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di Massimo Fagioli

Pioveva, pioveva ed io vedevo le infinite gocce che scivolavano silenziose lungo le ampie vetrate che mi circondano. Ogni tanto scrosci di pioggia forte facevano, battendo sulla lamiera che protegge la scrivania e i fogli, un rumore non definibile che muoveva la memoria di quando, in campagna durante la guerra, le contadine Maria, Margherita e Rosina battevano gli ulivi. Quei piccoli frutti, che a me sembravano grandi mandorle amare, cadevano in terra facendo un suono morbido che muoveva la memoria di anni prima quando, bambino, ricevevo i baci dalle cugine grandi che, poi, si allontanavano insieme al fidanzato. Ora, spesso, i gabbiani si gettano sul tetto di acciaio e sento un tonfo come se qualcuno si fosse suicidato, gettandosi nel vuoto. So che sono arrabbiati perché non c’è più il telo di plastica su cui sfogavano la loro aggressività distruggendolo e divorandolo con il loro grosso becco. Prima entrava nel pavimento, comparendo sotto la libreria, l’acqua che faceva una macchia che si ampliava fino a toccare i piedi di legno delle poltrone. Non so, ma ora ripenso alla grande piena del Tevere di due settimane fa; forse perché mi ha ricordato il 1966, quando ci fu la terribile alluvione a Firenze. Forse perché arrivarono ragazzi e ragazze, a migliaia, per salvare la storia e la cultura. Infatti venne il ’68 e la memoria non definita in un ricordo fa tornare il terribile rumore di un corpo che cade nel vuoto ed io vedo scorrere sul vetro della veranda rivoli di acqua sporca che, guardando meglio, appaiono di un brutto colore rosso mogano come quello del sangue rappreso che ha perso l’ossigeno. Penso: sono i gabbiani che, stupidi, si distruggono il corpo perché il mio cubo di vetro non ha più fessure da dove può entrare l’acqua sporca. Così protetto sento le voci che, con odio e con amore, mi dicono “sei un fottuto narcisista”. Non mi dispiace esser definito così perché so, da tempo, che la definizione di narcisismo data da Freud è stupida e violenta. Dice infatti “l’uomo nasce autoerotico e diventa immediatamente narcisista”; poi afferma che la schizofrenia è regressione al narcisismo neonatale con replezione di libido. Egli crede che la libido sia assenza di rapporto che, invece, è dovuta all’anaffettività. Non aveva capito la favola di Ovidio in cui Narciso fugge dal desiderio della donna; poi non riconosce se stesso e affoga nell’acqua. Non ha l’immagine della nascita che fa riconoscere, allo specchio, il proprio volto e se stessi. Tanto tempo fa avevo compreso quanto la fantasia di Ovidio ha scritto e, poi, ho pensato che il narcisismo neonatale è capacità di immaginare. Così il narcisismo che ricrea, nell’invisibile, la nascita e la fantasia è solitudine dentro il cubo di vetro, che è rapporto con gli altri perché scrivo. Ammorbidito dalla musica di Mozart, posso dire che ho anche la speranza-certezza che esiste un seno.
Così faccio argomentazioni che considero ovvietà non discutibili e logiche non contestabili. Se questa certezza non c’è, è necessario esaminare se i sensi fisici, la veglia e la coscienza hanno un normale funzionamento; altrimenti è d’obbligo valutare la parola malattia e, di fronte alla parola, cade ogni dialettica ed ogni discussione. Poi, al di là della certezza della medicina del corpo e della malattia, si può considerare il caso di un individuo che dice che Pechino è in Inghilterra. è opinione con cui si può e si deve discutere? O, al contrario, si deve pensare ad un difetto di rapporto con la realtà tale da ricordare, di nuovo, la parola malattia anche se non è un cattivo funzionamento della realtà biologica.
Ora vengono le parole che indicano le cose non percepibili: realtà mentale, storia, pensiero, cultura. Ma penso e vedo, nella diffusa oscurità della storia, un’altra parola che volle nominare la medicina della mente, ma nacque malata. Psichiatria accostò il termine di origine greca iatria alla psiche, ma disse che era medicina del corpo. L’illuminismo, con la coscienza e ragione, fu nell’impossibilità di pensare la mente umana e disse, con pensiero verbale dissociato, che la malattia della mente era malattia del corpo: lesione e cattivo funzionamento della sostanza cerebrale. Poi, negli anni 60, venne, nella cultura, il ciclone e, sull’onda del ’68, una frase scardinò la possibilità della ricerca: “La libertà è terapeutica” e varie piene di molti fiumi allagarono la mente dei pensatori e la malattia mentale da studiare, comprendere e curare, non fu più vista; anche essa fu libertà di cui tanti avevano diritto. Nessuno capì quanto era stato detto e scritto “non c’è malattia mentale perché tutti siamo malati, tutti hanno un inconscio cattivo; soltanto alcuni non riescono a controllarlo con la razionalità”.

Ora mi sembra di ricordare che ha ripreso a cadere la pioggia già, forse, da molti minuti. Ma non sono sicuro che sia una percezione esatta dei sensi fisici. Una paresi del collo mi impedisce di guardare i vetri perché ho il timore di vedere rivoli di sangue rappreso per carenza di ossigeno. Ricordo vagamente le righe lette nei giornali in cui veniva riferita l’opinione dei vescovi cattolici a proposito di realtà umana. Ed è una pioggia continua di quelli che scrivono tanti, tanti, tanti: no. No alla contraccezione, no alla fecondazione assistita, no ai rapporti sessuali protetti ...no, no,no. Ed io vedo le gocce che sembrano rivoli di acqua sporca, ma hanno il colore mogano del sangue rappreso. Non sono rifiuti. Vedo chiaramente, come la stragrande maggioranza di persone, che sono negazioni. Dicono che propongono un rapporto naturale, ma portano la realtà umana a livello animale per cui il fine di ogni rapporto sessuale deve essere la fecondazione per la procreazione. Non c’è nessuna ipotesi di un incontro uomo-donna come rapporto tra due identità umane diverse l’una dall’altra. Il rapporto uomo-natura in cui l’essere umano ha un movimento attivo, viene considerato soltanto se costruisce case, controlla gli argini dei fiumi, fabbrica vestiti. Non viene accettato il rapporto uomo-donna, in cui la mente umana limita la procreazione selvaggia che distrugge la donna e decima la prole con una alta mortalità infantile. Sono convinto, da sempre, che la religione pensa che la realtà umana è soltanto biologica: un annullamento della trasformazione della nascita.

Da tempo dico che si è creata, nella storia, una terribile alleanza tra religione e ragione anche se, quest’ultima, rivendica una identità separata dalla religione, perché ha abbandonato le immagini e ha realizzato il pensiero come concetto. Ma le immagini erano figure inventate dall’uomo che raccontava favole in stato di veglia e pensiero cosciente. Non erano immagini del pensiero senza coscienza. Non i filosofi, soltanto gli artisti erano riusciti a rappresentare e rendere visibile l’immagine inconscia non onirica. Ma, sempre, non furono compresi, né l’arte era stata verbalizzata. Ed ora penso e vedo che, nella negazione del pensiero senza coscienza, c’è la carenza di vitalità. E compare di nuovo, terribile, la parola anaffettività. Carenza di vitalità è anaffettività. Poi non c’è l’immagine umana diversa dall’identità della coscienza.

C’è stata l’assemblea per la nuova sinistra; l’ho vista sullo schermo televisivo. C’era molta gente ed è comparso un primo piano più volte. Era un volto di donna luminoso e, con la sua comparsa nella rétina, simultaneamente, scomparvero i ricordi della persona vista il 19 gennaio e il 21 luglio, negli incontri con Bertinotti. Se la fisionomia del volto era riconoscibile, in verità era un’immagine nuova. Penso e vedo la piena del Tevere che, fluendo calma, porta via rottami di legno di vecchi barconi. Non so cosa è accaduto da gennaio a dicembre 2008. Forse quella fantasia, che è immagine inconscia non onirica, che faceva dire al volto diverso dal mio “il mio volto è la tua immagine interiore”, è stata mandata nel mondo inconscio, da una percezione di una realtà di donna che è diventata diversa da prima. Ed io torno psichiatra che, poveramente, pensa: forse ha realizzato la nascita a gennaio, ora è libera ed autonoma e intelligente e studiosa... senza identificazione con gli altri, e parla.

 
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