito e la ricerca. Grazie Marco!
Su left, hanno fatto un elenco (piccolo!) di tutti gli insulti e diffamazioni che sono comparsi in queste settimane sui giornali. Ma ho sentito anche che, quasi tutti i “pazienti”, dicono di stare bene. Qualcuno, generoso, dice che è felice. Allora penso che, forse, sono grato anche a chi ha insultato, calunniato, mentito. Ormai i “pazienti” hanno aperto gli occhi e sanno distinguere il bene dal male, il “grano dal miglio”. Dove sta la violenza? Penso allora che sanno distinguere la realtà di Pannella da quella di Grillini: la differenza tra chi ha ricevuto una medaglia d’oro per aver pensato, studiato, cercato e chi, autonominatosi professore di psichiatria con cinquant’anni di pratica ed esperienza (?) giudica e condanna la prassi di psicoterapia di gruppo... senza averla mai vista. è una cosa nuova ed originale: una rivolta al pensiero di una cultura, sempre dipendente dalla religione e ragione. Forse non sarò più Stalin, né Menghele se si sa che ho trasformato il controtransfert in una gratitudine per le donne che, nella vita, sono entrate in crisi perché avevo scritto Istinto di morte e conoscenza.
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