Vorrei ringraziare Emanuele Santi per la bellissima e completa rubrica 'calcio mancino'; da tifoso di calcio, però, non posso non evidenziare che la foto sul n.33 di 'left' è di Giacomino Losi prima terzino, poi libero, ma sempre con il numero 2, e comunque bandiera della Roma anni '60 a cui spero dedicherà presto un suo articolo. Grazie, Luca.
Inserito da luca giorgini, il 08/31/2010 alle 19:46
L’Italia nel pallone.
“Vergogna!” gridò l’italiano al rientro dell’unica figura cui abbia mai deputato il ruolo di suo rappresentante all’estero, di depositario della propria fiducia nell’affermazione dell’immagine del paese, di mandatario della sua italianità migliore: il presidente del consiglio? Il presidente della repubblica? Ma no! Ovviamente stiamo parlando del commissario tecnico della nazionale. Vignette con le bare. Insulti. Rabbia. Frustrazione. Perché gli “Italians” possono sopportare tutto. Possono accettare che i nostri politici usino la cosa pubblica come il salotto di casa propria. Che il nostro primo ministro compia un abile zigzagare fra prescrizioni auto-indotte e condanne procrastinate. Che la conoscenza degli argomenti più sensibili per il futuro del paese sia condivisa con escort, trans e carabinieri corrotti. Che il nostro ministro delle finanze possa fare pressioni sull’Europa perché il debito pubblico italiano sia compensato dal credito privato. Che il futuro dei lavoratori sia affidato ad un referendum vigliacco orchestrato dagli stessi colossi finanziari responsabili della crisi. Che le nostre strade siano pattugliate dall’esercito come il Cile di Pinochet. Che in questura, o in autogrill, possano volare impuniti pugni o pallottole mortali per accusati in stato di fermo o tifosi in trasferta. Che lo stato più piccolo del mondo, nel cuore di Roma, possa orchestrare una campagna mediatica a difesa della pedofilia. Che il più grande partito di opposizione sieda sugli spalti, a guardare ed emettere un ruttino di tanto in tanto, avendo ingollato la sua parte di banchetto. Ma che la nazionale sia eliminata, e per giunta nel girone di qualificazione, no. Questo, signore e signori, è davvero troppo. Forse è vero: il calcio è un’ottima metafora della realtà culturale e sociale del nostro paese. Non potrebbe essere altrimenti. E non è mai stato vero come oggi. E allora, approfittando cinicamente della disinvoltura che in questo drammatico momento per la nazione intera mi è consentita dalla mia genetica distanza dal gioco del pallone, all’italiano io dico solo: “Bene. Adesso guarda in faccia la realtà”. Aspettavi il mese di giugno 2010 da mesi, per non dire da anni. Aspettavi il momento della riscossa. Perché quello sarebbe stato il momento. Il momento in cui avresti dimostrato a tutti, e soprattutto a te stesso, che sei il campione del mondo. Che è soprattutto quando le cose vanno male, che sai dare il meglio di te. Non è quel che è accaduto dopo ogni guerra? Non è quel che hanno fatto i tuoi padri, o i tuoi nonni, quando si nascondevano nel sottoscala pregando che la bomba non cadesse troppo vicino a loro, per poi uscire allo scoperto e ricostruire tutto quanto? Non è quel che hanno fatto i nostri emigranti, derisi, perseguitati, banditi, uccisi, e oggi spesso amati e rispettati in giro per il pianeta? Non è quello che abbiamo sempre fatto ovunque, noi, italiani, brava gente, costruendo strade e ponti, esportando automobili ineguagliabili, o assolvendo alla nostra missione planetaria di insegnare il gusto del palato come quello della vita? Lasciando sempre tutti a bocca aperta. Contro ogni aspettativa, contro ogni più rosea previsione. Il popolo dell’emergenza fatta regola, del caos che funziona. Erano mesi, erano anni che lo aspettavi: anche tu, ora, come tutti i grandi italiani della storia, avresti potuto tirare su la testa, e orgogliosamente dire: ebbene sì, io sono italiano. La mia bandiera può appassire ovunque, ma non allo stadio. Già. Peccato che le cose siano andate diversamente. E ora, devi guardare in faccia la realtà. Perché questo è oggi l’Italia. L’’immagine riflessa dallo specchio distorcente di un luna-park. Un immenso teatro dell’assurdo, che punta su un rilancio vacuo, falso, chimerico, ottundente le menti disposte a farsi stuprare in un’atmosfera gravata da un’ inappetente e ignava indolenza collettiva. È per questo, che profondamente e sinceramente io dico grazie. E non è una battuta. Grazie, Lippi. Grazie a tutta la nazionale italiana. Non era il vostro scopo, ma lo avete fatto per noi. Lo so, ne sono convinto. Da qualche parte, nel vostro inconscio, sapevate che perdere era il più grande regalo per il vostro paese. Perché quanto più foste andati avanti, tanto più avreste partecipato all’orgia della bugia collettiva. E forse, dopo aver tanto faticato per riscattarvi, quattro anni fa, dalla missione di capro espiatorio dell’italianità affidatavi dalla generosa nazione che vi ha partorito, non avete avuto più voglia di essere il migliore alibi vivente di una madre moribonda. Vi dico grazie perché se aveste vinto, se aveste ottenuto un risultato anche appena migliore di quel che è stato, avreste continuato ad essere lo strumento principe della pachidermica operazione di simulazione della realtà. Panem et circenses. L’immenso piano di marketing con cui i dirigenti del paese stanno ingannando la presunta fiducia della massa. Il grande trucco. L’enorme Matrice virtuale in cui ci illudiamo di muoverci, ogni giorno. Fra pixel di autentico design italico. Dimenticando che qualcuno prima o poi doveva spegnere l’interruttore, e far sì che aprissimo gli occhi. Paradossalmente, invece di chi è preposto a farlo, ci avete pensato voi. Grazie, per aver perso. Grazie, per averci ricordato quale sia la sola, semplice verità: l’Italia è prossima al collasso. E forse, invece di tirar calci a un pallone, è ora di tirarsi su le maniche. Tutti quanti.
Inserito da Francesco Troccoli, il 06/26/2010 alle 11:35
gentile Massimiliano, essendo io l'autrice del commento mi permetto di risponderti... come posso, come so. Tu scrivi 'Finché i tagli non produrranno effettivamente danni ai cittadini, non 'sanguineranno' minacciando davvero la coesione sociale, la politica continuerà quindi a farli...', questa per me è la risposta... credo che i danni siano già stati fatti ai cittadini, sono certa che conoscerai persone come quelle 23 famiglie che già sanguinano, che vedranno uscire i loro figli da scuola alle 12.30, e che la coesione sociale sia già stata 'disarticolata'... forse non mi sono fatta capire bene. Molti dei genitori che non hanno accettato la proposta delle 36 ore per tutti hanno motivato quel no in modo sentito, a volte teso. 'Vorrei, capisco l'eticità della proposta... ma non posso. Ho bisogno della certezza delle 40 ore...' in sintesi. Risposte che i genitori della proposta hanno condiviso e capito. Difficoltà reali. Quello che invece mi ha colpito sono alcuni, pochissimi, e più precisamente due no. Il primo è quello che a lui della democrazia non gliene frega un c..., così come della politica e il secondo è quello della falsa solidarietà. E' stato il disprezzo e la cecità affettiva contenuta in quelle risposte che mi ha colpito e che mi ha fatto capire come in realtà sanguiniamo da tempo e come da tempo la coesione sociale sia percepita come una roba da ricchi... Quei genitori, tutti vincitori delle 40 ore, non l'hanno pensato mai, neanche per un momento, come un atto di solidarietà. Hanno semplicemente ritenuto che fosse giusto. Solo giusto, strano è? Ma siccome non sono dei pazzi e e neanche sordi hanno ascoltato i timori legittimi degli insegnanti che dicevano loro 'così la Gelmini l'anno prossimo ce ne dà 34, e quello dopo 32... dovete difendere a tutti i costi le 40 ore' e si sono informati se tale 'distribuzione' del tempo e dell'organico (stesse ore+stessi insegnanti solo distribuiti diversamente) sarebbe giunta all'orecchio della Gelmini, quella che secondo te di fronte allo sfascio dovrebbe rendersi conto della brutta politica che fa... e smettere. Per scoprire che nulla sarebbe arrivato al ministero, che si tratta di un semplice aggiustamento interno in piena autonomia della scuola. La semplice decisione di usare in modo diverso le stesse risorse date dal ministero. La battaglia, mio caro, quei genitori l'hanno vinta, perché la maggioranza ha risposto sì alla proposta. La maggioranza voleva ridistribuire equamente le ore di scuola a tutti i bimbi. Ma l'hanno anche persa, perché serviva l'unanimità e perché 23 bambini non avranno modo di stare a scuola il tempo che gli è dovuto e che avrebbero voluto. E 46 genitori dovranno ammazzarsi per trovare soluzioni che non sono scuola. Scusami per l'impressione monolitica che ti ho dato... forse hai ragione ma quando si parla di scuola e di bambini sono appassionatamente di parte!
Inserito da ilaria bonaccorsi, il 06/24/2010 alle 15:53
Rispetto al commento del n. 24/2010, in cui si parla della scelta di alcuni genitori di regalare 4 ore di tempo pieno ai bambini che ne sono rimasti fuori per i tagli, ho sentimenti contrastanti. Da un lato, in quanto genitore, capisco l'importanza che il gesto di solidarietà avrebbe per me, se avessi bisogno del tempo pieno per i miei figli. Dall'altro, però, non posso dare torto all'obiezione che 'così si va dietro alla Gelmini e non si difende il tempo pieno': tutti i tagli rispetto a cui si trova il modo di lasciare i servizi invariati, o comunque di mettere toppe 'arrangiandosi' (e lavorando in un ente locale questa è per me materia quotidiana), risultano di fatto risparmi di spesa percepiti dalla politica, ma anche dai cittadini che non ne vedono l'effetto reale, come utili. Finché i tagli non produrranno effettivamente danni ai cittadini, non 'sanguineranno' minacciando davvero la coesione sociale, la politica continuerà quindi a farli - e sarebbe quasi stupido che non li facesse, dal momento che gli effetti negativi vengono tamponati dal basso e non si vedono più. Insomma, ho sentimenti contrastanti, e non mi è piaciuta l'impostazione 'monolitica' che invece il commento ha.
Inserito da Massimiliano, il 06/21/2010 alle 23:20
Nel quadro dei dolorosi tagli ai servizi che i cittadini italiani onesti dovranno subire, qualcuno ha chiesto a governatori, presidenti di provincia o sindaci o comunque a chi compete, quanto pensano di risparmiare sui contributi alle scuole private o cattoliche che dir si voglia? e quanto utilizzando di più e meglio gli ospedali pubblici invece delle care cliniche private?
Inserito da Saverio, il 06/02/2010 alle 15:38
Buon giorno ieri sera ho visto Draquila e colpita dalla chiarezza delle parole del vostro redattore Bonaccorsi stamattina ho comprato la rivista col cuore a sinistra. Prometteva bene, io non credo nella sinistra di oggi ma il cuore m'è rimasto lì.Ho trovato un'amara sorpresa. Io sono attrezzista precaria al Maggio Musicale Fiorentino, una della 14 fondazioni mangiasoldi, come indicato a chiare lettere nell'articolo 'Prova (di forza) d'orchestra'. Forse la mia ingenua e ostinata pretesa di trovare oggettività nel giornalismo mi aveva fatto sperare troppo. Io capisco che il giornalista in questione M.L. sia scandalizzato dalla condanna verso il suo collega Gasponi, percarità magari ingiusta, ma il vostro giornalista, come capita ormai a molti in questo paese scambia il suo mestiere di giornalista con quello di opinionista. Nel suo articolo mancano completamente i fatti, le famose w inglesi, come Gasponi, il suo collega non si è chiesto perché e come a Santa Cecilia! ci siano finiti degli orchestrali troppo, giovani, un motivo per cui le nostre orchestre stanno cedendo il passo ci sarà, io lo so il perché e non sono nemmeno giornalista.E il perché i signori coristi abbiano un numero così alto di indennità? io lo so il perché, perché la paga base di uno che campa cantando in un ente lirico sono 500 euro, e si fidi un secondo lavoro non lo possono fare. E le indennità per gli orchestrali?? Quella per quando cantano all'aperto, o per comprare un abito o uno strumento? Cosa abbietta e scandalosa sia per il vostro M.L. sia per il suo collega del giornale, questi signori si sono chiesti il perché?? Quando si va a fare i conti in tasca alla cultura io un po' più di chiarezza la vorrei e anche di informazione, in fondo questi signori sono pagati per questo o sbaglio? Io di lavoro preparo la scena per lo spettacolo, se facessi come loro sarebbe lecito che a metà lavoro lasciassi tutto come sta, solo che io verrei licenziata, a voi quando sbagliate non tocca la stessa sorte? Io capisco l'indignazione di M.L. però che è successo al suo collega, ma che lui capisca la mia quando si parla di enti lirici e li si associa a colui che li vuole chiudere, per favore, noi abbiamo lavorato e studiato una vita per essere dove siamo , io credo che il ministro Bondi non abbia fatto lo stesso, ma di questo non ne posso essere sicura, perché io non sono giornalista, per cui informatemi voi. cordialmente C.R.
Inserito da chiara rinaldi, il 05/17/2010 alle 08:55